Recensione Rhythm Paradise Groove, un ritorno in grande stile


C’è chi dopo una giornata pesante, carica di stress e impegni lavorativi, trova appagante sedersi davanti a un gioco impegnativo e che richiede la massima concentrazione come un souls-like. C’è chi vuole immergersi in vite parallele con titoli rilassanti e simulativi come The Sims. E, infine, c’è chi vuole… catapultarsi in minigiochi assurdi, tanto stupidi quanto divertenti e capaci di strappare sempre una risata. Ovviamente, io rientro in quest’ultima categoria, ed è per questo che Ryhthm Paradise è uno dei miei comfort game per eccellenza.

Ho sempre amato sia i giochi ritmici che i giochi “idioti” (passatemi il termine), quindi quando all’epoca scoprii Rhythm Paradise per Nintendo DS divenne, chiaramente, ben presto un ossessione. Nonostante sia forse una delle serie più sconosciute di Nintendo, per chi la conosce è sicuramente indimenticabile; per chi non l’ha mai sentita nominare, invece, la descrizione migliore che vi posso offrire è proprio il “comfort game”, un rifugio digitale capace di azzerare la negatività a suon di vibrazioni positive e di musica.

Dopo ben undici anni di assenza dalle scene, il colosso di Kyoto ha finalmente deciso di riportare Rythm Paradise sotto i riflettori con Rhythm Paradise Groove, il quale non si limita a segnare il tanto atteso ritorno per tutti i fan, ma si impone prepotentemente come il capitolo più massiccio e rigiocabile mai confezionato dagli sviluppatori. 


Lasciati guidare dal ritmo

Chi mastica già le follie del brand sa esattamente a cosa va incontro, mentre i novizi potrebbero inizialmente scambiare l’esperienza per un clone di WarioWare, complice un umorismo brillante e un gameplay base che richiede la pressione di appena uno o due tasti (nulla a togliere a WarioWare, ovviamente, altra serie assolutamente geniale e che chi apprezza Rhythm Paradise sicuramente amerà). La realtà dei fatti, però, restituisce un test davvero severissimo per il senso del ritmo del giocatore, chiedendo, difatti, un coinvolgimento fisico totale in cui le dita fanno solo il minimo indispensabile: dubito che riuscirete a completare un livello senza battere un piede a ritmo o senza far oscillare la testa, soprattutto in modalità portatile.

La modalità giocatore singolo scaraventa sul piatto oltre 80 sfide dal level design tanto intuitivo quanto diabolico. I minigiochi sono estremamente vari e tutti diversi tra loro: si va da “Salto nel cerchio” dove controllerete un piccolo blob intento a saltare nei cerchi seguendo il ritmo dettato dai compagni che lo precedono, alle coreografie con gli ombrelli di “Sfilata di ombrelli”, condite da esilaranti e giudicanti occhiatacce pronte a fulminarvi al minimo errore di tempismo, passando per “Bicipiti fruttati” in cui dovrete rompere meele e limoni coi muscoli e tantissimi altri che vi lascio scoprire.

Se dalle descrizioni vi sembrano facili, beh… vi sbagliate: il sadismo degli sviluppatori esplode quando il gioco decide di accanirsi sull’aspetto visivo pur di confondervi le idee. Per esempio, in uno dei minigiochi vi verrà chiesto di far afferrare un frisbee al vostro cane al settimo secondo esatto dal lancio, ma l’inquadratura inizierà presto a stringersi su porzioni di schermo totalmente inutili, costringendovi ad affidarvi esclusivamente al conteggio mentale delle battute. In altri casi vi verrà oscurato parzialmente lo schermo o ci saranno altri tipi di glitch voluti, il tutto per rendervi la vita più difficile.

Insomma, chi cerca la gloria eterna troverà pane per i suoi denti inseguendo la valutazione “Eccellente” o affrontando le massacranti fasi “Remix”, letali calderoni in cui i vari minigiochi si fondono a tradimento in un’unica, serratissima traccia musicale.


