La Grecia strappa 251 spiagge all’overtourism: niente lettini, ombrelloni, beach bar e musica ad alto volume. Ecco dove


Niente lettini, ombrelloni, beach bar o anche musica ad alto volume su 251 spiagge tra le più belle della Grecia. È una delle novità dell’estate 2026 e rappresenta il tassello più visibile di una strategia più ampia con cui il governo di Atene punta a preservare il proprio patrimonio costiero e marino e anche a contenere gli effetti dell’overtourism. Un approccio diverso rispetto a quello italiano dove, quando si parla di spiagge, il dibattito è occupato dalla questione delle concessioni balneari tra rinvii, proroghe e scontri politici.

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Le 251 spiagge libere e protette della Grecia si trovano in gran parte all’interno della rete europea Natura 2000 dei siti di interesse comunitario e comprendono alcuni dei luoghi più iconici del turismo ellenico sia nell’Egeo sia sul versante ionico. Alcune sono celebri per il loro ambiente meraviglioso, tra gli scorci più incantevoli del Mediterraneo, luoghi capaci di attrarre frotte di turisti e, con loro, anche richieste per progetti balneari e attività commerciali.


La laguna e la spiaggia paradisiaca di Balos, sull’isola di Creta in Grecia

La laguna e la spiaggia paradisiaca di Balos, sull’isola di Creta in Grecia

La mappa delle spiagge protette in Grecia

A Creta rientrano nella lista dei litorali messi sotto tutela da attività di ogni genere la laguna di Balos, la spiaggia rosa di Elafonissi, Falassarna e Gramvousa. Nelle Piccole Cicladi rientrano le spiagge di Iraklia, Schinoussa, Koufonissi, comprese Pori e Italida, oltre all’isola disabitata di Keros. L’elenco comprende anche le spiagge di Chalikounas a Corfù, Kastro a Lefkada, Paralia Velanio a Skopelos, a Samos ci sono Limnos, Folegandros e Sikinos, poi l’isolotto di Kyra vicino ad Alonissos, oltre ad aree della Grecia continentale come Kalamaki e il Parco nazionale della laguna di Messolonghi.

Spiagge libere, almeno il 70% dei litorali privo di lettini e ombrelloni

Nelle 251 spiagge in lista non sarà concesso nulla, né stabilimenti balneari né bar o ristorantini, ma una serie di altre restrizioni si estendono anche lungo tutte le altre coste greche per garantire l’accesso al mare e la libera fruizione. Il governo ha infatti imposto che almeno il 70% della superficie dei litorali resti privo da lettini e ombrelloni, una quota di spiaggia libera che sale all’85% nelle aree protette.

Sono norme e politiche a tutela del patrimonio pubblico accolte con soddisfazione da molte comunità locali. A Lipso, isoletta di 790 abitanti nel Dodecaneso, tutte le 23 spiagge dell’isola sono entrate nell’elenco delle aree protette su richiesta proprio della comunità locale, per impedire la loro trasformazione in una successione di stabilimenti privati. Simile anche il caso della famosa Koufonissi, stupenda isoletta delle Cicladi quasi disabitata ma vicina alla frequentatissima Naxos, dove 13 spiagge sono state salvaguardate dopo mesi di proteste dei residenti contro il progetto di un nuovo beach bar.


Un patrimonio costiero che si estende per oltre 13mila chilometri

Dietro l’aumento delle spiagge protette c’è una strategia più ampia della Grecia di tutelare e, allo stesso tempo, valorizzare il proprio patrimonio costiero che si estende per oltre 13mila chilometri, il maggiore d’Europa. Il ministero dell’Ambiente greco ha infatti varato un nuovo Quadro speciale di pianificazione territoriale per il turismo, un documento che punta a governare la crescita del settore turistico secondo criteri di sostenibilità. Alla base del nuovo piano turistico c’è la classificazione del territorio in base alla pressione turistica, in una scala di 5 livelli, da A ad E, per cui vengono fissati limiti precisi allo sviluppo edilizio e ricettivo. Al livello A corrisponde un territorio già turisticamente sviluppato e quindi da tenere sotto controllo, mentre il livello E, all’opposto, è un’area dove poter potenziare lo sviluppo.

