Ci sono giornali che raccontano la storia e giornali che, nel corso della loro esistenza, finiscono per diventare essi stessi una parte della storia. Il “Roma”, che oggi, 22 agosto 2026, compie 164 anni, appartiene certamente alla seconda categoria.
Il suo primo numero uscì a Napoli il 22 agosto 1862, appena un anno dopo la proclamazione del Regno d’Italia. La testata nacque in una città ancora attraversata dalle tensioni e dalle speranze del Risorgimento e rappresentò, fin dall’inizio, una voce fortemente legata alla cultura garibaldina e mazziniana. Il giornale fu fondato da Pietro Sterbini, che ne assunse la direzione, e dall’editore Diodato Lioy. La prima redazione e tipografia erano a vico Luperano, nel quartiere Avvocata.
Il nome non fu casuale. “Roma” richiamava l’obiettivo politico ancora incompiuto del Risorgimento: fare della città eterna la capitale dell’Italia unita. Era, in sostanza, un nome-programma, legato allo spirito del celebre “Roma o morte” di Giuseppe Garibaldi. In quel contesto il giornale si proponeva di accompagnare e sostenere il processo di completamento dell’Unità nazionale.

Un giornale nato insieme all’Italia
Quando il “Roma” apparve nelle edicole, l’Italia unita era ancora un Paese giovane e fragile. Napoli aveva appena perso il ruolo di capitale del Regno delle Due Sicilie e si trovava al centro delle trasformazioni politiche e sociali seguite all’annessione al nuovo Regno.
Il giornale si inserì proprio in questo passaggio epocale. La sua storia è quindi inseparabile da quella di Napoli e del Mezzogiorno: per oltre un secolo e mezzo ha raccontato governi, amministrazioni, terremoti politici, crisi economiche, guerre, trasformazioni sociali, personaggi dello spettacolo e dello sport, ma soprattutto la quotidianità di una città abituata a vivere ogni cambiamento con particolare intensità.
Nel corso degli anni sulle sue pagine hanno trovato spazio anche firme di grande rilievo della cultura italiana. Tra i nomi ricordati nella storia della testata figurano Francesco De Sanctis, Francesco Mastriani, Luigi Pirandello e Leo Longanesi, a testimonianza di una tradizione giornalistica che non si è limitata alla cronaca locale.
Dal Novecento al fascismo
Come molti grandi quotidiani italiani, anche il “Roma” attraversò le profonde trasformazioni politiche della prima metà del Novecento. La testata conobbe cambiamenti di proprietà e di orientamento e, durante il ventennio fascista, finì nell’orbita del regime. La seconda guerra mondiale rappresentò uno dei passaggi più drammatici. Nel 1943 le pubblicazioni furono sospese nel quadro della riorganizzazione della stampa decisa dalle autorità alleate dopo la liberazione di Napoli.
Il dopoguerra aprì una nuova fase. Il giornale riprese vita e, nel secondo Novecento, la sua vicenda si legò profondamente a quella dell’armatore Achille Lauro, uno dei personaggi più importanti e controversi della Napoli politica ed economica del tempo. Sotto la sua proprietà il “Roma” raggiunse una grande diffusione e divenne una voce importante dell’area politica di destra della città.
La grande crisi e la chiusura del 1980
La stagione di Lauro fu anche l’ultima grande fase prima di una delle fratture più dolorose nella storia della testata.
Dopo anni di difficoltà economiche e di trasformazioni nell’assetto editoriale, il “Roma” cessò le pubblicazioni nel 1980. Per un giornale che aveva attraversato quasi 120 anni di storia italiana, sembrava la fine.
Ma il “Roma” avrebbe dimostrato più volte di avere una caratteristica particolare: la capacità di rinascere.
Le rinascite degli anni Novanta
Il quotidiano tornò in edicola nel 1990, grazie all’imprenditore Pasquale Casillo, ma la nuova esperienza ebbe vita relativamente breve. Nel 1993 arrivò una nuova sospensione.
