Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di peste suina africana in Catalogna, arriva un dato che potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella strategia di contenimento della malattia. Nell’ultima settimana, infatti, nessuno dei 302 campioni analizzati sui cinghiali presenti nella zona ad alto rischio è risultato positivo.

Si tratta del primo rilevamento completamente negativo dall’avvio del focolaio e, secondo le autorità catalane, è un elemento incoraggiante che rafforza la fiducia nell’efficacia delle misure adottate per contrastare la diffusione della malattia.

Il dato, tuttavia, non significa che l’emergenza sia terminata. Le autorità mantengono infatti invariata la strategia di eradicazione e confermano le restrizioni attualmente in vigore, in linea con la normativa europea e con le indicazioni degli esperti. La situazione viene quindi considerata in miglioramento, ma ancora sotto stretta osservazione.

Oltre 11 mila cinghiali analizzati dall’inizio del focolaio

Dal primo caso individuato il 28 novembre, il monitoraggio ha assunto dimensioni considerevoli. Complessivamente sono stati analizzati 11.331 cinghiali: 379 sono risultati positivi alla peste suina africana, mentre 10.952 hanno dato esito negativo.

L’assenza di nuovi positivi nell’ultima serie di 302 campioni rappresenta dunque un segnale particolarmente significativo. Non è ancora possibile, però, stabilire se si tratti dell’inizio di una fase di definitiva regressione del focolaio.

La peste suina africana, infatti, è una malattia altamente contagiosa che colpisce suini domestici e cinghiali e può avere conseguenze economiche molto pesanti sul settore suinicolo. Non si tratta di una malattia trasmissibile all’uomo, ma la sua diffusione negli animali selvatici rende particolarmente complessa l’attività di contenimento.

Proprio per questo, le autorità catalane insistono sulla necessità di non abbassare la guardia.

La caccia ai cinghiali continua

Parallelamente alle attività di monitoraggio sanitario, prosegue senza sosta il piano per ridurre la presenza dei cinghiali nelle aree interessate dal focolaio.

Nell’ultima settimana sono stati catturati 333 cinghiali all’interno della zona infetta, che comprende sia l’area ad alto rischio sia quella a basso rischio. Le operazioni hanno coinvolto diversi soggetti: gli Agents Rurals, i Mossos d’Esquadra, le società di cacciatori, il Gruppo speciale di prevenzione degli incendi forestali, gli operatori di Tragsa e le squadre specializzate nel controllo faunistico.

Con le nuove catture, il totale degli animali catturati all’interno della zona infetta dall’inizio delle operazioni arriva a 10.727 cinghiali.

Un numero che testimonia la portata eccezionale del dispositivo messo in campo dalla Catalogna per cercare di interrompere la circolazione del virus nella popolazione selvatica.

Al di fuori dell’area sottoposta alle restrizioni più severe, il bilancio delle catture è altrettanto rilevante: dall’inizio dell’anno sono stati complessivamente catturati 26.587 cinghiali nel resto della Catalogna.

Trappole, recinzioni e controllo degli spostamenti

La strategia di contenimento non si limita alla ricerca degli animali infetti. Uno degli obiettivi principali è impedire che i cinghiali possano spostarsi liberamente dentro e fuori dalle zone sottoposte a restrizioni.

Per aumentare la capacità di cattura nell’area ad alto rischio sono state installate 24 trappole e 94 “pig brigs”, strutture destinate alla cattura collettiva degli animali. A queste misure si aggiungono 353 recinzioni o chiusure realizzate per impedire l’ingresso o l’uscita dei cinghiali dalle aree sottoposte a controllo.

Il dispositivo interessa attualmente 19 municipi inseriti nella zona ad alto rischio, oltre all’enclave di Barcellona e agli accessi al Parco naturale di Collserola.

