Tessile, domanda debole e aumento dei costi: lo studio di Allianz Trade


Le tensioni commerciali legate a guerre e dazi stanno ridisegnando le catene di fornitura del tessile, tra aumento dei costi di produzione, crescente pressione su margini e tempi di pagamento. Secondo Allianz Trade, che in occasione della Milano Fashion week 2026 ha deciso di analizzare il settore tessile e abbigliamento a livello globale e nazionale, il tessile si classifica nella categoria “sensitive risk”. Come precisa il leader mondiale dell’assicurazione dei crediti commerciali, a pesare sono soprattutto debolezza della domanda, forte competizione e aumento dei costi.  

Il settore dell’abbigliamento

Secondo lo studio di Allianz Trade, che integra i risultati del Sector Atlas 2026 globale con un approfondimento dedicato alla gestione finanziaria della filiera in Italia, l’abbigliamento continua a essere una delle spese più facilmente rinviabili dalle famiglie, mentre inflazione, tassi d’interesse elevati e maggiore attenzione al rapporto qualità-prezzo stanno modificando i comportamenti d’acquisto in chiave di maggior selettività. Le imprese si trovano inoltre a operare in un contesto produttivo più oneroso. Nel tessile le materie prime rappresentano dal 70% all’85% dei costi operativi, e la crescente diffusione delle fibre sintetiche ha aumentato l’esposizione ai prezzi dell’energia e del petrolio.

Le tariffe e i tempi di produzione

L’inasprimento delle politiche tariffarie internazionali e il ritorno di misure protezionistiche stanno aumentando l’incertezza lungo tutta la catena del valore, rendendo più complessa la programmazione degli ordini e la gestione dei costi. Il problema principale è legato ai tempi di produzione del settore. Le collezioni vengono spesso pianificate e ordinate con sei/nove mesi di anticipo, costringendo produttori e distributori a definire prezzi e strategie commerciali senza conoscere quale sarà il quadro tariffario effettivo al momento della consegna dei prodotti. Questa incertezza rende più difficile difendere i margini (in primis per le aree di business lontane dal lusso) e aumenta il rischio operativo.

Il primato della Cina

Le nuove barriere commerciali, in particolare quelle introdotte dagli Usa nei confronti della Cina, hanno favorito una redistribuzione geografica della produzione verso Paesi del Sud-Est asiatico, senza tuttavia intaccare la dipendenza dalla Cina. Molti di questi Paesi continuano infatti a utilizzare tessuti, semilavorati, macchinari e capitali provenienti dal sistema produttivo cinese. L’Asia mantiene il proprio vantaggio competitivo: stanno aumentando i progetti di nearshoring, soprattutto verso Paesi più vicini ai mercati europei e nordamericani (produrre più vicino ai mercati di consumo consente di ridurre i tempi di consegna, migliorare la prevedibilità delle forniture e rispondere più rapidamente alle variazioni della domanda), ma questa strategia risulta complementare, e non sostitutiva, dell’Asia. Molte aziende stanno infatti adottando modelli ibridi, combinando una produzione di massa in Asia con attività più vicine ai mercati finali per le produzioni a maggiore valore aggiunto o che richiedono maggior rapidità.

Più pressione sui margini e sul capitale circolante

Come sottolinea Allianz Trade, la crescente incertezza commerciale abbia anche conseguenze finanziarie. Molte imprese stanno aumentando le scorte e mantenendo livelli di magazzino più elevati. Questo fenomeno accresce il fabbisogno di capitale circolante e può esercitare ulteriore pressione sulla liquidità aziendale. In un contesto di domanda debole e consumatori più prudenti, infatti, il rischio è quello di accumulare stock che poi devono essere smaltiti attraverso sconti e promozioni, con effetti negativi sulla redditività. Per questo motivo Allianz Trade individua nella pianificazione avanzata e nell’utilizzo dell’AI per la previsione della domanda uno dei fattori chiave per mitigare l’impatto delle tensioni commerciali e preservare i margini, sotto pressione soprattutto per il non-lusso, che ha meno spazio per scaricare gli aumenti dei costi sui consumatori finali.

“La pressione sui margini non deriva soltanto dall’aumento dei costi, ma anche dall’allungamento del ciclo finanziario”, spiega Andrea Resteghini, credit underwriter di Allianz Trade. “Scorte più elevate significano infatti maggiore assorbimento di capitale circolante in una fase in cui la domanda resta debole e imprevedibile. Per molte aziende della filiera tessile e moda, la sfida non è produrre di più, ma produrre meglio, mantenendo un corretto equilibrio tra disponibilità di prodotto, liquidità e redditività”, ha aggiunto.

Italia aumentano le insolvenze del 19%

In Italia, il tessile-abbigliamento mantiene un ruolo di primo piano nel manifatturiero nazionale. Nel 2025 il settore ha registrato un fatturato di 58,39 miliardi di euro, conta oltre 37.000 imprese e impiega circa 372.000 addetti (circa il 9,5% della forza lavoro del manifatturiero). L’export continua a rappresentare uno dei principali punti di forza, con quasi 37 miliardi di euro di vendite all’estero e una propensione all’export superiore al 63%. La domanda internazionale rallenta, il mercato del lusso mostra segnali di minore dinamismo e cresce la concorrenza esercitata dalle piattaforme digitali a basso costo, dall’ultra-fast fashion e dal mercato dell’usato. I consumatori acquistano meno frequentemente e premiano sempre più qualità, durata e sostenibilità dei prodotti.

Allianz Trade ha rilevato anche un aumento del fabbisogno di capitale circolante e una maggiore difficoltà nel trasformare rapidamente il fatturato in liquidità. Nel 2025 le insolvenze del comparto sono aumentate in Italia del 19%, mentre cresce sia il numero sia l’importo dei sinistri.

I tessuti tecnici e industriali

Non mancano tuttavia le opportunità. Le prospettive più favorevoli riguardano tessuti tecnici e industriali destinati a settori come difesa, sanità, automotive e costruzioni, che presentano una domanda più stabile rispetto alla moda tradizionale. Parallelamente, sostenibilità, tracciabilità e circolarità stanno diventando fattori sempre più rilevanti per la competitività delle imprese e per l’accesso ai mercati. “In un contesto caratterizzato da consumi più selettivi e da una maggiore pressione competitiva, il fattore distintivo non sarà soltanto la qualità del prodotto, ma la capacità delle aziende di coniugare eccellenza manifatturiera e disciplina finanziaria. Per molte imprese della filiera tessile e moda, la gestione del rischio commerciale e del capitale circolante sarà uno degli elementi chiave per sostenere la crescita nei prossimi anni”, conclude Resteghini.


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