Variare ci rende più stabili



DA MONZA al mondo. Elesa dal 1941 ad oggi guarda al futuro, producendo tutto in Italia e puntando all’innovazione. È questo il racconto di Carlo Bertani, amministratore delegato dell’azienda, fondata a Monza, dal nonno, suo omonimo e come lui ingegnere meccanico. Alberto, suo padre, oggi 101 anni, è il presidente della società. Carlo guida Elesa con il fratello Andrea: “Siamo un’azienda famigliare, nata in Brianza, dove ancora abbiamo il cuore e dove investiamo ogni anno. il nostro orizzonte però è il mondo. esportiamo in 60 paesi e abbiamo oggi un catalogo di prodotti molto vasto. Elesa è un gruppo che produce componenti. meccanici e meccanici elettronici per macchinari industriali, attrezzature meccaniche, automazione e molti altri settori”.

Bertani, che azienda è la sua?

“Siamo una impresa che ha due tecnologie, quella dello stampaggio della plastica, con cui abbiamo iniziato, e anche la lavorazione. Facciamo questi componenti che sono in plastica e metallo, abbiamo circa 80 mila codici a catalogo che manteniamo al 97% a magazzino, questa è la disponibilità che abbiamo di questi componenti”.

In quali settori operate?


“In tantissimi settori industriali e non. Macchine utensili, macchine per il packaging, macchine per il confezionamento farmaceutico oppure per la farmaceutica, macchine per il confezionamento alimentare o per il trattamento dei cibi. Questi sono i mercati di destinazione, cioè quello che fanno i nostri clienti scegliendo dal catalogo i nostri componenti, ma anche ad esempio macchine agricole, macchine movimento terra, strumenti di misure di laboratorio, poi abbiamo tanti altri settori che sono per esempio il medicale e non solo. Forniamo chi costruisce attrezzature per i data center, ma anche la nautica. Oggi su tanti grandi yacht si trovano nostri componenti”.

Sono molti ambiti diversi.

“Esatto, tanto che l’attività fieristica è per noi molto impegnativa. Perchè ogni anno Elesa partecipa a oltre 120 fiere di settori anche molto diversi fra loro. E lo facciamo perchè i nostri prodotti vengono impiegati davvero in molti settori. Quando mio nonno ha iniziato naturalmente non era così”.

Da dove siete partiti?

“L’azienda forniva macchine utensili o macchine tessili, poco più. Poi, naturalmente, allargando la gamma di prodotti abbiamo ampliato questi settori in maniera costante. Direi che è anche la nostra prerogative, perché ci crea molta stabilità, nel senso che quando un settore è un po’ in crisi, altri settori invece reggono e quindi non di conseguenza possiamo lavorare senza trope ansie”.


Lei condivide col nonno gli studi e il nome. Chi era Carlo Bertani?

“Mio nonno aveva iniziato il politecnico di Torino, perché a Milano non c’era ancora e poi è andato in guerra, la prima guerra mondiale. È tornato dalla guerra come ufficiale d’artiglieria. Tornato alla vita civile, ha continuato gli studi e si è laureato a Milano, perché intanto era nato il politecnico anche a Milano. Ha iniziato la sua carriera da giovane ingegnere lavorando per diverse società. In una società del gruppo Magneti Marelli, in particolare è cresciuto e da lì ha avuto la possibilità di fondare la sua azienda, che allora stampava dei materiali termoindurenti come la bachelite ed erano le prime materie plastiche che si affacciavano sul mercato”.

Poi suo padre ha puntato su standardizzazione, design e internazionalizzazione.

“Certo, perchè dopo Carlo, arriva in azienda mio padre, Alberto, anche lui ingegnere ma elettrotecnico. C’era la transizione dagli isolatori in ceramica a quelli in materiale plastico per le linee dell’elettricità aerea e quindi su brevetto inglese l’azienda aveva cominciato a produrre questi isolatori e altri componenti del settore elettrotecnico e del settore tessile. Per le macchine tessili l’azienda faceva dei rocchetti, dei componenti che andavano sulle macchine tessili. La macchina utensile, la macchina tessile e le macchine elettrotecniche: bisogna pensare che l’Italia stava costruendo tutte le città. Elesa allora faceva il terzista”.

Da lì, coi piedi sempre ben piantati a Monza, come siete arrivati al mondo?


“L’idea di mio padre è stata quella di cominciare a sviluppare dei componenti in plastica che sostituissero i componenti in metallo, che erano molto costosi e obsolete. La nostra standardizzazione, la nostra normalizzazione, è stata ripresa anche da altre aziende. Ma mio padre ha anche da subito un’altra idea, quella di curata l’estetica. Bisogna tener conto che fino agli anni settanta gli impienti industriali erano brutti da vedersi, molto funzionali, molto tecnici, meccanici, quasi tutti grigi o verde, un verde particolare che si chiama verde reseda. Mio padre intuisce che la funazionalità deve abbracciare il bello e inizia a fare componenti ergonomici ed esteticamente più belli”.

Per questo avete vinto anche molti premi, negli anni.

“I prodotti che sono stati disegnati da lui con i nostri tecnici, negli anni a venire, sono sempre stati riconosciuti per il valore aggiunto che davano al macchinario. È stata data grande attenzione all’ergonomia. È stata fatta tutta una ricerca sui materiali, ad esempio soft touch, piuttosto che su forme molto arrotondate. Si è fatto tutto uno studio sulle dimensioni in modo che, utilizzando questi componenti, l’operatore avesse un comfort. Questa ricerca sul design dei prodotti, ci ha portati a vincere molti premi di design industriale”.

Oggi esportate in 60 paesi nel mondo.

“Elesa ha tre fabbriche in Italia. Noi facciamo tutto in Italia, quindi il 100% della produzione. Nello stabilimento di Monza. Poi Elesa ha fatto due acquisizioni nel 2024 e abbiamo altre due fabbriche che fanno una a ruote industriali, l’altra sempre un’azienda di stampaggio plastica, una in provincia di Modena. In più abbiamo 15 filiali all’estero, 7 sono filiali controllate al 100% da Elesa e 8 sono filiali in joint venture paritetica con un’azienda tedesca con cui collaboriamo da 50 anni”.



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