Mare vietato per un raggio di 50 metri dopo i valori fuori norma rilevati dall’Arpacal. L’associazione ricostruisce settimane di segnalazioni, contesta la gestione dell’emergenza e torna a chiedere interventi strutturali e bioattivazione
Il mare davanti al fosso consortile San Giovanni finisce sotto divieto di balneazione e sulla gestione dell’emergenza si apre un nuovo, durissimo scontro tra la Pro Loco di Nicotera e l’amministrazione comunale. Con un’ordinanza firmata il 25 agosto, il sindaco Giuseppe Marasco ha disposto lo stop temporaneo ai bagni nel tratto di via Lungomare antistante il fosso consortile, per un raggio di 50 metri, dopo che i campionamenti effettuati dall’Arpacal hanno fatto emergere valori microbiologici non conformi.
Il provvedimento resterà in vigore fino a quando l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria non comunicherà il rientro dei parametri nella norma. Una decisione che la Pro Loco definisce però l’esito di «un’emergenza ampiamente annunciata e inascoltata», tornando a puntare il dito contro il Comune e sostenendo che le criticità fossero state segnalate già nelle settimane precedenti.
I valori rilevati dall’Arpacal
Alla base dell’ordinanza c’è una comunicazione dell’Arpacal relativa ai campioni prelevati nel tratto di mare davanti al fosso consortile. I risultati riportati nell’atto comunale indicano una concentrazione di Escherichia coli pari a 3.784 MPN/100 ml e di enterococchi intestinali pari a 2.603 MPN/100 ml.
Sulla base di questi dati il Comune ha quindi dichiarato temporaneamente non idonea alla balneazione l’area interessata e affidando alla Polizia locale e agli altri organi competenti la vigilanza sul rispetto dell’ordinanza. Il provvedimento prevede inoltre l’apposizione degli avvisi e la trasmissione dell’atto, tra gli altri, a Prefettura, Guardia Costiera, Arpacal, Asp, Carabinieri e Polizia municipale.
La Pro Loco: «I nostri allarmi sono rimasti inascoltati»
La reazione della Pro Loco è particolarmente critica. L’associazione ricorda come, a suo giudizio, il mare di Nicotera fosse rimasto limpido e pulito tra giugno e la fine di luglio, mentre successivamente sarebbero cominciati gli sversamenti all’interno della foce del fosso San Giovanni, accompagnati dalle prime segnalazioni di cattivi odori e acqua sporca da parte di residenti e villeggianti.
Secondo la ricostruzione della Pro Loco, già all’inizio di agosto sarebbe stato lanciato attraverso la stampa locale un appello alla collaborazione tra istituzioni per affrontare il problema. Un appello che, sostiene l’associazione, non avrebbe ottenuto risposte adeguate.
Nella nota viene citato anche un precedente campionamento Arpacal del 28 luglio, effettuato all’interno della foce e non nel punto di balneazione oggetto dell’attuale ordinanza, dove secondo quanto riferito dalla Pro Loco sarebbe stato registrato un valore particolarmente elevato. Un dato che l’associazione richiama per sostenere che la criticità fosse già evidente prima del provvedimento adottato dal Comune.
Lo scontro sulla gestione del fosso
La Pro Loco attribuisce la situazione a un problema strutturale che interesserebbe la rete del lungomare e, in particolare, alla presenza di allacci fognari irregolari nelle condotte destinate alle acque meteoriche, che finirebbero per convogliare reflui nel fosso San Giovanni.
Secondo il direttivo, a monte sarebbero stati compiuti interventi importanti di manutenzione e pulizia dei torrenti da parte della Regione e del Consorzio di Bonifica, mentre sarebbe mancata un’azione altrettanto efficace nella parte terminale del sistema.
«Il silenzio del Comune ha di fatto disarmato il territorio di fronte a un problema prevedibile», sostiene la Pro Loco, che chiede ora interventi sui pozzetti del lungomare e la rimozione dei liquami che, secondo l’associazione, sarebbero presenti nel fosso in prossimità della foce.
Nella nota non manca inoltre una forte critica alla comunicazione politica adottata nelle scorse settimane. La Pro Loco richiama alcuni interventi sui social del sindaco e dell’assessore comunale all’Ambiente Antonio La Malfa, accusando l’amministrazione di avere risposto alle segnalazioni con toni polemici invece di affrontare nel merito le preoccupazioni espresse da cittadini e turisti.
La proposta della bioattivazione
Uno dei punti sui quali insiste maggiormente la Pro Loco riguarda la richiesta di ripetere il trattamento di bioattivazione sperimentato nell’estate 2025. L’associazione sostiene di avere proposto al Comune di riavviare anche quest’anno l’intervento, senza però ottenere le autorizzazioni necessarie.
A sostegno di questa tesi viene riportato il parere di Antonio Di Giacomo, titolare della Wet Stone srl, azienda produttrice dei bioattivatori utilizzati lo scorso anno. Secondo Di Giacomo, le sole barriere di sabbia realizzate alla foce potrebbero trattenere particelle e schiume più grossolane ma non sarebbero in grado di bloccare microrganismi patogeni come l’Escherichia coli.
Il tecnico sostiene invece che il trattamento realizzato nel 2025, con l’impiego di bioattivatori e il supporto degli operatori di Calabria Verde, avrebbe favorito lo sviluppo di microrganismi utili capaci di ridurre la sostanza organica e contrastare la proliferazione di patogeni. La Pro Loco rivendica quindi la validità della proposta avanzata anche per l’estate 2026 e contesta la mancata ripetizione dell’intervento.
L’ordinanza del Comune, dal canto suo, non entra nel merito delle cause della contaminazione né delle possibili soluzioni strutturali: prende atto esclusivamente dei risultati comunicati dall’Arpacal e dispone il divieto temporaneo di balneazione fino alla normalizzazione dei parametri.
Ed è proprio su ciò che è accaduto prima di arrivare a quel provvedimento che si concentra ora lo scontro. «L’ordinanza penalizza la stagione turistica, i commercianti e l’immagine di Nicotera», conclude la Pro Loco, annunciando che continuerà a chiedere «trasparenza e soluzioni definitive».
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