Quando il gioco di ruolo incontra la pista da ballo

La vera punta di diamante di Rhythm Paradise Groove è Beatspell, una modalità del tutto inedita che ribalta le carte in tavola trasformando la progressione in un vero e proprio gioco di ruolo a scorrimento orizzontale. Abbandonando per un attimo la struttura a minigiochi slegati, vi ritroverete a esplorare dungeon e ad abbattere schiere di mostri lanciando magie rigorosamente a tempo di musica, guidati da un indicatore a forma di diamante che circonda il vostro alter ego magico.

L’interfaccia visiva diventa, quindi, il vostro metronomo personale per scagliare attacchi offensivi o incantesimi curativi, premiando la precisione assoluta con danni critici devastanti ai danni dei boss. Accumulando punti esperienza per potenziare le abilità, gli scontri si evolvono praticamente in complesse jam session musicali in cui diventa vitale calibrare le tempistiche dei colpi e la gestione della barra della salute, sfoderando un mix di strategia e colpo d’occhio capace di stregare senza riserve gli orfani dei GDR a turni classici.

Il tutto proseguirà finché ce la farete a completare i livelli senza esaurire i cuori a disposizione, chiaramente con un grado di difficoltà sempre in crescita. Si tratta di una modalità indubbiamente originale per la serie e, nella sua semplicità, ben riuscita, rendendo il titolo ancora più rigiocabile oltre ai classici minigiochi e offrendo una ventata d’aria fresca che dopo vent’anni sicuramente non nuoce. 

Ninja, frecce e peli del naso

Il quadro di Rhythm Paradise Groove si completa con un comparto multiplayer locale mastodontico, forte di oltre 30 sfide cooperative e competitive studiate per un massimo di quattro giocatori, terreno fertile per forgiare alleanze di ferro o distruggere amicizie storiche nel giro di un pomeriggio.


Un esempio? “Scorta ninja”, un’ansiosa missione di scorta in cui un gruppo di shinobi colorati deve respingere ondate di frecce per proteggere il proprio signore feudale; basta la minima distrazione o il ritardo di un singolo membro della squadra per far crollare l’intera difesa, imponendo una sincronizzazione collettiva che non ammette alcuna sbavatura.

Sul fronte competitivo, l’apice del caos da salotto prende, invece, forma in “Dolce attesa”, una gara all’ultimo sangue dalla premessa elementare: seduti attorno a un tavolo con un invitante trancio di torta al centro, i quattro contendenti devono premere il pulsante per afferrarla nel millisecondo esatto in cui un timer da dieci secondi scade. 

Ciascun minigioco multiplayer ha diverse evoluzioni, progressivamente più difficili, che si sbloccheranno una volta completata quella precedente, per cui anche in questo caso ci sarà pane per i denti di tutti. Peccato per l’assenza di un comparto online che avrebbe reso il titolo ancora più longevo, magari con un formato in stile battle royal per delle sfide davvero all’ultimo sangue. 

Lasciati guidare dal groove

Insomma, non servono giri di parole per promuovere a pieni voti un ritorno in scena così curato e strabordante di contenuti, capace di onorare un’eredità pesante spingendo al tempo stesso il franchise verso contaminazioni affascinanti e fresche. Che si tratti di rispolverare il vostro senso del ritmo in rigorosa solitudine o di animare una serata con gli amici a suon di mazzate sui controller, l’esordio di Rhythm Paradise Groove fissa un nuovo, altissimo standard per le produzioni musicali di casa Nintendo.


A prescindere che siate fan di lunga data e abbiate aspettato questo nuovo capitolo per dieci anni, o che siate stati incuriositi dal trailer di un gioco estremamente bizzarro, Rhythm Paradise Groove metterà a dura prova il vostro senso del ritmo, ma lo farà sempre lasciandovi un sorriso sul volto e spingendovi a riprovare una volta in più quel livello dove non riuscite a ottenere un punteggio perfetto. 


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 Giulia Serena

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