A Messina il sindaco è di tutti. Sud chiama nord vince su destra e sinistra. E i suoi detrattori ora dicono: aveva ragione


Messina, 1 giugno 2026 – Con la camicia bianca e il vestito blu, ma senza cravatta: è pur sempre il weekend. Alle nove del mattino, Calogero Leanza, giovane deputato regionale Pd, è già al centro del suo crocicchio di sostenitori al Ritrovo Trinacria, antico bar di via Maddalena. Siamo in pieno centro storico, a un isolato di distanza dal corso pedonale: il Ritrovo è il cuore della vita politica cittadina, fra le prime ’agorà’ di Messina, 213mila abitanti, tredicesima città metropolitana d’Italia. Il viaggio nel voto elettorale non può che iniziare da qui. Oltre a Leanza, ecco gli altri protagonisti di giornata: il senatore Giuseppe Naro, una vita nella Dc, poi Ccd, Cdu, quindi Udc; Giuseppe Picciolo, medico odontoiatra, già deputato regionale per il Patto per la Sicilia; poi avvocati, notai, professori.

Caffè ristretti e chiacchiere, granite, opinioni, qualche sfottò. Il ponte? Meglio chiarirlo subito: qui nessuno ne parla: per la città è totalmente indifferente. “Lo fanno? Non lo fanno? Ma io, a Reggio, chi c’haiu a ffari (che devo andarci a fare, ndr)?”. E fine della questione. Parliamo di cose serie. Che in questi giorni è chiaramente l’analisi del voto alle Comunali. Ma intanto si sono fatte le nove e tre quarti, e dal Trinacria qualcuno prende la via della chiesa di Sant’Antonio, dove la messa inizia alle dieci e in questi giorni fervono i preparativi per la festa del santo: le luminarie sono già in postazione. Domanda finto-ingenua: “Il sindaco è già dentro?”. Moglie e marito alzano le spalle: “Qui non si vede mai”, fa lui. “Però che vuol dire – lo bacchetta lei –, lui è di un’altra parrocchia”. La seconda agorà mattutina è la pasticceria Irrera 1910 in piazza Cairoli. Lì spunta spesso Francesco Genovese, ex sindaco Dc, poi deputato Pd: il suo è un altro crocicchio più o meno fisso. E ‘Scateno’ De Luca? “Non frequenta bar”, confermano tutti. E poi ora è sindaco di Taormina “se ne sta lì”. Federico Basile suo delfino, primo cittadino dal 2022, oggi fresco di secondo mandato, lo incontriamo invece al Piccolo Cafè in galleria Vittorio Emanuele III, un posto ottocentesco incastonato tra il retro del municipio e piazza Duomo, che di giorno è invasa dai passeggeri delle gigantesche navi da crociera sempre visibili all’orizzonte. È un turismo mordi e fuggi, sì, ma “è una manna” chiarisce Sara, 29 anni. “Il sindaco? I giovani lo hanno votato. Ha fatto la differenziata, il centro pedonale, le ciclabili, poi organizza eventi, e con gli eventi la città è più sicura: prima ogni notte finiva a bottigliate…”. Pedonalizzazione e ciclabili sono una costante sia tra i detrattori che tra gli aficionados di questo commercialista 48enne dal sorriso alla Neri Marcorè, che una settimana fa si è fatto rieleggere, primo sindaco nella storia della città a conquistare un secondo mandato, con il 58,42% dei voti e 20mila preferenze in più rispetto al 2022, tanto da regalarsi una giunta monocolore e di un colore tutto messinese: Sud chiama nord.

Federico Basile rieletto sindaco di Messina col sostegno di 15 liste (Ansa)

Giacca blu, camicia bianca, jeans e scarpe da tennis. Orologio a destra, braccialetti a sinistra. Cateno De Luca, che nel 2018 lo scelse come revisore dei conti in Comune, cinque anni dopo lo volle come successore. Un’alchimia strana la loro, perché per quanto è politico Cateno è amministratore Federico. E se il primo ama stupire provocazioni e frasi a effetto, il secondo pesa le parole perfino in campagna elettorale. Tipo: per tre mesi non gli hanno risparmiato le accuse più feroci, lui stravince ma poi fa i complimenti ai due avversari (Marcello Scurria, centrodestra, il 29,6%, e Antonia Russo, Pd-M5s, 12,22%): “i voti che hanno ricevuto danno la misura del loro contatto col territorio e del buon lavoro svolto come opposizione. È la democrazia”. E i tanto attesi sassolini? “Non c’è spazio per le polemiche”, dice lui, e il giorno dopo passa tutto il giorno in motorino a fotografare le buche. “È una persona per bene”, conferma un commerciante di viale San Martino, pedonalizzato nel 2023. “Doveva vedere quanto ci siamo ribellati noi commercianti!” E poi? “Ah, l’ho votato: aveva ragione lui”. Non si vergogna a dirlo, spiega, “ma non metta il mio nome. Sono molto amico dell’altro candidato ed è pure un mio cliente”.

Non sono tutte rose e fiori. “Basile? Ha scavato dappertutto, ci ha riempito di cantieri eppure l’acqua ancora si perde nei tubi”, dice un pensionato al fresco di piazza Cairoli. E le piste ciclabili? Gli fa eco il compare: “Nessuno le usa, occupano spazio e basta”. Il terzo vuole partecipare: “Ca picchì, ’stu tram?”. Ma c’è da vent’anni, lo sfotte il primo. “E sempre loro lo hanno voluto!”, intendasi i politici.

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Il porto invece non l’hanno voluto loro. C’è da sempre, e la città ci si è adagiata intorno. Motivo per cui, a Messina, niente lungomare. L’acqua è un miraggio: la vedi sullo sfondo, ma è transennata. “Il waterfront è il principale impegno del mio secondo mandato”, chiarisce Basile, che si è presentato al tavolino con brioscia e granita alle mandorle. “L’autorità portuale? Basta parlarci, avendo in testa progetti seri e concreti”. Come con le compagnie da crociera, il cui fiume copioso di turisti invade la strada proprio mentre ne parliamo. Passerebbero indenni, se non fosse per l’entusiasmo della guida, che irrompe nell’intervista: “And this is the major of the city!” Basile si alza e li saluta uno per uno. La guida gli stringe la mano: facciamo tanto per raccontare la città”. Lui sorride, ringrazia, assicura che lo sa. Saremo interrotti altre dodici volte in un’ora di conversazione. Basile si alza tutte le volte, ma prima chiede il permesso: “Mi scusi, saluto queste persone”. “Mi perdonerà, non posso esimermi”. “Lui è un mio amico, lo devo proprio abbracciare”. Non sono tutte rose e fiori, si diceva. In viale Europa, davanti al Policlinico, coi lavori infiniti per i nuovi parcheggi, le orecchie gli fischieranno non poco. “Basile? Cantieri e basta!”. Una signora suona il clacson indemoniata: “Io passo da qua ogni mattina, per questo non l’ho votato”. Pino, lo storico barbiere-poeta di via Cesare Battisti, li guarda se la ride: “È come per il centro pedonale: si lamentavano tutti e ora guai a chi glielo tocca”. Lui che di barbe e capelli ne taglia a decine, e con ciascuna parla e ragiona, assicura che “A Basile lo votarono i fan della Meloni e i nostalgici del Pci”. Ma quindi è così bravo? Pino alza le spalle, il sorriso sornione: “Le faccio una domanda io, lei che è giornalista: quest’anno ha vinto l’Inter. Sono stati bravi e basta? Oppure erano anche scarsi la Juve e il Milan?”. E chi vuole capire capisca.


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