Sviluppo sostenibile, Italia sotto la media Ue nel 49% degli indicatori


Nuovo Rapporto Istat su Agenda 2030: Italia sotto la media Ue nel 49% degli indicatori di sviluppo sostenibile, con forti divari tra Nord e Sud.


8 Luglio 2026 alle 12:21





Preferisci ascoltare il riassunto audio?


L’Italia continua a inseguire la media europea sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. A quattro anni dalla scadenza del programma, il nuovo aggiornamento del Rapporto Istat sugli SDGs (Sustainable Development Goals) segnala un quadro in chiaroscuro: alcuni miglioramenti nel tempo, ma ancora molte criticità aperte.

Quasi metà degli indicatori peggiori della media Ue

L’Istat rileva che, nel 2025, circa la metà degli indicatori utilizzati per misurare il cammino dell’Italia verso lo sviluppo sostenibile, pari al 49,0%, colloca il Paese in una posizione di svantaggio rispetto alla media dell’Unione europea a 27 Stati.

Solo il 34,0% degli indicatori segnala un vantaggio dell’Italia sulla media Ue, mentre il 17,0% mostra un posizionamento prossimo alla media europea. Gli indicatori sono gli strumenti statistici con cui si misurano in modo oggettivo i progressi verso i 17 obiettivi globali (come riduzione della povertà, qualità dell’istruzione, lotta al cambiamento climatico).

Rispetto al 2015, anno di adozione dell’Agenda 2030, Istat osserva comunque un parziale miglioramento: all’epoca gli indicatori favorevoli all’Italia erano il 28%, mentre quelli sfavorevoli salivano al 54%. Il quadro resta però complesso, in uno scenario economico, sociale e geopolitico profondamente mutato rispetto al momento in cui i 17 Obiettivi sono stati definiti.


Dove l’Italia va meglio: consumi, energia, fame zero e parità di genere

Il profilo più favorevole, sottolinea l’Istat, emerge per il Goal 12 dell’Agenda 2030, dedicato a “Consumo e produzione responsabili”. In questo ambito, tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in una posizione migliore rispetto alla media Ue27.

Performances relativamente positive si registrano anche in altri obiettivi:

  • Goal 2 – Fame zero: riguarda sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile;
  • Goal 5 – Parità di genere: misura il divario tra uomini e donne in diversi ambiti (lavoro, politica, diritti);
  • Goal 7 – Energia: copre l’accesso a energia pulita e sostenibile e l’efficienza energetica;
  • Goal 16 – Pace, giustizia e istituzioni: valuta il funzionamento delle istituzioni, la sicurezza e lo stato di diritto.

In questi settori, segnala l’Istat, prevalgono gli indicatori con valori migliori della media Ue, segno che il Paese ha accumulato alcuni punti di forza, anche grazie a politiche pubbliche e iniziative private orientate alla sostenibilità.

Le aree più critiche: suolo, lavoro, clima, disuguaglianze e imprese

Il fronte più problematico, secondo il Rapporto, è quello del Goal 15 – Vita sulla terra, che include la tutela degli ecosistemi terrestri, la biodiversità e l’uso sostenibile del suolo. In questo obiettivo, tutti gli indicatori collocano l’Italia in una posizione peggiore della media europea.

Criticità importanti emergono anche in una serie di altri obiettivi chiave per la crescita economica e la transizione ecologica:


  • Goal 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica, che guarda a occupazione, qualità del lavoro e produttività;
  • Goal 13 – Lotta al cambiamento climatico, legato alle emissioni e alle politiche di mitigazione e adattamento;
  • Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze, sia di reddito sia territoriali e sociali;
  • Goal 11 – Città e comunità sostenibili, che valuta vivibilità urbana, mobilità e servizi;
  • Goal 9 – Imprese, innovazione e infrastrutture, cruciale per competitività e sviluppo tecnologico.

In questi ambiti, precisa l’Istat, la quota di indicatori critici è particolarmente elevata, segnalando ritardi che possono incidere sia sulla qualità della vita dei cittadini, sia sulla capacità del sistema produttivo di restare competitivo in un contesto europeo in rapido cambiamento.

Tendenze nell’ultimo decennio: servono progressi più rapidi

L’istituto di statistica analizza anche l’andamento nel tempo delle misure associate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Le tendenze dell’ultimo decennio restituiscono, si legge nel rapporto, “un quadro parzialmente positivo” ma che mette in luce “l’esigenza di un’accelerazione”.

Guardando all’intero periodo considerato:

  • il 53,8% delle misure risulta in miglioramento;
  • l’11,3% è in peggioramento;
  • per il 34,8% delle misure la tendenza non è univocamente determinabile.

Nell’ultimo anno, la dinamica è più contrastata: circa la metà delle misure, il 51%, risulta in miglioramento; oltre un quarto mostra una situazione di stabilità o stagnazione, mentre i peggioramenti interessano il 24% delle misure.

Per chi guarda ai temi economici e sociali, questi dati indicano che la direzione complessiva è positiva, ma la velocità dei progressi non appare sufficiente a colmare in tempi brevi il divario con la media europea, soprattutto in alcune aree chiave.


Divari territoriali: il dualismo Nord-Sud e le sorprese ambientali

Il Rapporto Istat dedica un focus alle differenze regionali, rilette attraverso la cosiddetta tassonomia delle “5P” dell’Agenda 2030:

  • People (persone): povertà, salute, istruzione, condizioni sociali;
  • Prosperity (prosperità): crescita economica, lavoro, innovazione;
  • Planet (pianeta): ambiente, clima, biodiversità;
  • Peace (pace): istituzioni, sicurezza, giustizia;
  • Partnership (partnership): cooperazione tra attori pubblici e privati.

La lettura dei dati, spiega l’Istat, evidenzia una geografia articolata. Nelle aree People e Prosperity si conferma il tradizionale dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno, che sconta livelli più bassi di occupazione, reddito e servizi.

Le aree Planet, Peace e Partnership mostrano invece una polarizzazione più sfumata e, per molte delle misure ambientali, risultati relativamente più favorevoli per il Mezzogiorno. Un elemento che segnala come alcune regioni del Sud, pur in presenza di debolezze economiche e sociali, possano presentare performance migliori su alcuni fronti ambientali e di tutela del territorio.

Nel complesso, l’aggiornamento dell’Istat offre quindi una fotografia dettagliata dei progressi e dei ritardi dell’Italia rispetto all’Agenda 2030, utile sia ai decisori pubblici sia agli operatori economici per orientare politiche e investimenti in chiave sostenibile.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.



#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 aigc-n-ansa

Source link

Di