L’Anbi lancia l’allarme: Po -39%, Adige -55%, laghi sotto media. Dati regione per regione e perché servono subito investimenti sulla rete idrica.
L’Associazione Nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) lancia un nuovo, forte allarme sulle condizioni dei fiumi e dei laghi italiani e sollecita interventi immediati sulla rete idraulica nazionale.
La richiesta di Anbi: rafforzare subito la rete idrica
«Di fronte alla crisi climatica, è indispensabile saper guardare avanti, efficientando la rete idraulica esistente ed attrezzando il territorio con infrastrutture, la cui esigenza è scritta dal divenire degli eventi. Alla politica chiediamo di creare le condizioni per avviare concretamente interventi indispensabili come quelli previsti dal Piano Invasi Multifunzionali ANBI-Coldiretti» afferma il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi.
L’Anbi rappresenta i consorzi che gestiscono canali, opere di irrigazione e difesa idraulica: strutture fondamentali per l’agricoltura, la tutela del territorio e la prevenzione dei danni da siccità e alluvioni. Il riferimento al Piano Invasi Multifunzionali ANBI-Coldiretti riguarda un insieme di interventi per creare e ammodernare bacini di accumulo dell’acqua, utili sia all’irrigazione sia alla sicurezza idraulica.
Po e Adige, i grandi fiumi del Nord in forte sofferenza
Secondo i dati diffusi da Anbi, al Nord la situazione è particolarmente critica. Da un mese esatto la portata del fiume Po ristagna al di sotto dei valori minimi considerati utili per contrastare l’intrusione salina, cioè l’avanzare dell’acqua di mare lungo il corso del fiume nelle zone di foce. Il Po registra ora un -39% rispetto alla soglia dei 450 metri cubi al secondo.
Preoccupante anche il quadro per l’Adige, il secondo fiume più importante d’Italia per lunghezza e bacino idrografico: in una sola settimana ha più che dimezzato il proprio flusso idrico, con una riduzione di circa -55%, favorendo a sua volta l’avanzare dell’ingressione salina.
L’intrusione o ingressione salina si verifica quando la ridotta portata dei fiumi non riesce a contrastare la spinta dell’acqua marina verso l’interno: un fenomeno che può compromettere le falde, i terreni agricoli e gli ecosistemi costieri.
Grandi laghi sotto media: Maggiore, Lario, Sebino e Garda
Non va meglio per i grandi laghi del Nord, riserve idriche cruciali per usi civili, agricoli ed energetici. Il lago Maggiore ha un riempimento sceso al 19,5%, con un livello idrometrico abbondantemente inferiore a quello del 2022, anno ricordato come quello della “grande sete” al Nord.
L’Anbi segnala che tutti i grandi laghi sono «largamente sotto media» e sottolinea in particolare la situazione del Lario (lago di Como) e del Sebino (lago d’Iseo):
- il Lario registra un livello di circa un metro inferiore al consueto;
- il Sebino è 86 centimetri sotto la media e risulta pieno solo al 17,9%;
Meno grave, pur restando sotto osservazione, la situazione del lago di Garda, oggi al 62,9% di riempimento.
Nord-Ovest in deficit idrico: Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia
Il quadro di scarsità d’acqua riguarda in modo diffuso il Nord-Ovest. In Valle d’Aosta, dopo un mese di giugno siccitoso, anche la prima metà di luglio è risultata particolarmente secca.
In Piemonte i flussi fluviali sono scarsi su più corsi d’acqua:
- Tanaro: portata in calo dell’83%;
- Toce: -48%;
- Stura di Lanzo: -44%.
In Lombardia, le riserve idriche complessive risultano più scarse del 40%, un dato che riflette il combinato di minori apporti da piogge e neve e maggiori prelievi, soprattutto in estate.
Veneto ed Emilia-Romagna: fiumi in crisi, minimi storici sul Savio
In Veneto, oltre alla già critica situazione dell’Adige, sono in grave sofferenza altri corsi d’acqua. L’Anbi evidenzia i casi di:
- Bacchiglione, con oltre il 60% di portata mancante rispetto ai valori normali;
- Livenza, in calo del 49%.
