Nel 2026, l’Europa entra in una fase decisiva per l’economia circolare. Dopo oltre un decennio di progressivo rafforzamento delle politiche europee su raccolta, riciclo e reimmissione dei materiali nell’economia, i prossimi ventiquattro mesi concentreranno una serie di iniziative destinate a incidere direttamente sul mercato delle Materie Prime Seconde – materiali ottenuti dal riciclo, dalla rigenerazione o dal recupero di rifiuti e scarti di lavorazione industriale – e sulla competitività della base industriale europea.
È in questo contesto che si inserisce lo Studio “Una nuova politica industriale europea per l’Economia Circolare”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con CONAI e presentato al 52° Forum TEHA di Cernobbio. La ricerca parte da una tesi centrale: la circolarità non può essere considerata soltanto un obiettivo ambientale, ma deve diventare una componente strutturale della politica industriale europea, capace di sostenere competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e creazione di valore.
L’impatto economico della filiera del riciclo
La dimensione economica della filiera europea del riciclo è già oggi significativa. Secondo lo Studio, il settore genera 555 miliardi di euro di impatto economico annuo, 222 miliardi di euro di Valore Aggiunto e sostiene oltre 3 milioni di occupati. A valle, l’utilizzo di Materie Prime Seconde abilita ulteriori 325 miliardi di euro di fatturato nelle principali filiere manifatturiere analizzate. Il valore generato si estende quindi ben oltre il perimetro diretto del riciclo, coinvolgendo le filiere manifatturiere che utilizzano le Materie Prime Seconde come parte integrante delle proprie catene di approvvigionamento. Per questa ragione, lo Studio propone di considerare il riciclo non più soltanto come un servizio ambientale, ma come una vera e propria infrastruttura industriale europea.
Anche l’analisi del sistema europeo di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi evidenzia un ritorno positivo per la collettività: ogni euro investito genera 1,66 euro di benefici economici, ambientali e sociali, considerando il valore dei materiali recuperati, i costi di smaltimento evitati, i benefici ambientali e gli effetti economici indotti.
Un potenziale ancora in parte inespresso
A fronte di questi risultati, il potenziale della circolarità europea rimane però solo parzialmente espresso. L’Europa dispone di uno dei quadri normativi più avanzati al mondo, ma nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali si è fermato al 12,2%. Per raggiungere l’obiettivo del 24% al 2030 indicato dalla Commissione Europea sarebbe necessaria una crescita del 96,7% in sei anni, a un ritmo quasi 19 volte superiore rispetto a quello registrato tra il 2018 e il 2024.
Lo Studio individua tre principali mismatch che frenano lo sviluppo del mercato europeo del riciclo e delle Materie Prime Seconde:
- lo scollamento tra obiettivi e realtà industriale
- il gap tra domanda e offerta, che porta ancora oggi l’industria europea a ricorrere prevalentemente a materie prime vergini o a Materie Prime Seconde importate
- il disallineamento tra import ed export: il 40% delle importazioni europee di MPS proviene da Paesi extra-UE, mentre l’Unione Europea continua a essere esportatrice netta di rifiuti.
Dalla circolarità ambientale alla politica industriale
Le evidenze raccolte indicano quindi che la sfida ora consiste nel creare le condizioni industriali perché gli obiettivi europei di riciclo possano essere raggiunti. La produzione e l’utilizzo di Materie Prime Seconde dipendono infatti dalla capacità di costruire una domanda stabile, garantire condizioni competitive agli operatori europei e ridurre la frammentazione che ancora caratterizza il Mercato Unico.
Questa esigenza assume anche una dimensione strategica e geopolitica. In un contesto internazionale caratterizzato da instabilità delle rotte commerciali, volatilità dei costi energetici e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, il rafforzamento della capacità europea di riciclo può contribuire a ridurre le dipendenze critiche e a trattenere maggiormente in Europa materiali, capacità produttiva e valore.
La roadmap europea “One Europe, One Market” rende i prossimi due anni particolarmente rilevanti. Tra il 2026 e il 2027 sono previste quattro iniziative complementari – Circular Economy Act, European Products Act, Critical Raw Materials Centre e riforma degli appalti pubblici – che avranno implicazioni dirette per la filiera delle Materie Prime Seconde. Lo Studio individua in questa simultaneità una finestra di opportunità per superare la frammentazione tra i 27 sistemi nazionali e costruire condizioni di mercato più integrate e coerenti.
Un nuovo modello europeo per il mercato delle Materie Prime Seconde
A partire dalle evidenze raccolte, TEHA Group e CONAI hanno sviluppato un nuovo modello di funzionamento del mercato europeo delle Materie Prime Seconde, articolato su cinque pilastri (più uno). Il modello comprende: disegno del mercato; domanda e offerta; governance e quadro normativo; standard, qualità e fiducia; scala industriale, finanza e investimenti; autonomia strategica e commercio. A questi si aggiunge un sesto livello trasversale di fattori abilitanti: energia, dati e innovazione, competenze e accettazione sociale.
Al centro del modello vi sono quattro meccanismi:
- riconoscimento reciproco, per valorizzare le specificità nazionali e diffondere le migliori pratiche
- simbiosi industriale, per collegare più efficacemente offerta di MPS e domanda manifatturiera
- attivazione degli investimenti, per rendere più solidi e finanziabili i progetti industriali
- sicurezza strategica, per ridurre la dipendenza da risorse vergini extra-UE e preservare maggiormente in Europa materiali, capacità produttiva e valore.
Da questa architettura emergono tre priorità di intervento per il regolatore europeo: governance, Mercato Unico e regole comuni; matching tra domanda e offerta e simbiosi industriale; finanza per la crescita e la competitività. L’obiettivo è trasformare il momentum regolatorio dei prossimi ventiquattro mesi in condizioni di mercato, domanda e investimento capaci di rafforzare la base produttiva europea e fare della circolarità una componente effettiva della strategia industriale dell’Unione.
Materiali scaricabili
Studio – Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare
Executive Summary (in English)
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