Mykonos e Santorini nelle zone di livello A

Nelle zone di livello A rientrano destinazioni simbolo dell’overtourism, come Mykonos e Santorini, dove, assieme alle altre isole e località più congestionate, le nuove strutture ricettive non potranno superare i 100 posti letto, sarà privilegiata la riqualificazione degli alberghi esistenti rispetto alla costruzione di nuovi complessi e saranno vietate edificazioni entro 25 metri dalla linea di costa. Il piano prevede inoltre una maggiore tutela delle aree naturali protette e lascia aperta la possibilità di limitare anche gli affitti turistici brevi nelle località più sotto pressione.

Mykonos

Mykonos

L’obiettivo del governo ellenico non è solo ambientale ma anche economico, e punta a gestire meglio il turismo distribuendo i flussi per evitare che il successo del proprio mare diventi con il tempo una causa di degrado e quindi faccia perdere l’attrattività della Grecia nel lungo periodo.


Il confronto (impietoso) con le spiagge italiane

Fare un confronto con l’Italia sembra inevitabile. Le coste italiane hanno uno sviluppo complessivo, tra la penisola e le isole, di circa 8.000 chilometri sui quali ci sono zone sottoposte a stretta tutela ambientale, con 30 aree marine protette e due parchi sommersi che salvaguardano circa 231 mila ettari di mare e 711 chilometri di costa. Ma al di fuori di queste zone la gestione del litorale segue una logica diversa. I litorali italiani sono infatti caratterizzati, nelle aree più frequentate e nelle località turistiche, da un sistema di migliaia di concessioni balneari.

Le concessioni balneari in Italia

Solo in Liguria se ne contano oltre 2.600, mentre regioni come Calabria, Emilia-Romagna, Campania, Toscana e Sardegna, hanno tutte più di 1.600 concessioni o stabilimenti. In totale in Italia ci sono oltre 18mila concessioni balneari e da anni il confronto politico si concentra quasi esclusivamente sul loro rinnovo e sulla loro messa a gara, mentre finora è rimasta sullo sfondo una riflessione complessiva sul rapporto tra sfruttamento turistico, tutela del paesaggio e diritto di accesso alle spiagge. La Grecia, invece, sembra aver scelto di affrontare la questione in modo chiaro. E prima ancora di discutere chi gestirà le spiagge, ha deciso quali tratti di costa non dovranno essere trasformati, dove sarà possibile costruire, quanto turismo ogni territorio potrà sostenere e quali limiti imporre allo sviluppo. Una differenza di impostazione che racconta due modi molto diversi di considerare il mare non solo come patrimonio naturale ma anche pubblico.

Il Sud Italia custodisce un patrimonio balneare unico, dove la varietà dei paesaggi disegna una linea costiera tra le più spettacolari d’Europa.


A guidare la classifica geografica sono la Puglia e la Calabria: due terre protese tra due mari che contano circa 800 chilometri di coste ciascuna, dove la macchia mediterranea sfiora litorali selvaggi e baie attrezzate. Accanto a loro la Sicilia, un’isola-continente che insieme ai suoi arcipelaghi minori offre scenari paradisiaci e oasi naturalistiche incontaminate, spesso tutelate come aree marine protette.

Questo viaggio tra i dieci arenili imperdibili del Mezzogiorno d’Italia spazia dalla sostenibilità delle Spiagge Bianche di Lipari (Eolie, Sicilia) e di Torre Guaceto a Carovigno (Puglia) , fino alle geometrie di tufo di Cala Rossa a Favignana e alla ‘nicchia’ di Calamosche nell’oasi di Vendicari a Noto (entrambe in Sicilia).

Un itinerario che tocca la biodiversità del Parco delle dune di Campomarino a Maruggio, le scogliere monumentali della Scala dei Turchi a Realmonte (Sicilia) e la limpidezza profonda delle Isole Tremiti (Puglia); e ancora, in terra di Calabria, Ricadi e la Baia di Riaci sul Tirreno, la Spiaggia della Tonnara di Palmi, situata lungo la Costa Viola in Calabria, Tropea col suo scenografico Santuario lungo la Costa degli Dei. Basta sfogliare le pagine per scoprire queste 10 splendide località, tutte italiane.

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