Il futuro non è il passato, dobbiamo modernizzare le serre per affrontare i cambiamenti climatici e i parassiti


La campagna 2025/26 degli ortaggi in serra in Andalusia, con Almería come epicentro, si è aperta con un’offerta limitata e prezzi superiori alla stagione precedente. Sebbene la maggior parte dei prodotti abbia registrato un calo delle quotazioni a fine inverno, per effetto dell’aumento della produzione e della concorrenza, i pomodori hanno invertito la tendenza, raggiungendo prezzi mai visti a causa di una grave carenza di offerta. Ancora una volta, il comparto delle serre dimostra la propria capacità di tenuta in un mercato europeo sempre più complesso.

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La stagione degli ortaggi in serra di Almería, iniziata lo scorso settembre, si avvia ora verso la fase conclusiva. Il ciclo è stato condizionato fin dall’inizio da eventi meteorologici irregolari, dalla pressione dei parassiti e dalle dinamiche produttive proprie della coltura, con un calo complessivo dei volumi commercializzati in tutto il settore. La situazione è risultata particolarmente evidente nelle principali aree produttive del sud-est della Spagna (Almería, Granada e Murcia), dove molte colture hanno subito aggiustamenti produttivi in funzione dei cicli di trapianto, della pezzatura dei frutti e delle condizioni agronomiche nel corso della campagna.

Nel caso dei peperoni, protagonisti indiscussi di questo inverno, i produttori hanno adottato una strategia precisa: ritardare il trapianto. L’obiettivo era evitare le alte temperature di fine estate e ridurre l’impatto di parassiti come il Thrips parvispinus, che ha pesantemente influenzato la pianificazione delle coltivazioni di peperone nella zona del Poniente. Questo ritardo ha determinato un primo trimestre con volumi commercializzati del 7% al di sotto della media storica (fino a dicembre), spingendo verso l’alto i prezzi iniziali per effetto della legge della domanda e dell’offerta. I produttori hanno visto aumentare il valore del proprio prodotto in media del 15% in questo periodo, compensando così la minore disponibilità alle aste.

“Non solo la produzione è diminuita, ma anche la qualità ne ha risentito, soprattutto nei peperoni, con una percentuale più elevata di frutti di seconda categoria a causa della persistenza del Thrips parvispinus. Continuiamo a convivere con questo parassita e non siamo ancora riusciti a tenerlo pienamente sotto controllo. Rimane una sfida aperta”, afferma Antonio Ruiz, direttore commerciale dell’azienda Murgiverde, con sede ad Almería.

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I cetrioli si sono invece rivelati uno dei grandi protagonisti in termini di redditività media, mantenendo prezzi competitivi anche nei mesi invernali di punta, quando la produzione di solito si stabilizza. “I cetrioli hanno raggiunto livelli record in modo costante, nonostante la superficie coltivata sia superiore rispetto alla stagione scorsa”, osserva Ruiz. “Per altri prodotti il rialzo dei prezzi non è stato altrettanto marcato, perché c’era disponibilità da altre origini, come i pomodori dal Marocco, dalla Turchia o dai Paesi Bassi, oppure le zucchine dal Marocco e, in misura minore, dall’Italia.”

“In questa situazione siamo stati costretti a prendere decisioni difficili, perché ci sono stati momenti in cui non riuscivamo a soddisfare i programmi per certi prodotti. La situazione è stata aggravata dalla sospensione delle spedizioni nello Stretto di Gibilterra a causa del maltempo, che ha interrotto le esportazioni marocchine”, ricorda Ruiz. “Considerando anche la stagione precedente, abbiamo vissuto un ciclo di prezzi elevati dovuto alle fluttuazioni dell’offerta e a una pressione crescente da parte della distribuzione europea. I loro margini si stanno assottigliando e, non potendo vendere a qualsiasi prezzo, questo potrebbe portare a cambiamenti nelle abitudini di consumo”, spiega il direttore commerciale di Murgiverde.

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La svolta della primavera
A partire da marzo, tuttavia, la tendenza si è invertita per la maggior parte dei prodotti. Con l’arrivo della primavera e il rialzo delle temperature, la produzione locale di peperoni si è sovrapposta all’avvio delle campagne nell’Europa centrale e settentrionale (Paesi Bassi e Belgio), a cui si è aggiunta la presenza costante delle importazioni da Paesi terzi. Le colture più sensibili alle variazioni termiche, come zucchine e melanzane, hanno subito le consuete oscillazioni “a dente di sega”, con settimane di eccesso di offerta che hanno penalizzato i prezzi alla produzione, mentre le quotazioni dei cetrioli sono crollate senza riprendersi.

Con l’inizio della primavera, però, sono stati i pomodori a catalizzare l’attenzione, con un vero e proprio “terremoto dei prezzi”. Le quotazioni sono salite fino a circa 3 euro al chilogrammo per alcune varietà, come il pomodoro datterino, a causa di una carenza di offerta senza precedenti nei momenti chiave dell’anno, conseguenza di malattie fungine provocate dalle piogge abbondanti dei mesi precedenti. “Non avevo mai visto prezzi così alti per i pomodori”, ha dichiarato Stephan van Marrevijk, responsabile commerciale di Vicasol, nei giorni precedenti alla Pasqua.

Come per altre origini, il calo produttivo ad Almería è stato determinato principalmente dalle condizioni meteorologiche avverse di gennaio e febbraio, i cui effetti si sono fatti sentire quasi due mesi dopo. “A febbraio avevamo volumi leggermente superiori alla media, ma a marzo si sono più che dimezzati”, ricorda van Marrevijk. La scarsità di offerta non riguardava solo la Spagna, ma anche altri Paesi mediterranei come il Marocco e l’Italia, mentre i Paesi Bassi non disponevano ancora di volumi significativi. La domanda ha ampiamente superato l’offerta per tutto marzo e aprile. Il “treno di tempeste” e il freddo intenso che ha colpito il sud-est della Spagna all’inizio del 2026 hanno rallentato la crescita delle piante, riducendo drasticamente le rese per metro quadrato.

“I cambiamenti climatici e la proliferazione di nuovi parassiti sono una realtà con cui fare i conti”
“Alla luce dell’esperienza degli ultimi anni, l’instabilità meteorologica, con piogge estreme, venti forti, bruschi cali di temperatura e ondate di calore, così come la diffusione di nuovi parassiti, sembrano essere una costante con cui fare i conti: si chiama ‘cambiamento climatico’”, afferma Ruiz.

“Dobbiamo ricordare che la produzione di Almería compete per quote di mercato con altre origini. Per restare un modello affidabile, capace di garantire la fornitura e di offrire non solo un prodotto di qualità, ma un servizio che ci distingua davvero dalla concorrenza, dovremo adattarci e trovare soluzioni per il futuro. Credo sia giunto il momento di fare un passo avanti e puntare su una maggiore automazione delle serre e su una genetica meglio adattata a questi nuovi scenari. Il futuro non è il passato”, conclude Ruiz.

Per maggiori informazioni:
Murgiverde
C/ Pergola, 51
04700 El Ejido – Spagna
+34 950 48 90 90
www.murgiverde.com


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