Con Meet the Driver vi racconto il lato più umano del motorsport


Bologna, 26 giugno 2026 — Dietro i riflettori del paddock e le velocità della pista, c’è un mondo che raramente trova spazio nei cronometri: quello delle persone. Proprio lo stesso che dipinge Sofia Valleri, 35enne modella italo-greca, con un percorso, il suo, iniziato fuori dagli schemi — dalla giurisprudenza alla moda, fino alla televisione — e finito con la creazione di ‘Meet the Driver’, il format che porta il motorsport oltre i risultati e dentro le storie. Proprio Valleri racconta a Quotidiano Nazionale il suo viaggio tra scelte di vita radicali, maternità, carriera internazionale e la volontà di restituire ai piloti una dimensione più intima e autentica, fatta di sogni, paure e resilienza.

Valleri, partiamo dall’inizio: chi è lei?

“Nasco a Venezia e ho studiato Giurisprudenza a Milano, seguendo un percorso che in realtà era quello che i miei genitori desideravano per me: mia madre è avvocato, mio padre professore di filosofia e artista. Poi è morta mia nonna e quella perdita mi ha fatto capire quanto la vita fosse veloce. Ho deciso di seguire quello che sentivo davvero. Sono uscita di casa, dal Veneto, sono andata a Milano e ho iniziato a lavorare come modella. Avevo già fatto alcune campagne pubblicitarie importanti, che mi permettevano di mantenermi. Da lì ho capito che non volevo scegliere tra moda, recitazione e conduzione: mi piacevano tutte e tre”.

E poi?

“Ho lavorato con Piero Chiambretti a ‘Chiambretti Supermarket’, poi mi sono trasferita a Roma per studiare recitazione, sono stata a Los Angeles per girare un film e infine mi sono trasferita a Montecarlo dopo aver conosciuto mio marito. Sono oggi mamma di due figli (Aris, 9 anni, e Leon Ayrton Tozzi, di 5, nati da Gianluca Tozzi, figlio del cantautore Umberto Tozzi, ndr) e ho iniziato a lavorare anche nel mercato televisivo francese e monegasco”.

Valleri all’ultima 24 ore di Le Mans, davanti al box Aston Martin

Da dove nasce la passione per il motorsport?

“Da mio figlio Aris. Da piccolissimo voleva diventare pilota e ho iniziato a portarlo nei kartodromi. Entrando in quel mondo mi sono resa conto che dietro ogni pilota c’era una storia incredibile, fatta di sacrifici, paure e rinunce, ma nessuno la raccontava davvero. Si parlava solo dei risultati. Così è nata l’idea di creare qualcosa che mettesse al centro la persona prima ancora del pilota, da qui è nato a maggio 2024 il format Meet the Driver”.

Cos’è esattamente? Ce lo spieghi meglio.

“È sia un podcast sia un format editoriale. L’idea è raccontare il lato umano dei protagonisti del motorsport. Ho avuto la fortuna di poter partire con contatti importanti, anche grazie al fatto che mio marito aveva frequentato il liceo con piloti come Nico Rosberg e Maro Engel, oltre al fatto che vivendo nel Principato molti piloti sono facilmente raggiungibili. Questo mi ha permesso di partire subito con interviste di alto livello”.

Quanto è stato importante questo aiuto iniziale?

“È stato fondamentale soprattutto in termini di credibilità. Venivo dal mondo della moda e molti mi vedevano semplicemente come una bella ragazza. Avere alle spalle una rete di conoscenze mi ha permesso di entrare in un ambiente molto selettivo. Poi però la credibilità bisogna conquistarsela sul campo”.

Oggi come si divide il tuo lavoro?

“Continuo ancora a lavorare come modella, ad esempio in questo periodo sono impegnata con una campagna Pirelli, ma è un’attività che occupa poco tempo. Mi sento soprattutto una presentatrice. ‘Meet the Driver’ è il progetto che assorbe la maggior parte delle mie energie. Dietro c’è tantissimo studio, bisogna parlare con manager, team principal, organizzare le produzioni. Sembra semplice, ma è un lavoro molto complesso. E poi mi impegno a essere una mamma presente per i miei figli”.

