la classifica e i dati Liguria


C’è un’Italia silenziosa che continua a donare, ma il modo in cui lo fa sta cambiando profondamente. Non si tratta solo di quantificare quanti soldi finiscono nelle casse delle associazioni o quante ore vengono dedicate al volontariato, ma di capire in quali condizioni sociali ed economiche nasce il gesto del dono.

È questa la chiave di lettura del 9° Rapporto nazionale “Noi Doniamo” 2026, realizzato dall’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione (Iid) e presentato giovedì 1° ottobre a Genova, nella Sala Trasparenza della Regione Liguria, in occasione dell’apertura del mese del dono e dell’avvio della Liguria come Capitale Italiana del Dono 2026.

L’evento, moderato dalla vicedirettrice di Rai Parlamento Annamaria Baccarelli, ha messo in luce una mappa complessa e dettagliata. Ne emerge una certezza: la sola ricchezza economica di un territorio non basta a spiegare dove e quanto si dona. All’aumentare delle disuguaglianze sociali, infatti, la solidarietà tende a crollare.

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Il posizionamento della Liguria: ottava in Italia per donazioni e settima per volontariato

In questo scenario nazionale, la Liguria si attesta in una posizione di centro-alta classifica. Nella graduatoria che analizza le 19 regioni italiane (escluso il Trentino-Alto Adige che fa storia a sé e si conferma primo in assoluto con il 23% di donatori complessivi), la Liguria occupa l’8° posto per le donazioni economiche e il settimo per la partecipazione al volontariato.

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Nel dettaglio dei dati Istat rielaborati dall’IID:

Donazioni di denaro: Il 12,5% dei residenti liguri sopra i 14 anni dichiara di aver versato denaro a un’associazione. Un valore superiore alla media nazionale (11,9%), guidata da Lombardia ed Emilia-Romagna a pari merito col 15,1% e dalla Valle d’Aosta col 15%.

Volontariato organizzato: Il 9,8% della popolazione ligure fa volontariato gratuito in associazioni. Anche in questo caso la regione supera la media italiana (9,2%), mentre in cima alla classifica si attesta il Veneto con il 14,1%.

Analizzando gli indicatori socio-economici territoriali della Liguria:

  • Reddito disponibile pro capite: 25.500 euro (contro i 23.160 euro della media nazionale).
  • Istruzione universitaria (terziaria 25-64 anni): 31,2% (superiore al 30,4% italiano).
  • Fiducia negli altri: Il 26,3% dei liguri ritiene che la maggior parte delle persone sia degna di fiducia (media nazionale al 22,5%).
  • Indice di Gini (disuguaglianza): Pari a 0,313, un valore superiore alla media nazionale (0,310) che evidenzia la presenza di marcate disparità economiche sul territorio.

La nuova geografia del dono: se cresce la disuguaglianza, la solidarietà crolla

Per la prima volta nella storia del Report, la propensione al dono è stata incrociata con quattro indicatori chiave dei territori: reddito pro capite, livello di istruzione, fiducia interpersonale e indice di Gini sulla disuguaglianza distributiva.

I risultati scientifici smentiscono i luoghi comuni. Il reddito incide, ma fino a un certo punto; le regioni più ricche mostrano maggiori donazioni in denaro, ma la correlazione è meno forte sul volontariato. C’è poi il freno della disuguaglianza, all’aumentare della disuguaglianza economica (indice di Gini alto), sia la donazione di denaro che l’impegno nel volontariato calano in modo drastico. La concentrazione della ricchezza logora la coesione sociale. Viene inoltre rilevato un rapporto tra istruzione e fiducia. Una popolazione con un’alta percentuale di laureati e con un elevato tasso di fiducia negli altri dona significativamente di più.

“Il dono è un gesto individuale che non nasce mai nel vuoto,” ha spiegato Marco Rasconi, presidente dell’Istituto italiano della donazione. “Si alimenta di relazioni, fiducia e condizioni sociali. L’analisi territoriale ci mostra che non conta solo quante risorse si possiedono, ma quanto le persone si sentano davvero parte di una comunità”. Gli fa eco Cinzia Di Stasio, direttrice dell’Iid: “Osservare come e dove si dona ci aiuta a leggere i territori attraverso il dono, mettendo a nudo la salute delle nostre comunità.”

La classifica delle regioni italiane

Giovani: meno portafoglio, più presenza. E quasi 1 su 4 fa volontariato

Uno dei capitoli più interessanti del Report riguarda la frattura generazionale. I giovani tra i 14 e i 34 anni hanno disponibilità economiche ridotte e rappresentano appena il 12,8% del totale dei donatori di denaro (i giovanissimi tra 14 e 19 anni sono solo l’1,2%).

Tuttavia, quando si parla di tempo, braccia e presenza sul campo, i giovani diventano la spina dorsale della solidarietà italiana. Costituiscono il 23,8% dei volontari totali nelle associazioni (praticamente 1 volontario su 4) e rappresentano il 24,6% dei volontari impegnati in associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace.

Secondo la rilevazione Eumetra, il 47% dei giovani (quasi 1 su 2) dichiara di essersi attivato dedicando risorse o tempo alla propria comunità locale, contro il 32% degli over 55.

Non c’è una minore propensione al bene, dunque, ma un modo diverso di viverlo: meno legato al versamento bancario e più orientato alla partecipazione diretta e alle cause territoriali.

Trasparenza, digitale e il record storico dei trapianti

Il donatore 2026 appare sempre più “mobile” e selettivo. Solo il 45% dei donatori continua a sostenere fedelmente la stessa organizzazione negli anni: la maggioranza sceglie in base alla causa specifica e non al blasone dell’ente. Quasi la metà degli italiani (il 47%) si informa autonomamente sulla trasparenza e sull’impatto reale dei progetti prima di donare.

Anche il Terzo Settore sta accelerando sul digitale: il 60% delle enti non profit usa canali online e il 43% fa già uso dell’Intelligenza Artificiale per le proprie attività di raccolta fondi (era il 25% l’anno precedente).

Un segnale importante arriva infine sul fronte del dono biologico. Per quello che riguarda i trapianti di organi il 2025 ha fatto registrare il record storico assoluto in Italia con 4.678 interventi. Ottimi risultati anche sulle donazioni di sangue e plasma con circa 3 milioni di donazioni di sangue con 1,66 milioni di donatori e 920 mila chili di plasma raccolti. Infine il midollo osseo, il registro italiano ha raggiunto la quota record di 525.682 iscritti.

Le voci delle istituzioni: “Liguria Capitale del Dono 2026”

Soddisfazione per la designazione della Liguria è stata espressa dai vertici regionali. In una nota congiunta, la vicepresidente di Regione Liguria Simona Ferro e l’assessore alla Sanità e Politiche Sociali Massimo Nicolò hanno evidenziato: “Il dono è un valore che tiene insieme le persone e rafforza le comunità. Essere stati scelti come Capitale Italiana del Dono 2026 valorizza il grande patrimonio di volontariato della nostra regione. Vogliamo che il 2026 sia un anno in cui il dono diventi una pratica quotidiana capace di generare fiducia e bene comune”.

I prossimi appuntamenti liguri targati #DonoDay2026 proseguiranno il 6 ottobre a Savona e il 13 e 14 ottobre a Genova, con la premiazione del contest nazionale #DonareMiDona e la presentazione dei focus di dettaglio sulla solidarietà nelle città liguri.

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