Tra i comuni interessati figurano Badia del Vallès, Barberà del Vallès, Cerdanyola del Vallès, El Papiol, Molins de Rei, Sant Feliu de Llobregat, Montcada i Reixac, Polinyà, Ripollet, Rubí, Sabadell, Sant Cugat del Vallès, Sant Quirze del Vallès, Santa Perpètua de Mogoda, Terrassa, Sant Just Desvern, Esplugues de Llobregat e Castellbisbal.

Si tratta di un territorio caratterizzato dalla forte presenza urbana e periurbana, dove il controllo della fauna selvatica presenta difficoltà operative particolari.

Oltre 800 persone impegnate nel dispositivo

La dimensione dell’operazione emerge anche dal numero di operatori coinvolti. Nell’ultima settimana il dispositivo ha potuto contare su 807 effettivi.

Di questi, 345 sono stati impegnati direttamente nelle attività operative, tra Agents Rurals, unità specializzate, droni, ADF, Mossos d’Esquadra, Tragsa, GEPIF e unità cinofile.

Altri 462 operatori sono stati invece destinati alle attività di ordine e sicurezza, con la partecipazione dei Mossos d’Esquadra, delle polizie locali, dei volontari della Protezione Civile e della Guardia Civil.

Un dispiegamento che conferma quanto la gestione dell’emergenza sia diventata un’operazione complessa, nella quale le attività veterinarie e faunistiche devono procedere insieme al controllo del territorio.

Un primo risultato, ma l’emergenza non è ancora finita

Il dato più importante della settimana resta dunque quello relativo ai 302 campioni tutti negativi nella zona ad alto rischio.

È un risultato che può alimentare l’ottimismo, ma sarebbe prematuro interpretarlo come la definitiva scomparsa del virus. Per arrivare a una conclusione di questo tipo sarà necessario osservare l’andamento epidemiologico nel tempo e verificare che l’assenza di nuovi casi venga confermata da ulteriori campagne di monitoraggio.

Per questo le autorità hanno deciso di mantenere inalterate le restrizioni.

La popolazione è chiamata a rispettare le limitazioni all’accesso alle aree naturali interessate, seguire la segnaletica e attenersi ai controlli predisposti. Viene inoltre raccomandato di non alimentare i cinghiali e di depositare i rifiuti esclusivamente negli appositi contenitori chiusi, evitando così di creare condizioni favorevoli alla presenza e agli spostamenti degli animali.

Particolare attenzione viene chiesta anche in caso di ritrovamento di cinghiali morti o apparentemente malati: in queste circostanze è necessario contattare il numero di emergenza 112, evitando di avvicinarsi o toccare l’animale.

La collaborazione della popolazione viene quindi considerata una componente essenziale della strategia di contenimento.

La Catalogna guarda alla prossima fase

La settimana si chiude così con un elemento nuovo rispetto ai mesi precedenti: per la prima volta dall’inizio del focolaio, la sorveglianza nella zona ad alto rischio non ha rilevato alcun nuovo positivo nei campioni analizzati.

È un segnale incoraggiante, soprattutto considerando l’elevato numero di animali già sottoposti a controllo e l’intensità delle operazioni condotte sul territorio.

Ma la partita resta aperta. Il virus non può essere considerato sconfitto sulla base di una sola settimana di risultati negativi. Le prossime campagne di campionamento saranno decisive per capire se l’andamento registrato rappresenti realmente una svolta epidemiologica oppure soltanto una fase temporanea.

Per il momento, dunque, la linea delle autorità catalane rimane prudente: proseguire con le catture, mantenere le misure di biosicurezza, controllare gli accessi alle aree interessate e continuare il monitoraggio sanitario.

Il primo dato completamente negativo nella zona ad alto rischio offre una ragione concreta per guardare con maggiore fiducia all’evoluzione del focolaio. Ma, proprio perché l’obiettivo dichiarato resta l’eradicazione della peste suina africana, la parola d’ordine continua a essere una sola: prudenza.

La battaglia contro il virus, almeno per ora, non è ancora conclusa.


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