Ha 21 anni, vive ad Ascoli Satriano e ha deciso di rivolgersi alla redazione per raccontare una vicenda personale e giudiziaria che sostiene di trascinarsi ormai da mesi. Una storia delicata, che parte da una relazione sentimentale iniziata nel 2024 e arriva a una presunta violenta aggressione durante una crociera nel febbraio dell’anno successivo.
È il racconto della giovane, dunque una ricostruzione che riporta le sue dichiarazioni e le accuse formulate nei confronti dell’ex fidanzato. Accuse che non possono essere considerate responsabilità accertate e sulle quali l’uomo ha pieno diritto di fornire la propria versione dei fatti.
La ragazza ha chiesto di raccontare pubblicamente la propria esperienza perché, sostiene, dopo aver denunciato quanto sarebbe accaduto non avrebbe ancora ottenuto giustizia.
La relazione e il trasferimento a Foggia
La giovane racconta di aver conosciuto nel 2024 un ragazzo di Foggia e di aver iniziato successivamente una relazione con lui. Il fidanzato sarebbe entrato rapidamente anche nella vita della sua famiglia.
Poi la proposta di trasferirsi a Foggia e lavorare nelle attività riconducibili alla famiglia del compagno. Per la ragazza, che non aveva mai vissuto lontano dai genitori né convissuto con un partner, sarebbe stato un cambiamento radicale.
“Per amore e per crearmi anche un futuro io accetto”, racconta.
Con l’inizio della convivenza, però, sostiene di aver cominciato a notare comportamenti diversi. Prima atteggiamenti che descrive come verbalmente aggressivi, poi, secondo il suo racconto, anche episodi di violenza fisica.
Ai genitori avrebbe nascosto tutto. Quando questi si accorgevano del suo cambiamento, lei attribuiva il proprio stato allo stress provocato dal lavoro e dalla nuova vita.
La crociera e le liti per gelosia
Il 22 febbraio 2025 la coppia parte per una crociera. La vacanza era stata regalata dalla madre dell’allora fidanzato e la ragazza racconta di aver accettato nonostante la relazione fosse già attraversata da forti tensioni.
Sperava, spiega, che quel viaggio potesse migliorare le cose.
Secondo la sua versione, invece, i contrasti sarebbero cominciati praticamente subito. Alla base ci sarebbe stata soprattutto la gelosia dell’uomo, che l’avrebbe accusata di ricambiare gli sguardi di altri uomini.
La ventunenne descrive anche una condizione di forte pressione psicologica. L’allora compagno, sostiene, avrebbe utilizzato la propria posizione economica e lavorativa per mortificarla, facendole pesare il lavoro che le aveva procurato e persino lo stipendio percepito.
“Mi prese a schiaffi, poi calci e pugni”
Il momento più grave, secondo la denuncia della giovane, sarebbe arrivato durante l’ultima sera trascorsa sulla nave.
Dopo cena, sul ponte 10, sarebbe scoppiata l’ennesima discussione. È qui che, secondo il racconto della ragazza, l’uomo avrebbe cominciato a colpirla.
“Mi inizia a prendere a schiaffi, io cado perché le gambe non mi reggono, e inizia a prendermi a calci e pugni”, racconta nella lettera inviata alla redazione.
La giovane sostiene che la zona fosse coperta da una telecamera di videosorveglianza. Dopo l’aggressione sarebbe riuscita a raggiungere la propria cabina, dove si sarebbe accasciata a terra con perdite di sangue dalla bocca e dal naso.
Racconta di aver chiesto aiuto al fidanzato, ricevendo invece una frase che ancora oggi ricorda: “Tu hai fatto la puttana e questo ti meriti”.
Anche questo passaggio appartiene integralmente alla versione della giovane e dovrà essere valutato nelle sedi competenti.
Lo sbarco a Bari e il ritorno dai genitori
Il giorno successivo la coppia sbarca a Bari. La ragazza racconta di avere l’occhio gonfio e una ferita all’interno del labbro e di aver indossato gli occhiali da sole per nascondere i segni.
Una volta tornata a Foggia avrebbe recuperato le proprie valigie per rientrare ad Ascoli Satriano dai genitori.
È durante il tragitto che avrebbe deciso di raccontare tutto. “Accusavo dolori alla testa e alle costole”, spiega.
Inizialmente avrebbe rifiutato di andare in ospedale, ancora convinta che il compagno potesse chiederle scusa e che la situazione potesse tornare quella di prima. Durante la notte, però, le sue condizioni sarebbero peggiorate e la giovane decise di rivolgersi al Policlinico Riuniti di Foggia.
Il passaggio in ospedale e la denuncia
La ventunenne riferisce che in ospedale sarebbe stato attivato il percorso previsto per le vittime di violenza e che i sanitari avrebbero riscontrato diverse lesioni, tra cui ecchimosi e traumi al naso e alle costole, con una prognosi che la stessa giovane indica in tre giorni.
Il giorno successivo si sarebbe quindi recata dai carabinieri a Foggia per presentare denuncia contro l’ex compagno.
Da quel momento, racconta, sarebbe iniziata una seconda battaglia, questa volta giudiziaria.
“Il procedimento archiviato per difetto di giurisdizione”
Secondo quanto riferito dalla ragazza, il procedimento aperto a Foggia sarebbe stato successivamente archiviato per difetto di giurisdizione, in relazione al luogo nel quale sarebbe stata commessa la presunta aggressione.
È proprio questo l’aspetto contro il quale oggi la giovane concentra la propria amarezza.
Sostiene che non sarebbero stati acquisiti i filmati della videosorveglianza della nave e che non sarebbe stato ascoltato il comandante. La ragazza contesta quindi che, a suo giudizio, non siano stati compiuti tutti gli approfondimenti che avrebbero potuto contribuire a ricostruire quanto accaduto a bordo.
Anche questi aspetti vengono riportati sulla base della lettera ricevuta dalla redazione e necessitano di essere confrontati con gli atti del procedimento per ricostruire esattamente le ragioni e gli effetti del provvedimento giudiziario.
“Non so più a chi chiedere aiuto”
A distanza di mesi, la ventunenne dice di sentirsi ancora senza risposte. È questa la ragione che l’ha spinta a rendere pubblica la propria storia.
“Io ad oggi non so più a chi chiedere aiuto”, scrive.
Una richiesta che arriva dopo una denuncia e un procedimento che, secondo quanto raccontato dalla giovane, non avrebbe portato all’accertamento nel merito delle accuse.
Resta una vicenda nella quale è indispensabile distinguere il drammatico racconto della giovane dall’accertamento giudiziario dei fatti. Le accuse nei confronti dell’ex fidanzato rappresentano la versione della denunciante e non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza. Allo stesso modo, le circostanze relative all’archiviazione e alle attività investigative potranno essere definite compiutamente soltanto attraverso l’esame dei relativi atti giudiziari.
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