Dal Franchi alla tramvia, da San Salvi alle nuove “strade-giardino”: molti dei grandi progetti di Firenze hanno ormai un denominatore comune. Il 2029, proprio l’anno delle prossime elezioni comunali

 

C’è una data che torna sempre più spesso nei grandi progetti della Firenze di Sara Funaro: 2029. È l’anno in cui dovrebbero vedere la luce, o arrivare a compimento, opere e programmi destinati a cambiare la città. Una coincidenza temporale che diventa politicamente interessante quando si somma a una lunga sequenza di cronoprogrammi modificati, scadenze rinviate e annunci trasformati in nuovi annunci. Il problema non è che un’opera complessa possa richiedere anni. Il problema è la distanza tra la data promessa, la data programmata e la data effettiva di consegna. E soprattutto il rischio che nel 2029, alla vigilia del voto, molti progetti possano essere raccontati come risultati di mandato anche quando oggi sono ancora cantieri, progetti o semplici programmi.

Franchi: dal 2026 al 2029

Il caso più evidente è quello dello stadio Franchi. Il progetto presentato nel 2022 indicava la conclusione dei lavori entro il 2026. Oggi il cronoprogramma porta il completamento complessivo al 2029, con lo stadio completamente rinnovato previsto per l’inizio della stagione 2029/30. Non è una differenza marginale: sono anni. Nel frattempo sono intervenuti varianti, problemi tecnici, modifiche progettuali e nuove scansioni dei lavori. Tutte questioni che possono avere spiegazioni concrete. Ma che rendono ancora più importante una cosa: ricordare che cosa era stato detto prima. Perché il calendario amministrativo non può essere riscritto ogni volta insieme al comunicato stampa.

Tramvia e San Salvi: anche qui il traguardo è il 2029

La nuova linea tramviaria 3.2.2 Libertà-Campo di Marte-Rovezzano ha una conclusione programmata per il maggio 2029. I lavori sono partiti nel 2026 e il contratto prevede oltre mille giorni di lavori. Anche San Salvi guarda al 2029: il programma di rigenerazione prevede interventi su diversi padiglioni, housing sociale, studentato, coworking, servizi e attività culturali, con lavori previsti a partire dal 2028 e apertura entro il 2029.

Altri progetti

Poi ci sono gli altri interventi inseriti nella programmazione comunale, dalle infrastrutture alla mobilità, fino ai programmi di riqualificazione urbana. Tra questi rientrano anche il Piano Parcheggi Straordinario, con la realizzazione di strutture interrate e parcheggi scambiatori strategici, tra cui quelli di Porta Romana e del Cestello, e il Nodo AV con il Servizio Ferroviario Suburbano, legato all’attivazione della stazione AV Belfiore, alle stazioni di scambio Guidoni e Circondaria e al collegamento dedicato con Firenze Santa Maria Novella.

Tutti progetti importanti. Tutti necessari, in molti casi. Ma proprio per questo sarebbe utile che Palazzo Vecchio smettesse di considerarli soltanto attraverso la lente dell’annuncio e iniziasse a presentarli con cronoprogrammi leggibili, verificabili e aggiornati, indicando con chiarezza cosa è stato fatto, cosa è in corso e cosa è ancora soltanto sulla carta.

Dieci strade-giardino sulla carta, la motosega nella realtà

E ultimo, ma non ultimo, c’è il nuovo progetto delle dieci “strade-giardino”, due per ciascun quartiere, annunciato dall’amministrazione come una delle grandi strategie per rendere Firenze più verde e affrontare il caldo urbano, con il contributo scientifico di Stefano Mancuso. Sulla carta, l’incanto è perfetto: strade trasformate in corridoi verdi, più alberi, ombra, superfici drenanti e percorsi partecipati con i cittadini. Peccato che, almeno per ora, mancano ancora le strade. Non ci sono dieci cantieri. Non ci sono dieci progetti esecutivi pronti. E persino l’individuazione precisa delle vie è ancora parte del percorso annunciato. Il traguardo viene proiettato al 2029, quando dovrebbe essere completata la strategia. Anche qui, dunque, il futuro ha una data precisa. Il presente un po’ meno.

E c’è un altro dettaglio che stona. Nel presentare queste future oasi urbane non è mancato il riferimento alle possibili difficoltà legate ai vincoli e alle autorizzazioni della Soprintendenza. Una prudenza comprensibile, ma che rischia di trasformarsi nell’ennesimo alibi preventivo: se qualcosa rallenterà, sarà già pronto il responsabile. Nel frattempo, però, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Mentre si annunciano dieci future strade-giardino ancora da individuare, gli alberi che già oggi garantiscono ombra vengono abbattuti in diverse aree della città per lasciare spazio ai cantieri della tramvia.

Il contrasto è difficile da non vedere. La Firenze del futuro viene raccontata come fresca, verde, alberata e resiliente. La Firenze del presente, in alcuni cantieri, perde invece proprio quella vegetazione adulta che oggi offre ombra e mitigazione climatica. È qui che la narrazione rischia di diventare paradossale: si promettono alberi per il 2029 mentre si discute oggi di quelli che vengono sacrificati.

Sostenibilità e “Città dei 15 Minuti”: il futuro anche qui è sempre domani

Nel frattempo l’amministrazione continua a presentare altri tasselli della propria idea di città sostenibile e di “Città dei 15 Minuti”. Il Piano Verde Urbano dovrebbe rafforzare la piantumazione diffusa nei quartieri residenziali, mentre la Smart City Control Room dovrebbe completare entro il 2029 la piattaforma per la gestione del traffico e il monitoraggio ambientale. Anche in questo caso gli obiettivi potrebbero anche essere condivisibili. Una città più verde, servizi più vicini e una gestione più intelligente della mobilità sono esigenze reali, non slogan. Ma il punto resta lo stesso: tra un piano annunciato e un risultato concreto c’è di mezzo la capacità di indicare tempi, risorse, responsabilità e verifiche pubbliche. Perché la sostenibilità non può essere soltanto una parola da inserire nei comunicati, così come la “Città dei 15 Minuti” non può ridursi a una formula buona per ogni presentazione. Deve tradursi in alberi piantati e sopravvissuti, servizi effettivamente accessibili, trasporti funzionanti e dati misurabili. Altrimenti anche il verde, la tecnologia e la prossimità rischiano di diventare l’ennesima promessa con scadenza elettorale.

La memoria corta

Il punto è proprio questo: Palazzo Vecchio non dovrebbe contare sulla memoria corta dei fiorentini. Perché nel 2029 qualcuno potrebbe presentarsi agli elettori indicando il Franchi, le tramvie, San Salvi, le strade-giardino, i parcheggi, il nodo AV, il Piano Verde e la Smart City Control Room come la fotografia di una città finalmente trasformata. E sarà legittimo chiedere: quando erano stati promessi? Quali erano le scadenze iniziali? Quante sono state rispettate? Quante spostate? Quante opere saranno davvero finite e quante saranno ancora in corso?

Non è essere contro le opere. Al contrario. È chiedere che una grande città venga amministrata con cronoprogrammi, responsabilità e risultati, non con una successione infinita di date future. Perché il 2029 è ancora lontano. Ma le elezioni, quelle sì, hanno già una data. E sarebbe curioso se, proprio allora, i fiorentini ricordassero tutto meglio di quanto Palazzo Vecchio oggi sembra sperare.


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Roberto Vedovi

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