VENEZIA – L’hanno trovata seduta sul divano di casa sua, immobile e senza vita. Indossava un bellissimo abito rosso. La sera prima Tania Terrin, doveva uscire per andare ad una festa, le è stato fatale aprire la porta al suo ex: lui l’ha strangolata senza pietà, con le sue mani. Eppure nei confronti di Dino Keber erano state presentate almeno 7 denunce dalla vittima e dai suoi genitori.

I FATTI

A trovare il corpo della 39enne di Camponogara, in provincia di Venezia sono stati i Carabinieri, domenica sera scorsa, allertati dalla madre della ragazza che non riusciva a contattarla. È lei, Marinella Forner, a raccontare alle pagine locali del Corriere della Sera, i due anni di aggressioni, minacce e pedinamenti subìti dalla figlia nel corso di una relazione tossica con Dino Keber, meccanico di 43 anni, che alla fine è riuscito ad ucciderla poi si è diretto nella sua officina a Dolo e si è impiccato. La Procura di Venezia ora indaga per omicidio-suicidio sulla tragedia avvenuta tra la sera di Ferragosto e domenica scorsa.

DUE ANNI DI CALVARIO, LE DENUNCE DI TANIA E DEI SUOI GENITORI

E se la ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Tania e Dino è nelle mani degli inquirenti, dalle parole della madre emerge un quadro molto chiaro di quello che ha passato la figlia nei mesi, anzi anni, prima del suo omicidio. Tanto che la madre ricorda di aver denunciato Keber “sette o otto volte: tre io, tre Tania dai carabinieri e due o tre anche suo padre”. Non è bastato a fermare la sua furia.

LA PRIMA VOLTA CHE HA PROVATO A STRANGOLARLA

Dino Keber “da tempo si era costruito un cappio con una corda, e tutte le volte che mia figlia lo lasciava glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso”, racconta la donna, cercando di spiegare e spiegarsi perché nonostante tutto, Tania non riusciva proprio a tagliare i ponti con quell’uomo violento che aveva iniziato a frequentare due anni fa e che più volte aveva lasciato e ripreso, a seguito proprio delle aggressioni subìte. L’ultima gravissima violenza di cui Tania era stata vittima risale al 19 aprile aprile scorso, quando si era presentata in pronto soccorso con delle ecchimosi al collo. Keber aveva già provato a strangolarla, erano solo 4 mesi fa.

L’AMMONIMENTO DEL QUESTORE

Quella volta, riferisce la madre, Tania si è decisa a denunciarlo. L’esito di quella segnalazione? Il meccanico è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio e il questore ha fatto scattare nei suoi confronti solo l’ammonimento, una misura blanda di prevenzione con cui ci si limita a richiedere al responsabile l’interruzione di comportamenti molesti, persecutori o violenti, prima che degenerino in reati più gravi. La denuncia non era mai stata ritirata, eppure Keber ha potuto liberamente cercare Tania, ha continuato ad assillarla. E lei aveva ceduto, l’ultima volta pochi giorni prima del delitto, quando i due si erano rivisti per una pizza.

LE SEGNALAZIONI DELLE EX

Non solo le denunce di Tania. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, anche le relazioni precedenti di Keber sono state segnate dalla violenza. Alcune ex lo avrebbero lasciato dopo aver subito aggressioni e non mancherebbero casi analoghi in cui qualcuna lo ha segnalato alle forze dell’ordine. L’uomo avrebbe sofferto di problemi psicologici, a conferma di ciò ci sarebbe un precedente tentativo di suicidio. Eppure, le testimonianza dei suoi conoscenti lo ritraggono come un uomo di compagnia, a cui piaceva organizzare cene e feste con gli amici, che amava i motori e la velocità. Una personalità duplice che sotto la facciata gioviale, nascondeva una minaccia per le donne che entravano nella sua rete.

ZAIA: “SU TANIA TERRIN UN FALLIMENTO, LO STATO PROTEGGA”

“Quando una donna denuncia violenze, minacce o persecuzioni, lo Stato deve poter mettere in campo tutti gli strumenti necessari per proteggerla concretamente. Non possiamo accettare che, nonostante segnali così gravi, si arrivi comunque a un femminicidio. La risposta dello Stato deve essere ferma, rapida e senza esitazioni”. Lo dichiara il Presidente del Consiglio regionale del veneto Luca Zaia, in relazione al femminicidio di Tania Terrin a Camponogara. “Si tratta di un fallimento. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza. Tania Terrin aveva denunciato l’ex compagno, aveva già subito violenza e nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del Questore. E oggi Tania non c’è più. Di fronte a una tragedia come questa non possiamo limitarci al cordoglio: dobbiamo chiederci che cosa non abbia funzionato e intervenire con ancora maggiore determinazione”, continua Zaia, per cui- sul versante della cultura per le nuove generazioni è importante “il lavoro portato avanti dalla Fondazione Giulia Cecchettin”.
“Ma dobbiamo essere altrettanto chiari: la cultura da sola non basta. Deve funzionare anche la repressione, e deve essere ancora più severa. Le norme devono essere ulteriormente inasprite e rese sempre più efficaci, tempestive e adeguate alla gravità del rischio. Alla mamma di Tania, ai suoi familiari e a tutte le persone che le hanno voluto bene rivolgo le mie più profonde condoglianze e la vicinanza dell’intero Consiglio regionale del Veneto”, conclude Zaia.

SCHLEIN: “EDUCAZIONE SESSUOAFFETTIVA E PIÙ PROTEZIONE PER CHI DENUNCIA”

“Il femminicidio di Tania Terrin, uccisa dall’ex compagno la sera di Ferragosto a Camponogara, in provincia di Venezia, ci lascia sconvolti. La vittima aveva già denunciato il suo assassino, era già stata vittima di aggressioni ed erano scattate misure a sua tutela. Questo atroce femminicidio ci deve interrogare profondamente sull’efficacia del sistema di protezione delle donne vittime di violenza”. Così in una nota la segretaria del Pd, Elly Schlein.
“La politica e le istituzioni devono fare molto di più, per rendere più efficaci le misure di protezione per chi denuncia e sostenendo in modo molto più robusto la rete dei centri antiviolenza che ogni giorno fanno già tantissimo per accogliere e proteggere le donne vittime di violenza. Anche per questo, lo ripetiamo ancora una volta, è urgente agire anche sulla prevenzione, a partire dalla formazione specifica degli operatori della giustizia, delle forze dell’ordine e delle pubbliche amministrazioni, in cui è fondamentale coinvolgere i centri antiviolenza e le loro competenze. La formazione e la specializzazione della rete- continua Schlein- sono essenziali per fare una accurata valutazione dei rischi che corrono le donne e disporre gli strumenti di tutela più adeguati al caso specifico. E la prevenzione deve partire dall’educazione sessuoaffettiva obbligatoria in tutti i cicli scolastici, per sradicare sin da principio la cultura patriarcale del possesso sul corpo e sulla vita delle donne. Non basta la repressione se non miglioriamo la prevenzione. Ed è un dovere di tutti e di tutte, davanti a un fenomeno strutturale come la violenza di genere”.

(photo credit: Tania Terrin/Fb e Dino Keber/Fb)




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Cristina Rossi

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