«Donazioni di guerra». Così i miliardari russi stanno finanziando il conflitto in Ucraina, assecondando le volontà di Vladimir Putin. Secondo quanto rivelato da documenti ufficiali sul bilancio statale, i dirigenti d’azienda più ricchi della Russia hanno contribuito quest’anno con oltre l’1% della spesa totale del governo federale attraverso donazioni «volontarie» coordinate e organizzate in seguito a un incontro a porte chiuse con il presidente russo. Secondo Reuters, i trasferimenti finanziari, registrati nei dispacci del tesoro russo come «entrate volontarie», hanno immesso 471 miliardi di rubli (circa 5,63 miliardi di dollari) nel bilancio federale dall’inizio del 2026.
Le donazioni «volontarie» degli oligarchi
Gli apporti di capitale hanno fornito un sollievo fiscale d’emergenza al Cremlino, poiché l’aumento delle spese militari e l’indebitamento statale in rapida crescita hanno fatto lievitare il deficit del bilancio federale a oltre il doppio degli obiettivi di base fissati dal governo.
Secondo i dati di bilancio, il deficit federale russo raggiungerà quest’anno il 3,2% del prodotto interno lordo, pari a 7.300 miliardi di rubli (87,2 miliardi di dollari), rispetto a una proiezione iniziale prevista per legge dell’1,6% del Pil. I calcoli del Tesoro indicano che, senza i contributi dei miliardari, il disavanzo si sarebbe ampliato fino al 3,4%.
Le imposte informali sono state negoziate durante un incontro riservato tenutosi a marzo tra Putin e i principali oligarchi industriali russi, la maggior parte dei quali soggetti a sanzioni occidentali. Sebbene il Cremlino non abbia pubblicato un elenco ufficiale dei partecipanti, Putin ha confermato a settembre che «centinaia di miliardi» di rubli erano stati trasferiti su conti statali in seguito alla consultazione. Secondo quanto riportato dal Cremlino, un dirigente d’azienda rimasto anonimo avrebbe proposto l’iniziativa sostenendo che, poiché importanti industriali russi avevano accumulato le loro fortune grazie a programmi di privatizzazione sostenuti dallo Stato negli anni ’90, avevano l’obbligo civico di sovvenzionare le spese statali in tempo di guerra.
L’impatto sui conti pubblici
Le entrate derivanti dai contributi volontari hanno superato gli introiti raccolti attraverso le imposte russe sugli extraprofitti aziendali, che venivano riscosse principalmente dai conglomerati metallurgici e dei fertilizzanti che beneficiavano degli elevati prezzi di riferimento globali delle materie prime. I contributi volontari dei miliardari coincidono con un’aggressiva campagna statale volta a confiscare e liquidare beni commerciali privati per finanziare lo sforzo bellico.
I pianificatori fiscali russi prevedono di ricavare 385 miliardi di rubli (4,6 miliardi di dollari) nel 2026 dalla rivendita di imprese commerciali nazionalizzate o confiscate, il che rappresenta la più ampia redistribuzione di proprietà aziendali nella Federazione Russa dalle privatizzazioni post-sovietiche degli anni ’90. La Procura generale russa ha giustificato i sequestri citando violazioni normative pregresse, indagini per corruzione e il divieto di proprietà straniera in determinati settori strategici.
L’aumento delle tasse
Per gestire il crescente deficit di bilancio, Mosca ha attuato sostanziali aumenti delle tasse e incrementato l’indebitamento sovrano interno per tutto il 2025, dando priorità alle spese destinate alle forze armate e ai servizi di sicurezza, che si prevede assorbiranno il 38% della spesa federale totale quest’anno. Mentre la guerra su vasta scala in Ucraina si avvia alla conclusione del suo quinto anno, le autorità finanziarie russe hanno preparato ulteriori aumenti strutturali delle imposte per il 2027, parallelamente a una stretta amministrativa sui sistemi di evasione fiscale interna.
Tra le misure fiscali in arrivo, vi è una revisione dell’imposta sugli interessi dei depositi bancari personali, pensata per generare un gettito stimato di 1.000 miliardi di rubli (11,9 miliardi di dollari), capitalizzando i profitti dei cittadini che hanno approfittato dei tassi di interesse a doppia cifra mantenuti a lungo dalle banche centrali.
Stanziamenti record per la difesa nel 2027
Il ricorso a prelievi aziendali ad hoc si verifica mentre il Cremlino si prepara a un’espansione senza precedenti della spesa militare per il ciclo di bilancio 2027-2029, imponendo drastici tagli di spesa in infrastrutture civili, istruzione e sanità pubblica. Secondo la bozza di legge di bilancio federale presentata alla Duma di Stato il 30 settembre, la spesa militare russa aumenterà fino a 17.100 miliardi di rubli (204,4 miliardi di dollari) nel 2027, con un incremento del 27% rispetto agli obiettivi fiscali pluriennali precedentemente stabiliti e il più alto stanziamento nominale per la difesa approvato dall’invasione del febbraio 2022.
Nell’arco dell’intero triennio di pianificazione, Mosca prevede che gli stanziamenti militari cumulativi si avvicineranno ai 50 trilioni di rubli (597,8 miliardi di dollari). Si prevede che le voci di spesa relative alla difesa assorbiranno oltre un terzo di tutte le spese federali nel 2027, superando gli stanziamenti complessivi combinati per la sanità, l’istruzione e le politiche sociali. Analisi fiscali indipendenti indicano che le spese per la difesa hanno assorbito il 43,8% degli stanziamenti federali durante la prima metà del 2026, rispetto a meno del 20% prima dell’invasione su vasta scala. Per sostenere il bilancio militare, la bozza di legge impone tagli strutturali in tutti i settori sociali rispetto alle precedenti proiezioni pluriennali. La spesa per l’istruzione pubblica dovrebbe ridursi di circa il 6%, le politiche di assistenza sociale del 7% e i programmi sanitari di quasi il 7%.
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