Giampaolo Rossi sta facendo il suo dovere di Amministratore Delegato in un quadro di crisi reputazionale gravissima per l’azienda che dirige. La tempesta-Ranucci si è abbattuta su viale Mazzini come l’uragano Katrina. E l’ombrello di cui dispone una Rai deprivata perfino della figura del Presidente, dato l’ostruzionismo delle opposizioni in Vigilanza, può bastare a malapena a evitare gli scrosci più violenti. Rossi ha contro il sindacato UsigRai, l’associazione degli autori, vari Comitati di redazione e tre membri del CdA.
Oltre a tutte le sfaccettature di quella consorteria di micropotere, piccole clientele e favoritismi (oggi si dice, grazie a Fulvio Abbate, “amichettismi”) che allignano all’ombra di Mamma Rai forse sin dai tempi del Carosello in bianco e nero. Ieri i membri ostruzionisti del Cda sono diventati struzzonisti. Stanno cioè facendo gli struzzi, con la testa sotto la sabbia per sforzarsi di non vedere, di non sapere, di non decidere. Le donne denunciano episodi di predazione sessuale? Loro non hanno sentito niente. Sessanta collaboratori di Report chiedono un passo di lato di Ranucci? A loro non risulta.
Il promemoria per gli struzzonisti
A noi del Riformista, che li abbiamo contattati continuamente, rispondono in coro: “Non so”. “Non sappiamo niente”. E ieri hanno anche precisato che in assenza di elementi che riconducono Report a influenze esterne, la rimozione di Ranucci sarà considerata un “atto politico ostile”. Per scongiurare questa preannunciata ostilità, ecco un promemoria del Riformista all’attenzione degli organi preposti. Per il Cda, che non sa mai niente. Per il Comitato per il Codice Etico. E perfino per la Vigilanza, che si finge morta ma è pur sempre, mancandone il rinnovo, vigente. Quattro vicende diverse per anno e materia fanno emergere un interrogativo ricorrente: attorno alle inchieste di Report, quanto sono rimasti distinti i ruoli pubblico-privato e gli interessi professionali a loro legati?
Il vino e l’autore
Nel caso del vino (2023-2024), tra i viticoltori indicati da Ranucci come esempio virtuoso compariva Piero Riccardi (Cantine Riccardi Reale), in passato autore di Report. Il legame ha riacceso le polemiche: il senatore Bergesio ha parlato di “commistione” in un’interrogazione, mentre il produttore Frescobaldi ha sostenuto che le sue dichiarazioni fossero state montate alterandone il senso. Nel caso Food for Profit (2024), il docufilm di Giulia Innocenzi, poi acquisito e trasmesso da Report, è stato realizzato in autonomia con un budget di 350mila euro da finanziamenti privati. Tra i sostenitori figurava l’imprenditore olandese Michiel Van Deursen (con 5mila euro), investitore nel cibo vegetale, oltre a una raccolta GoFundMe intestata a Innocenzi che ha superato i 78mila euro. Anche qui non sono mancate polemiche e interrogazioni.
Nel caso del Cantiere Vittoria di Adria, l’inchiesta si è appoggiata su Francescomaria Tuccillo, AD uscente e in aperto scontro con la proprietà, e sulla compagna Valentina Cristanini. La presenza della troupe al ritrovamento di due mitragliatori nei magazzini e la visibilità data alla Cristanini S.p.A. hanno scatenato le reazioni del proprietario Roberto Cavazzana, che ha presentato querele parlando di un’operazione mediatica mirata a danneggiare il cantiere nel mezzo di una delicata ristrutturazione.
I diamanti flop
Un caso particolare è però l’inchiesta sui “diamanti da investimento” (2016, gestione pre-Ranucci ma rilanciata ampiamente dopo) che coincise, nelle tempistiche, con un’intensa campagna comunicativa di Federpreziosi, i gioiellieri “concorrenti” del settore finito sotto accusa. A realizzarla fu proprio lo stesso Emanuele Bellano che lavorò al servizio sul vino citato sopra. Uno dei bersagli, Claudio Giacobazzi, si tolse la vita nel 2018, sempre proclamandosi innocente. Una vita spezzata per non aver retto all’uragano della tempesta mediatica piovutogli addosso. All’esito finale, sul piano strettamente penale la vicenda “truffa dei diamanti” si sgonfiò radicalmente anche con archiviazioni di merito che escludevano il reato, assoluzioni clamorose, prescrizioni. A colpire sono però i toni usati da alcuni protagonisti intervistati da Report e allo stesso tempo “concorrenti” delle vittime della trasmissione.
Davvero tanti i post di Federpreziosi che riconducevano alle puntate, con il direttore dell’associazione Steven Tranquilli, peraltro intervistato in una di esse, per non parlare di uno studio di mercato discusso a ridosso del lancio del programma. Facendo eco al nome di una propria campagna, un post di Federpreziosi ringraziava Report per aver reso “il diamante ancora più trasparente” (17 ottobre 2016), la puntata veniva definita “provvidenziale trasmissione” (29 maggio 2017). Marcello Manna, altro esperto intervistato dal programma, al momento del pronunciamento di AGCM parlava di clienti che sarebbero potuti tornare come una “pecorella smarrita” dal gioielliere (31 ottobre 2017) e la sezione salernitana dell’associazione metteva, esultando, nei suoi social (19-31 ottobre 2017) immagini delle proprie campagne a fianco di screenshot da Report.
Una recente interrogazione parlamentare relativa alla trasmissione, promossa da tre deputati FdI, chiede di far luce sul “ricorso a fonti non verificate e a metodologie d’indagine in potenziale contrasto con i doveri di accuratezza, imparzialità e continenza propri del servizio pubblico radiotelevisivo”. Il punto quindi è capire quanto, nel sistema Report, rapporti personali e interessi esterni siano stati tenuti separati con sufficiente nettezza dall’attività giornalistica. Ovviamente sempre con presunzione d’innocenza.
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Aldo Torchiaro
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