Jensen Huang è sul palco del Computex, la fiera tecnologica più importante dell’Asia, davanti a migliaia di persone. Indossa, come sempre, la sua giacca di pelle nera. Sul palco, accanto a lui, c’è qualcosa che non si era mai visto prima a una presentazione di Nvidia.
Non un chip. Non un grafico con le performance di un modello. Non una slide piena di zeri e miliardi di dollari.
Huang lo guarda, poi guarda il pubblico. “Sei piedi”, dice. “Centocinquanta libbre. Proprio come me.” Una pausa. Un sorriso. Il pubblico capisce che sta dicendo sul serio, e che quello che sta per succedere non è una dimostrazione di laboratorio, ma l’annuncio di qualcosa che cambierà il modo in cui pensiamo alla robotica.
Il robot si chiama Isaac GR00T. E a differenza di tutti i robot umanoidi presentati finora, questo non appartiene al futuro. È qui. Ha un prezzo. E dalle prossime settimane inizierà ad arrivare nelle università di tutto il mondo.
Un robot con tre genitori
Quello che Nvidia ha presentato a Taipei è una storia di collaborazione tra tre aziende di tre paesi diversi, e vale la pena raccontarla, perché dice molto su come sta diventando la catena del valore della robotica globale.
Il sistema combina il robot umanoide H2 Plus di Unitree (un’azienda cinese con sede ad Hangzhou) con le mani tattili a cinque dita Wave di Sharpa, startup singaporiana, e con il chip Jetson Thor di Nvidia, che include la GPU Blackwell di ultima generazione per le capacità di intelligenza artificiale a bordo del robot.
Il corpo è cinese. Le mani sono singaporiane. Il cervello è americano. E insieme formano quello che Nvidia ha chiamato il primo “robot umanoide di riferimento aperto”, una sorta di standard condiviso che chiunque può usare come base per sviluppare la propria ricerca.
Il robot umanoide pesa circa 150 libbre e presenta 31 gradi di libertà nel corpo, garantendo movimenti simili a quelli umani e permettendo test in ambienti reali. Trentuno gradi di libertà: in pratica, il numero di articolazioni indipendenti che il robot può controllare. Per confronto, il corpo umano ne ha circa 244, ma la maggior parte delle operazioni utili ne richiede una frazione. Trentuno è abbastanza per camminare, chinarsi, raccogliere oggetti, interagire con l’ambiente.
Ma è sulle mani che vale la pena fermarsi.
Le mani: il vero salto
Se c’è un punto in cui la robotica umanoide ha faticato più di ogni altro, è quello. Non le gambe. Non il bilanciamento. Non la visione artificiale. Le mani. Costruire una mano meccanica che funzioni davvero, che sappia prendere un uovo senza romperlo, aprire una bottiglia, digitare su una tastiera, passare un oggetto da un dito all’altro, è uno dei problemi ingegneristici più difficili che esistano. La mano umana ha 27 ossa, 29 articolazioni, oltre cento legamenti, migliaia di recettori tattili distribuiti in modo non uniforme sulla pelle. Replicarla è una sfida che la robotica insegue da decenni.
Le mani Wave di Sharpa offrono 22 gradi di libertà per mano, portando il robot a 75 gradi di libertà totali tra corpo e mani, e consentono una manipolazione precisa su scala umana. Ogni punta delle dita è dotata di un Digital Tactile Array ad alta risoluzione con oltre 1.000 pixel per punta e una sensibilità alla pressione di 0,02 Newton, pari a circa due grammi di forza, capace di supportare compiti complessi come la rotazione di oggetti in mano e operazioni bimanuale.
Due grammi di forza. Per capire cosa significa: è la pressione esercitata da una singola banconota posata su un tavolo. Le dita di Isaac GR00T la sentono.
