L’ex direttore artistico del festival accusa Comune, C.Volo, Pd e Prefettura: “Sono stato estromesso con un pretesto”. Annunciate azioni legali e nuove accuse sul fallimento della manifestazione
REGGIO EMILIA – Victor Milani contro tutti. Due mesi dopo essere stato estromesso dall’Hellwatt festival, format musicale da lui inventato che avrebbe dovuto portare alla Rcf Arena alcune tra le maggiori star musicali internazionali, l’ex direttore artistico della manifestazione torna a Reggio Emilia per togliersi manciate di sassolini dalle scarpe. E ne ha per tutti: il Comune che a febbraio aveva in pompa magna ospitato la presentazione del festival in municipio, la società C.Volo che gestisce l’arena, il Pd reggiano e il prefetto Salvatore Angieri che, annullando le due principali date del festival di luglio (i concerti di Kanye West e Travis Scott), ne ha decretato a inizio giugno l’annullamento.
L’occasione del “one man show” di Milani, durato oggi oltre due ore in municipio, è stata data dai gruppi di opposizione in Comune a Reggio (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Lista civica per Reggio e Coalizione civica) che, dopo la commissione del 12 giugno in cui è stato audito l’amministratore di C.Volo Enrico Cattini, avevano chiesto di ascoltare anche l’ex direttore artistico per capire le motivazioni sottostanti “l’annullamento del festival, che ha messo in ridicolo la città a livello internazionale”.
La commissione prevista per giovedì scorso è stata però fatta saltare dalla maggioranza che non si è presentata (provocando la mancanza di numero legale). Da qui la conferenza stampa indetta per oggi dalle minoranze, con Milani a fare da mattatore. Il manager musicale è arrivato oggi in piazza Prampolini scortato da due guardie private perché, spiega, “sono stato minacciato. A Reggio Emilia mi chiamano truffatore e mi hanno detto che non dovevo tornare in città”. E ancora: “C’è un clima d’odio nei miei confronti e il sindaco – Marco Massari – ha in parte contribuito a crearlo”, è la sua accusa.
Il “padre” dell’Hellwatt festival non era poi da solo. In risposta a quanti lo hanno accusato di essere in sostanza uno “sconosciuto” nel mondo dello spettacolo che conta, Milani è stato accompagnato da Adam Clay, cantante e dj italo-caraibico, presentato come suo amico e socio nel progetto Hellwatt. Che avrebbe dovuto svolgersi nel 2025.
“Nel 2024 – spiega Milani – sono stato chiamato da C.Volo per rilanciare la Rcf Arena, sostanzialmente isolata da tutti i circuiti dei concerti live. Loro volevano farlo nel 2025, ma io li ho sconsigliati perché eventi di un certo calibro non si organizzano in mesi, ma in anni”. Però, sempre secondo la sua versione, Milani avrebbe fatto un lavoro troppo buono, andando così – sempre secondo il suo racconto di oggi – a destabilizzare equilibri di mercato consolidati, gestiti, dice, in gran parte dalla società internazionale “Live nation”.
Quando “qualcosa non la puoi controllare – attacca Milani – parte la macchina del fango. Evidentemente il nostro progetto, a cui abbiamo lavorato per due anni senza alcun compenso, era scomodo per qualcuno”. Annunciando di aver già imbastito diverse cause legali (anche per diffamazione contro giornalisti) il promoter passa poi a smontare quella che definisce la “versione di comodo, studiata a tavolino e preparata senza nessun documento a supporto” da C.Volo, peraltro accusata di non aver ancora proceduto ai rimborsi dei biglietti venduti. La società ha sostenuto infatti, anche recentemente in commissione, di aver interrotto i rapporti con Milani per le sue richieste troppo esose, tali da inficiare la sostenibilità del festival. Milani ribatte invece: “Io ho rispettato il budget che mi è stato comunicato solo a fine aprile, e anzi avevo elaborato anche un piano B per far risparmiare la società”.
Secondo Milani, in particolare, “C.Volo intendeva finanziare il festival con i ricavi dei biglietti venduti”, per un totale di risorse disponibili alla fine di aprile pari a circa sette milioni. I costi di produzione sarebbero poi potuti scendere a due milioni, utilizzando come palco una vecchia nave acquistata in Olanda per 85.000 euro. Tuttavia, dice sempre Milani, “Vittorio Dellacasa – noto promoter italiano con contatti con Live Nation – che io stesso avevo fatto entrare nel progetto Hellwatt, presentò un preventivo di 21 milioni e con quell’escamotage sono stato cacciato”. Perché? “Perché avevo chiesto ad una società indebitata per due milioni di creare un fondo a garanzia del pagamento dei nostri compensi”, dice riferendosi a C.Volo.
Milani rivela poi i costi per i concerti di Travis Scott (circa otto milioni tra compenso e produzione) e per Kanye West (circa cinque milioni solo di compenso) affermando però su quest’ultimo: “Delle sue posizioni antisemite non fregava niente a nessuno, il problema era che si temeva che non vendesse abbastanza biglietti”. L’Hellwatt festival, che puntava in totale a 170.000 spettatori distribuiti su cinque date, prosegue il promoter, era poi in regola con i piani della sicurezza e avrebbe avuto (nelle intenzioni originali di Milani) anche dei ‘fratellini’: un minifestival di tre giorni ad Halloween e un evento dall’Immacolata all’Epifania a tema natalizio con artisti come Cristina Aguilera e Lionel Richie.
Milani, infine, punta il dito sugli amministratori reggiani, a cominciare dal vicesindaco Lanfranco De Franco. “Dice che C.Volo è un promoter che ha fatto ottimi concerti. E’ falso. E’ una società con un solo dipendente che fa altro”. E poi sul sindaco Marco Massari che ha definito la cacciata del manager “saggia ma tardiva”. Le “uniche cose sagge ma tardive qui sarebbero le sue dimissioni, perché ricordo che C.Volo è partecipata dal Comune che eroga soldi pubblici sprecati (ma questo non risulta dalle visure camerali e nemmeno risulta che il Comune abbia messo soldi dentro a C. Volo, ndr), perché quest’anno all’arena non ci saranno concerti”.
Per quanto riguarda il prefetto, infine, Milani afferma: “I piani per la sicurezza c’erano. Ma è certo che il prefetto ha evitato a C.Volo di perdere un sacco di soldi”. Cosa che non è detto non avvenga comunque, “in un’aula di Tribunale” (Fonte Dire).
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Paolo Pergolizzi
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