La vera rinascita successiva fu quella del 12 ottobre 1996, quando il giornale tornò in edicola grazie all’iniziativa di Pinuccio Tatarella, figura di primo piano della destra italiana e protagonista della trasformazione politica che avrebbe portato alla nascita del centrodestra della Seconda Repubblica.
Quella stagione diede al “Roma” una nuova identità politica e culturale e riportò la storica testata al centro del dibattito pubblico napoletano.
La sfida più difficile: salvarlo con i giornalisti
La storia più significativa degli ultimi anni è forse quella della sopravvivenza garantita dagli stessi lavoratori.
Nel 2013, dopo la crisi della società editrice e la messa in liquidazione, giornalisti e poligrafici decisero di costituire una nuova cooperativa, il Nuovo Giornale Roma, assumendosi direttamente la responsabilità di continuare le pubblicazioni.
È una pagina che dice molto di cosa significhi, ancora oggi, fare giornalismo in un quotidiano storico: non soltanto scrivere articoli, ma difendere una testata, un archivio, una memoria collettiva e un rapporto con i lettori.
La formula cooperativa è diventata così una parte fondamentale dell’identità contemporanea del “Roma”. Nel 2026 il giornale continua a essere pubblicato a Napoli, con Pasquale Clemente direttore responsabile e Antonio Sasso direttore editoriale e “anima” del giornale.
164 anni dopo, la sfida è un’altra
Oggi il problema non è più il piombo delle tipografie, né la censura dei regimi, né il controllo politico di un editore potente. La sfida è quella che accomuna gran parte della stampa tradizionale: la trasformazione digitale, la crisi della carta, la riduzione delle edicole, la concorrenza dell’informazione gratuita e immediata sui social network.
Eppure il “Roma” è arrivato a questo compleanno dopo aver superato qualcosa di ancora più difficile: diverse interruzioni delle pubblicazioni.
Nel 2022, celebrando i suoi 160 anni, il giornale ricordava proprio questa capacità di resistenza: dalla chiusura del 1980 alle successive rinascite del 1990, del 1996 e del 2013.
È probabilmente questo il significato più autentico dei 164 anni del “Roma”. Non soltanto la longevità di una testata, ma la capacità di ricominciare.
Un pezzo della memoria di Napoli
Raccontare la storia del “Roma” significa, inevitabilmente, raccontare una parte della storia di Napoli.
Significa tornare alla città risorgimentale del 1862, alle discussioni politiche nei caffè e nelle redazioni, alla Napoli del Novecento, alle trasformazioni sociali del dopoguerra, agli anni di Achille Lauro, alla stagione della grande cronaca, alle difficoltà degli anni Ottanta e Novanta, fino alla rivoluzione digitale.
In 164 anni sono cambiati i caratteri tipografici, le macchine da scrivere sono state sostituite dai computer, le telescriventi da internet, le rotative dalla possibilità di aggiornare una notizia in tempo reale. Ma è rimasta la funzione essenziale del giornale: osservare la realtà, interpretarla e consegnarne una traccia alla memoria collettiva.
E forse è proprio questa la ragione per cui il “Roma”, nonostante le tante crisi, è ancora qui.

Nato quando l’Italia aveva appena iniziato il suo cammino unitario, il quotidiano napoletano ha attraversato 164 anni di storia nazionale e cittadina. Ha conosciuto vittorie e sconfitte, proprietà diverse, orientamenti politici differenti, chiusure e rinascite.
Oggi il suo compleanno non celebra soltanto una data del calendario. Celebra la resistenza di una voce.
Una voce nata a Napoli il 22 agosto 1862 e che, 164 anni dopo, continua a raccontare Napoli, la Campania e il Mezzogiorno.
E in un’epoca nella quale tutto sembra consumarsi rapidamente, arrivare a 164 anni è già, di per sé, una notizia.




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Lorenzo Giglio

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