Questo non è un dettaglio tecnico minore. È la differenza tra un robot che può spostare casse in un magazzino e un robot che può assistere un chirurgo, preparare un pasto, o aiutare una persona anziana a sbottonarsi la camicia. La sensibilità tattile è il confine tra la macchina industriale e qualcosa che potremmo davvero chiamare “assistente umanoide”.
A gennaio 2026, al CES di Las Vegas, il robot North di Sharpa aveva già giocato a ping pong in modo completamente autonomo contro avversari umani. Non era una dimostrazione di forza. Era una dimostrazione di precisione e di tempismo. Per rispondere a un colpo di ping pong devi calcolare traiettoria, velocità, posizione del rimbalzo e posizione delle proprie braccia in meno di mezzo secondo. È uno dei task motori più complessi che esistano. North lo faceva da solo, senza istruzioni.
Il cervello: Jetson Thor e il software aperto
Il corpo e le mani sono solo metà dell’equazione. L’altra metà è quello che succede dentro.
Il computer di bordo è il Jetson AGX Thor T5000 di Nvidia, che presenta l’architettura Blackwell, un processore Arm, 128 GB di memoria unificata e un range di potenza configurabile. In pratica, Isaac GR00T porta sul suo corpo più potenza di calcolo di quanta ne avessero i supercomputer universitari dieci anni fa.
Ma la parte più interessante non è il chip. È il software.
La piattaforma è strettamente integrata con l’ecosistema software Isaac GR00T di Nvidia, che copre raccolta dati, simulazione, addestramento, valutazione e distribuzione. I ricercatori possono usare Isaac Teleop per raccogliere dati dimostrativi, Isaac Sim e Isaac Lab per addestramento e test virtuali, e Isaac ROS come middleware per distribuire le politiche addestrate sui robot fisici.
Tradotto: i ricercatori possono addestrare il robot in simulazione (farglielo fare migliaia di volte in un ambiente virtuale) e poi trasferire quello che ha imparato al robot fisico. È lo stesso principio che ha reso i modelli linguistici così potenti: addestramento massivo su grandi quantità di dati, poi applicazione nel mondo reale.
E la parola chiave è “aperto”. Nvidia ha sottolineato che il design è aperto, senza un robot fisico presente all’annuncio, e che Isaac GR00T serve come fondazione aperta per lo sviluppo umanoide. Chiunque può prendere questa piattaforma, modificarla, migliorarla, condividere i risultati. Come Linux per i sistemi operativi, o Android per i telefoni: una base comune su cui costruire qualcosa di diverso.
Chi lo sta già usando
Non è un prototipo che vedremo tra cinque anni. È qualcosa che sta arrivando adesso, nelle mani di chi può farne più uso.
Istituzioni di ricerca di primo piano (tra cui Ai2, ETH Zurigo, lo Stanford Robotics Center e l’Advanced Robotics and Controls Laboratory dell’UC San Diego) utilizzeranno il design di riferimento per avanzare nella ricerca robotica umanoide di frontiera.
Lo Stanford Robotics Center. L’ETH Zurigo. Due delle istituzioni di ricerca più importanti del mondo in robotica e ingegneria. Il fatto che stiano già adottando questa piattaforma non è un endorsement simbolico: significa che i ricercatori che formeranno la prossima generazione di ingegneri robotici costruiranno le loro conoscenze su Isaac GR00T. Significa che gli algoritmi e i dati che produrranno saranno compatibili con questa architettura. Significa che Nvidia non sta solo vendendo un robot, sta definendo lo standard su cui si costruirà la robotica umanoide dei prossimi anni.
Steve Cousins, direttore esecutivo dello Stanford Robotics Center, ha dichiarato: “La robotica avanza più velocemente quando i ricercatori possono costruire su piattaforme aperte, condividere codice e testare idee su macchine reali.”
