È UN settore, quello della space economy, in continua crescita, così come Agrotec, società nata a Torino nel 2008 e diventata oggi un esempio di resilienza e di innovazione. “Innovazione e internazionalizzazione sono i nostri driver di crescita”, dice David Avino, fondatore e ceo di Argotec.
Avino, ci può descrivere di che cosa si occupa oggi Argotec?
“È una space company che opera lungo l’intera filiera spaziale: dalla progettazione e produzione dei satelliti fino al controllo delle missioni e alla gestione delle operazioni in orbita. Negli anni abbiamo costruito un modello industriale integrato che ci consente di offrire soluzioni complete chiavi in mano, non singoli prodotti. Non ci consideriamo semplicemente un produttore di satelliti, ma un solution provider: i nostri clienti, istituzionali e commerciali, si rivolgono a noi per programmi legati all’osservazione della Terra, all’esplorazione spaziale, alla sicurezza, alle telecomunicazioni e alle missioni scientifiche: noi li accompagniamo in tutte le fasi, dalla definizione dei needs di missione, fino all’operatività nello Spazio. È questa visione che ci ha permesso di crescere rapidamente e di partecipare a programmi spaziali di primo piano a livello internazionale”.
Qual è il vostro fatturato e come si è evoluto nel tempo?
“Negli ultimi anni Argotec ha registrato una crescita molto sostenuta, sia in termini di ricavi sia di solidità economica. Nel 2025 abbiamo chiuso con 57 milioni di euro di fatturato, in crescita di circa il 60% anno su anno, e con un Ebitda superiore ai 16 milioni di euro, pari a una marginalità del 28%: un risultato particolarmente rilevante se si considera che gran parte dell’industria spaziale europea upstream opera oggi con margini molto più compressi o prossimi allo zero. Dal 2022 il nostro tasso medio annuo di crescita è stato intorno al 75%, circa cinque volte superiore a quello medio del mercato globale dei piccoli satelliti, che si attesta poco sopra il 15%. Si tratta di una performance resa ancora più positiva se consideriamo la natura del settore, caratterizzato da cicli di sviluppo lunghi, investimenti iniziali elevati e modelli industriali molto disciplinati”.
In cosa siete diversi da altre società che operano in questo settore?
“Un elemento distintivo del nostro percorso è il fatto di essere stati profittevoli fin dal primo giorno, senza mai distribuire dividendi, reinvestendo sistematicamente tutti gli utili in ricerca e sviluppo, capacità produttiva e infrastrutture industriali, come lo SpacePark di Torino e i nuovi hub negli Stati Uniti, tra Florida e California. Questo approccio ci ha consentito di crescere senza eccessi finanziari, mantenendo una struttura snella e sostenibile. Guardando al futuro, l’obiettivo è raggiungere i 100 milioni di euro di ricavi nel 2026, sostenendo la crescita grazie all’industrializzazione delle piattaforme satellitari, lo sviluppo di soluzioni sempre più software-defined e l’espansione sul mercato statunitense, che oggi rappresenta il principale driver di crescita globale della space economy”.
Quante persone lavorano oggi in Argotec e come è strutturato il team?
“Argotec è cresciuta in modo costante anche dal punto di vista organizzativo. Il cuore dell’azienda resta in Italia, a Torino, dove si concentrano le attività di ricerca, sviluppo e produzione, ma oggi operiamo anche negli Stati Uniti con strutture dedicate, in particolare in Florida, per la produzione, e in California per le telecomunicazioni. Il nostro team conta più di 300 professionisti, è composto prevalentemente da ingegneri e profili altamente specializzati, con competenze che spaziano dall’elettronica al software, dall’ingegneria dei sistemi alle operazioni di missione. Abbiamo sempre puntato su una struttura snella e su persone giovani, molto qualificate e abituate a lavorare su progetti complessi, perché riteniamo che il capitale umano sia il vero fattore distintivo in un settore come quello spaziale”.
Come sta crescendo la società?
“La crescita di Argotec si basa su alcuni driver chiave. Il primo è l’aumento della capacità produttiva, che ci ha permesso di passare da una logica di singole missioni a una produzione più industriale, che ci ha anche permesso la realizzazione di costellazioni satellitari. Il secondo è il forte investimento continuo in ricerca e sviluppo, finanziato reinvestendo interamente gli utili. Un altro elemento fondamentale è l’internazionalizzazione, in particolare negli Stati Uniti, oggi il mercato più dinamico per la space economy. Qui abbiamo rafforzato la presenza industriale e avviato nuove attività, mantenendo però un equilibrio tra sviluppo americano e sovranità tecnologica made in Italy. Dal punto di vista organizzativo, la sfida è crescere senza perdere velocità, flessibilità e identità. Per questo continuiamo a sviluppare l’azienda per gradi, puntando su una struttura solida ma leggera, capace di sostenere una crescita rapida senza comprometterne il core e la qualità”.
Perché oggi il settore spaziale è diventato strategico?
“Il principale fattore è il profondo cambiamento dello scenario geopolitico. I governi stanno rivedendo le proprie priorità e si stanno muovendo lungo due direttrici fondamentali: da un lato la necessità di avere una maggiore autonomia strategica nello Spazio, dall’altro la riduzione delle dipendenze tecnologiche da altri Paesi o continenti. In un contesto globale sempre più complesso e instabile, il settore spaziale è ormai riconosciuto come uno dei domini chiave su cui concentrare gli investimenti pubblici e industriali. È considerato strategico al pari di ambiti come l’IT, l’intelligenza artificiale e la cyber security, perché abilita sicurezza, resilienza e competitività economica nel lungo periodo. Abbiamo visto la partecipazione del Presidente del Consiglio all’ultimo appuntamento del COMINT, evidenza di quanto il settore sia centrale e trainante delle direttive del Governo italiano”.
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