Le imprese dei nuovi italiani. Secondo i dati più recenti diffusi da Unioncamere e InfoCamere, a Roma quasi un’impresa su sette (il 14,8%) è gestita da imprenditori stranieri. Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio (Cciaa) di Roma e di Unioncamere Lazio, ha più volte sottolineato alcuni punti chiave su questo fenomeno. Innanzi tutto la componente strutturale. L’imprenditoria straniera rappresenta ormai una parte stabile e vitale del tessuto economico e produttivo di Roma e del Lazio. C’è poi un aspetto di affermazione sociale. Per molti cittadini di origine straniera, l’apertura di un’attività d’impresa viene considerata un importante strumento di integrazione e di affermazione personale e sociale. I numeri sono in crescita. Roma si conferma costantemente al vertice tra le province italiane per volume e numero di aziende guidate da cittadini stranieri o da donne straniere. Allargando lo sguardo sono quasi 700mila le imprese guidate da stranieri in Italia, in crescita di oltre 16mila nei primi sei mesi del 2026, in maggioranza (79%) guidate da persone originarie dei Paesi extra europei. I dati del Registro delle Imprese sono stati elaborati da InfoCamere nell’ambito del progetto “Futurae”, promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Unioncamere. La Lombardia e, più in generale, il Nord Ovest concentrano il 32,7% delle imprese straniere e registrano anche la crescita più sostenuta su base annua: +1,5%. Il Mezzogiorno invece ha una diminuzione del 3,6%, soprattutto in Campania e Calabria.
Focus imprese
Prato si conferma la provincia più multietnica d’Italia, con un’incidenza del 33,7%, seguita da Trieste (20,8%) e dalla new entry Imperia (18,8%), che scalza Firenze dal podio. Guardando alle imprese individuali – che rappresentano circa il 70% del totale – le comunità più numerose sono quella marocchina (53.364 titolari), romena (52.541) e cinese (50.166) che insieme rappresentano il 32,4% dei titolari stranieri. Seguono Albania, Bangladesh e Pakistan (20%), Egitto, Nigeria e Senegal (10,5%). Ogni comunità ha la sua vocazione: i marocchini sono particolarmente presenti nel commercio e raggiungono le concentrazioni più elevate nelle province dello Stretto (Catanzaro, Reggio Calabria, Messina); i romeni puntano sulle costruzioni e sono più diffusi tra Viterbo, Torino e Cremona; i cinesi, specializzati in manifattura e servizi ricreativi, raggiungono la concentrazione record a Prato, dove rappresentano il 67,2% dei titolari stranieri individuali, e a Fermo, nelle Marche. Tra gennaio e giugno, spiegano Unioncamere e InfoCamere, sono nate 37.140 nuove imprese straniere, mentre 21.043 hanno cessato l’attività, al netto delle cancellazioni d’ufficio. Il risultato è quindi un saldo positivo di 16.097 imprese per un totale di 677.188 aziende che rappresentano il 12% del totale delle attività registrate in Italia (l’88% è di italiani). La spinta più forte arriva dalle società di capitale, cresciute dell’11% negli ultimi dodici mesi e ormai oltre quota 160mila. Più di un’impresa su 10 ha una governance o una proprietà prevalente di origine extra-nazionale, spiega la nota Unioncamere-InfoCamere. Si tratta di attività ormai radicate, in grado di restare sul mercato. Alla fine del 2025, oltre un terzo (circa il 35%) di esse ha infatti superato i 10 anni di vita. Le prime dieci province per incidenza di aziende guidate da stranieri al 30 giugno scorso sono appunto Prato (33,7%), Trieste (20,8%), Imperia (18,8%), Firenze (18,7%), Genova (17,1%), Reggio Emilia (16,9%), Milano (16,7%), Gorizia (16,4%), Lodi (14,9%) e Roma (14,8%).

Sistema produttivo
Le imprese estere, invece, generano ogni anno 398,3 miliardi di euro per l’economia italiana, considerando l’indotto, di cui 188 miliardi di euro di contributo diretto. Eppure, rappresentano appena lo 0,4% delle imprese attive nel nostro Paese, e il loro peso sul sistema produttivo è chiaro. Meno 21% del fatturato nazionale. Meno 17,5% del valore aggiunto. Meno 1,8 milioni di occupati. Sono anche un motore di innovazione. Realizzano il 38,3% della ricerca e sviluppo privata in Italia, per €6,5 miliardi investiti, con una produttività superiore del 10% rispetto alla media Ue e retribuzioni superiori del 47,7%. Il loro contributo si misura anche sull’export. Le imprese estere generano il 35,8% dell’export nazionale, per 203 miliardi di euro di esportazioni. Numeri che raccontano un sistema produttivo in cui le imprese a controllo estero, pur essendo una minoranza nel numero, restano un pilastro per fatturato, occupazione qualificata, innovazione e competitività internazionale. Gli imprenditori stranieri in provincia di Milano, riferisce Repubblica, erano 96.874 nel 2025, con un aumento rispetto a dieci anni fa del 37,5 per cento, a fronte di un aumento delle imprese milanesi nello stesso periodo pari al 4%. Una crescita impetuosa, quella dell’impresa straniera. Soprattutto nel territorio provinciale di Milano, dove si concentra il 54,7 per cento delle imprese gestite da immigrati di tutta la Lombardia, che già di per sé comunque è la regione dove la produttività di chi viene dall’estero è più forte che nel resto d’Italia. In questa regione risultano anche oltre 611 mila lavoratori stranieri che contribuiscono al Pil lombardo per 55.387 milioni di euro, pari al 12% di quello complessivo (più del valore nazionale che si ferma al 9,7 per cento). Numeri che smentiscono la vulgata di un esercito di persone che vengono qui solo a mendicare o a delinquere. L’immigrazione insomma è un potente volano dell’economia, oltre che una delle sue basi produttive, tanto che le imprese italiane chiedono a gran voce canali di ingresso legali per chi vuole venire a lavorare.
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