Il processo che avrebbe dovuto mettere sotto esame per settimane il modello con cui Meta ha costruito Instagram e Facebook potrebbe chiudersi molto prima del previsto, ma lasciando dietro di sé conseguenze destinate a cambiare concretamente il funzionamento dei due social network per milioni di adolescenti. Nel pieno della seconda settimana del procedimento federale in corso a Oakland, in California, Meta e gli Stati americani che l’hanno portata in tribunale hanno infatti raggiunto un accordo che può arrivare fino a 17 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni e che, soprattutto, impone alla società una serie di nuove protezioni per gli utenti minorenni. L’intesa deve ancora essere approvata dal giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers e non rappresenta un’ammissione di responsabilità da parte dell’azienda.
La svolta arriva poche ore dopo una deposizione particolarmente delicata per Meta. Adam Mosseri, alla guida di Instagram dal 2018, è salito sul banco dei testimoni e ha dovuto rispondere delle misure adottate negli anni per limitare l’utilizzo eccessivo della piattaforma da parte degli adolescenti. Al centro delle domande dei procuratori è finita soprattutto Take a Break, la funzione introdotta nel 2021 per invitare gli utenti a interrompere la navigazione dopo un determinato periodo trascorso sull’app.
Ed è qui che il processo ha messo in evidenza una distanza significativa tra l’esistenza formale di uno strumento di sicurezza e il suo utilizzo reale. Prima che le restrizioni diventassero automatiche per gli account degli adolescenti, soltanto una percentuale molto ridotta di ragazzi aveva scelto di attivare volontariamente Take a Break. Secondo i dati emersi in aula, in una fase l’adesione sarebbe stata intorno all’1,8 per cento. Mosseri ha riconosciuto che l’utilizzo era rimasto nelle basse percentuali a una cifra e ha spiegato che la maggioranza degli adolescenti non sembrava interessata alla funzione.
Il dato assume particolare rilievo perché, al momento del lancio nel 2021, Instagram aveva comunicato soprattutto un’altra percentuale: oltre il 90 per cento degli adolescenti che avevano già attivato Take a Break durante i test aveva deciso di mantenerla. Un numero corretto, ma riferito quindi non all’intera popolazione dei giovani utenti bensì al ristretto gruppo che aveva scelto di utilizzare la funzione. Interrogato sulla mancata pubblicazione del dato relativo alla bassa adesione complessiva, Mosseri ha sostenuto che Meta non rende pubblica ogni singola statistica e ha respinto l’accusa di avere cercato di nascondere informazioni negative.
Il processo sulla dipendenza dei minori
La questione va ben oltre una singola impostazione di Instagram. California, Colorado, Kentucky e New Jersey stavano conducendo il processo federale nell’ambito di una più ampia azione promossa dagli Stati americani, accusando Meta di avere progettato caratteristiche di Facebook e Instagram capaci di incentivare un utilizzo compulsivo da parte di bambini e adolescenti e, contemporaneamente, di avere minimizzato pubblicamente alcuni dei rischi conosciuti internamente.
Tra le contestazioni figurano meccanismi ormai centrali nell’esperienza dei social network, dalla raccomandazione algoritmica allo scroll continuo, fino alle notifiche e agli strumenti in grado di alimentare la comparazione sociale. Gli Stati sostengono inoltre che Meta abbia raccolto e utilizzato dati appartenenti a bambini sotto i 13 anni in violazione del Children’s Online Privacy Protection Act, la legge federale americana che disciplina la privacy online dei più piccoli. Meta ha sempre respinto l’accusa di avere deliberatamente costruito i propri prodotti per creare dipendenza e continua a negare ogni responsabilità. (oag.ca.gov)
La causa era diventata uno dei test giudiziari più importanti mai affrontati dalla Silicon Valley sul rapporto tra design delle piattaforme e salute dei minori. Nei giorni precedenti erano stati ascoltati anche ex dipendenti di Meta, tra cui Arturo Béjar, che ha accusato la società di avere privilegiato crescita ed engagement nonostante le segnalazioni interne sui rischi affrontati dagli utenti più giovani.
Due ore al giorno e stop durante la notte
L’accordo depositato il 26 agosto entra però molto più in profondità rispetto alle dichiarazioni di principio sulla sicurezza e stabilisce regole precise sul funzionamento delle piattaforme per gli adolescenti.