Il prezzo? Il modello Unitree H2 è listato sul sito dell’azienda a 29.900 dollari. Meno di una berlina tedesca di fascia media. Per un robot umanoide con mani tattili ultra-precise e il chip AI più potente mai montato su una macchina di questa taglia, è un numero che fa girare la testa.
Perché questa storia è diversa dalle altre
Se hai seguito le notizie sulla robotica negli ultimi anni, hai già sentito questa storia molte volte. Il robot umanoide che cambierà tutto. La demo impressionante. Le promesse sul futuro.
E poi il silenzio.
Boston Dynamics fa robot che saltano e fanno capriole dal 2013. Tesla ha Optimus dal 2021. Figure, 1X, Agility Robotics, Apptronik; decine di startup con robot umanoidi in sviluppo. Eppure nessuno di questi è ancora nella tua casa, nel tuo ufficio, nella tua vita.
Quello che Nvidia ha fatto adesso è diverso, non perché il robot sia più spettacolare degli altri, ma perché ha scelto una strategia completamente diversa. Invece di costruire un robot e cercare di venderlo, ha costruito una piattaforma e l’ha aperta. Invece di competere con le startup della robotica, le sta armando tutte con gli stessi strumenti. Invece di promettere un prodotto finito, sta distribuendo uno standard.
Jensen Huang ha detto: “I robot umanoidi porteranno l’AI fisica nelle industrie più grandi del mondo, aprendo un’opportunità economica da molti trilioni di dollari. L’NVIDIA Isaac GR00T Reference Humanoid Robot dà ai ricercatori un’unica piattaforma aperta per fare scoperte rivoluzionarie verso un’intelligenza fisica di uso generale.”
Un’opportunità economica da molti trilioni di dollari. Non è retorica da palcoscenico. È la stessa frase che Huang ha usato anni fa per descrivere il mercato dei chip AI, e in quel caso, bisogna ricordarlo aveva assolutamente ragione.
La domanda che nessuno si fa ancora
C’è una cosa che questa storia non dice, e che vale la pena nominare.
Il corpo del robot è prodotto da Unitree, un’azienda cinese. In un momento in cui la guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina è al suo apice, in cui i chip Nvidia sono soggetti a restrizioni all’export verso la Cina, in cui ogni componente tecnologico è diventato una pedina geopolitica, Nvidia ha scelto un’azienda cinese come partner principale per il robot che vuole distribuire nelle università americane ed europee.
È una scelta deliberata. Unitree è semplicemente la migliore al mondo nel suo segmento, e a quel prezzo non ha concorrenti. Il mercato non aspetta le geopolitiche, e la tecnologia non conosce confini. Gli analisti di Morgan Stanley si aspettano che le vendite di robot umanoidi in Cina superino le 28.000 unità nel 2026, rendendola potenzialmente il più grande mercato al mondo per questa tecnologia.
Ventottomila robot umanoidi. In un solo anno. In un solo paese. Quello non è un mercato di nicchia, è un’industria che sta esplodendo. E Nvidia, con Isaac GR00T, si è appena posizionata al centro di essa.
Un robot come me
Torno all’inizio. Al palco di Taipei. A Jensen Huang che guarda il robot e dice “proprio come me”. Era una battuta, ovviamente. Ma le migliori battute hanno sempre un fondo di verità.
I robot umanoidi sono stati progettati per somigliare a noi perché il mondo è stato costruito per noi. Le porte hanno maniglie fatte per mani umane. Le scale hanno alzate dimensionate per gambe umane. Gli strumenti hanno impugnature pensate per polsi umani. Se vuoi un robot che lavori nel mondo così com’è, senza ristrutturare fabbriche, uffici, ospedali, deve avere la stessa forma che abbiamo noi.
Isaac GR00T ha quella forma. Ha le mani. Ha gli occhi. Ha il cervello. E tra qualche anno, quando i ricercatori di Stanford e Zurigo avranno finito di addestrarlo, addestrato e riaddestrare, capiremo davvero cosa sa fare.
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