In Emilia-Romagna, i fiumi appenninici sono nel complesso in sofferenza. Particolarmente preoccupante è la condizione del Savio, che registra portate inferiori ai minimi storici, un segnale di stress idrico che si inserisce in un territorio già messo alla prova negli ultimi anni da eventi meteorologici estremi.
Centro Italia: Arno, Ombrone, Tronto e Trasimeno in affanno
Il deficit idrico riguarda in modo marcato anche il Centro Italia. In Toscana, i flussi nel fiume Arno sono il 39% più scarsi della media. L’Ombrone, altro importante corso d’acqua regionale, continua ad avere portate inferiori al Deflusso Minimo Vitale (DMV), cioè il livello di acqua minimo necessario per garantire la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali.
Nelle Marche, risultano decrescenti le altezze idrometriche dei fiumi, con una criticità particolare per il Tronto. In Umbria, a Polvese, il livello del lago Trasimeno è sceso a -1,82 metri, un dato che testimonia una rilevante riduzione del volume d’acqua rispetto alle quote di riferimento.
Nel Lazio, anche i piccoli bacini vulcanici dei Castelli Romani, i laghi di Albano e Nemi, mostrano segnali di calo: i livelli si sono abbassati di 3 centimetri.
Sud peninsulare: Bacini sotto pressione tra Campania, Basilicata e Puglia
Scendendo al Sud, in Campania si registrano valori in diminuzione per le altezze idrometriche dei fiumi Volturno e Sele.
In Basilicata, l’Anbi evidenzia una perdita significativa di risorsa: circa 10 milioni di metri cubi d’acqua fuoriescono ogni settimana dai principali invasi. Gli invasi sono grandi bacini artificiali destinati all’accumulo di acqua per usi potabili, irrigui ed energetici: un calo di queste dimensioni, in un contesto di scarse precipitazioni, riduce il margine di sicurezza per i mesi più caldi.
Anche in Puglia, complici il caldo torrido e l’assenza di pioggia, ogni settimana si riducono i volumi idrici stoccati nei serbatoi. Si tratta di riserve fondamentali per l’approvvigionamento idrico di una regione strutturalmente esposta al rischio siccità.
Isole maggiori: più acqua in Sicilia, estate meno tesa in Sardegna
Il quadro nelle isole maggiori mostra elementi in parte differenti. In Sicilia, le dighe trattengono ancora oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua, pari al 65% in più rispetto al 2025. Si tratta di un livello che, nelle rilevazioni di Anbi, risulta sensibilmente superiore rispetto all’anno di confronto indicato, garantendo al momento un margine di maggiore disponibilità.
In Sardegna, i volumi idrici immagazzinati nei bacini si sono ridotti, ma l’Anbi sottolinea che sarà un’estate caldissima, tuttavia «più serena» rispetto agli anni scorsi, proprio grazie a una situazione delle scorte meno critica rispetto ad altre stagioni recenti.
Perché la rete idraulica è decisiva per economia e territori
L’allarme di Anbi mette in luce come la crisi climatica – con periodi prolungati di siccità alternati a piogge intense – renda sempre più centrale la gestione dell’acqua. Fiumi in sofferenza, laghi sotto media e invasi in rapido svuotamento hanno impatti rilevanti su:
- agricoltura, che dipende in larga misura dall’irrigazione;
- fornitura di acqua potabile per famiglie e imprese;
- produzione idroelettrica, legata ai livelli di fiumi e bacini;
- equilibri ambientali, con ecosistemi fluviali e lacustri sotto stress.
Da qui la richiesta di Anbi di «efficientare la rete idraulica esistente» e dotare il territorio di nuove infrastrutture idriche, come gli invasi multifunzionali, pensati per accumulare acqua nei periodi più piovosi e restituirla nei momenti di carenza, contribuendo anche alla sicurezza idrogeologica.
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