In una prima fase gli account dei minorenni dovranno avere come impostazione predefinita un limite complessivo di due ore al giorno sulle piattaforme Meta interessate dall’accordo. Una volta raggiunto il limite, diverse funzionalità non saranno più disponibili fino alla mezzanotte, salvo modifiche autorizzate dal genitore. Il testo prevede inoltre un blocco notturno predefinito tra mezzanotte e le 6 del mattino, mentre le notifiche push dovranno essere disattivate tra le 22 e le 7, fatta eccezione per alcune comunicazioni legate alla sicurezza dell’account.
È prevista anche una seconda fase ancora più restrittiva, legata però all’adozione di misure analoghe da parte dei principali concorrenti del settore indicati nell’accordo, tra cui Snap, TikTok e YouTube. In quel caso il limite diventerebbe di 60 minuti al giorno per ciascuna piattaforma Meta e comunque non più di 120 minuti complessivi, mentre il blocco notturno potrebbe estendersi dalle 22 alle 7.
Durante l’orario scolastico saranno inoltre disattivate per impostazione predefinita molte notifiche e i genitori potranno applicare restrizioni ulteriori. È un passaggio rilevante perché sposta il principio di protezione: non sarà più l’adolescente a dover cercare e attivare volontariamente gli strumenti per ridurre l’utilizzo, come avveniva con Take a Break, ma sarà necessario l’intervento del genitore per rendere alcune impostazioni meno restrittive.
Via il numero dei like e i filtri che simulano la chirurgia estetica
L’accordo interviene anche sul modo in cui Instagram costruisce l’esperienza sociale degli adolescenti. Per gli utenti minorenni il numero dei like e delle reazioni dovrà essere nascosto di default e l’impostazione non potrà essere resa meno restrittiva senza l’approvazione di un genitore.
Meta dovrà inoltre impedire agli adolescenti di utilizzare quelli che il documento definisce Cosmetic Procedure Filters, cioè filtri digitali o effetti di realtà aumentata che modificano il volto simulando risultati ottenibili attraverso chirurgia estetica o trasformazioni estreme. Rimangono invece esclusi dal divieto gli effetti chiaramente fantastici, caricaturali o quelli ottenibili con il normale make-up.
Entro quattro mesi dall’entrata in vigore dell’accordo, gli adolescenti dovranno poi avere la possibilità facilmente accessibile di scegliere come schermata principale un feed non personalizzato, formato dai contenuti degli account seguiti e ordinato cronologicamente, anziché affidarsi esclusivamente alle raccomandazioni dell’algoritmo. Instagram e Facebook dovranno periodicamente ricordare ai giovani utenti l’esistenza di questa possibilità.
A vigilare sull’applicazione delle misure sarà anche un revisore indipendente con accesso ai dati necessari per valutare il rispetto dell’accordo. Il provvedimento, una volta approvato, avrà una durata di dieci anni.
Un accordo che può cambiare l’intero settore
La componente economica è enorme: il valore massimo dell’intesa può raggiungere i 17 miliardi di dollari, distribuiti nell’arco di dieci anni, anche se una parte dei pagamenti è legata a condizioni previste dall’accordo. Almeno una quota delle somme sarà destinata a iniziative come programmi per la salute mentale dei giovani, servizi di intervento nelle crisi, educazione al benessere digitale e attività per bambini e adolescenti.
Per Meta, tuttavia, il punto decisivo potrebbe essere persino un altro. Il Chief Legal Officer C.J. Mahoney ha definito il nuovo quadro un modello che consentirà ai genitori di gestire più facilmente l’accesso dei figli alle piattaforme, sottolineando però che perché funzioni realmente sarà necessario che anche gli altri grandi social network adottino standard analoghi. (knpr.org)
È proprio questa la dimensione che rende il caso di Oakland diverso dalle molte polemiche degli ultimi anni sulla sicurezza online. Per la prima volta una controversia sulla presunta capacità dei social di trattenere compulsivamente gli adolescenti non produce soltanto nuove impostazioni volontarie o promesse aziendali, ma un sistema di limiti, controlli e verifiche inserito in un accordo giudiziario. E la deposizione di Mosseri ha finito per mettere a fuoco il problema che attraversa l’intera vicenda: una protezione può esistere tecnicamente, ma se quasi nessuno la attiva la sua efficacia resta soprattutto teorica.
È precisamente questo paradigma che il nuovo accordo prova a rovesciare, trasformando molte delle protezioni da facoltative a predefinite e rimettendo nelle mani dei genitori la possibilità di allentarle. Per Instagram e Facebook potrebbe essere un cambiamento strutturale; per il resto dell’industria dei social network, il precedente che nessuno voleva vedere arrivare.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Marianna Baroli
Source link