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Sofia Valleri è nata a Venezia, ha studiato Giurisprudenza a Milano poi ha scelto di diventare modella

Quante persone lavorano al progetto?

Abbiamo un team di 13 persone, coordinato dal mio partner Giuseppe Fisicaro. Io seguo tutta la parte editoriale e creativa, mentre il gruppo si occupa della distribuzione internazionale. Oggi il format viene distribuito anche in giapponese e arabo, oltre alle principali piattaforme come Spotify, Amazon Music e YouTube”.

Quanto tempo richiede realizzare un episodio?

“Il nostro è un progetto pensato sul lungo periodo, non un commento di un evento in sé, un episodio esce ogni due settimane. Non cerchiamo il contenuto virale del momento, vogliamo raccontare tutti i piloti, di tutte le categorie e in tutto il mondo, questo è quello che porta il successo al programma. Abbiamo già programmato interviste fino al 2028 e presto andremo anche in Nascar, IndyCar, Endurance, rally, motocross e prossimamente anche la MotoGP. Considerando anche quelle ancora non pubblicate, siamo intorno alle 200”.

Che differenza trova tra il pilota davanti alle telecamere e quello che incontri lei?

Enorme. Durante i weekend di gara tutti parlano della prestazione, della macchina, della strategia. Io torno all’infanzia, ai sogni, alle paure. Ci sono storie davvero molto profonde. Quasi tutti hanno perso amici in pista. È uno sport che lascia cicatrici importanti”.

Quale racconto l’ha colpita di più?

Ho nel cuore Giancarlo Fisichella. Lui mi ha raccontato che nel casco porta le fotografie di tre amici scomparsi quando correvano insieme nei kart, e oggi anche quella di suo padre. Pierre Gasly (pilota Alpine F1) porta con sé il ricordo del suo grande amico Anthoine Hubert (ex pilota di F2 scomparso nel 2019 a Spa). Poi mi ha colpito tantissimo Sebastian Wheldon, figlio del campione 2005 in IndyCar Dan Wheldon. Ha perso il padre quando era bambino e ha scelto comunque di seguire la stessa strada. Sono storie che ti fanno capire quanto sia forte la passione per questo sport”.

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Oggi Valleri è mamma di due figli: Aris, 9 anni, e Leon Ayrton Tozzi, di 5

C’è stato un momento che le ha fatto capire quanto stesse cambiando il ruolo delle donne nel motorsport?

Durante un’intervista, Vicky Piria mi disse: ‘Siamo fortunate perché un anno fa questa situazione non sarebbe stata normale’. Mi colpì molto. Oggi sento che c’è una maggiore accettazione delle donne in questo ambiente. Non siamo ancora completamente alla pari, ma il cambiamento è evidente”.

È cambiato anche il modo in cui i piloti guardano il suo lavoro?

“Moltissimo. All’inizio ero vista soprattutto come una modella. Oggi vedono quanto studio, mi preparo, il lavoro che c’è dietro ogni intervista. Il rispetto si conquista con il tempo”.

Come prepara interviste così diverse tra Formula 1, rally, Endurance e motocross?

“La struttura resta sempre la stessa, perché il format deve essere riconoscibile. Cambia invece lo studio preliminare. Cerco sempre di conoscere la disciplina, provo personalmente le esperienze quando posso e approfondisco le caratteristiche di ogni categoria”.

Che consiglio darebbe a chi vuole creare un progetto nel motorsport?

“Di parlare di qualcosa che ama davvero. Non bisogna inseguire i trend. Se si fa una cosa solo perché va di moda, prima o poi arriva qualcuno che la farà meglio. Bisogna partire da una passione autentica e costruire qualcosa di personale”.

C’è un’intervista che sogna di realizzare?

“Quella con Lewis Hamilton. Per me rappresenta la resilienza. Ha una storia umana straordinaria e sarebbe il traguardo più importante per Meet the Driver”.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

“Far crescere ancora il progetto a livello mondiale. In Giappone stiamo già ottenendo ottimi risultati e continueremo a espanderci. Ma soprattutto voglio continuare a raccontare le persone. I record possono essere battuti, le vittorie possono essere superate. Le storie umane, invece, restano”.


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