BYD apre in Ungheria, multe ai subappalti e stretta UE sul lavoro forzato


Le autorità ungheresi hanno multato i subappaltatori del cantiere BYD di Szeged, in Ungheria, per criticità nelle pratiche di lavoro. La sanzione più pesante — 34.500.000 fiorini, circa 110.350 dollari — ha colpito AIM Construction Hungary Ltd., controllata di una società di costruzioni già collegata a uno scandalo sul lavoro del 2024 nella fabbrica EV di BYD in Brasile, secondo la ricostruzione pubblicata da CNBC. Il provvedimento arriva mentre l’impianto, destinato a diventare il principale polo europeo del costruttore cinese, è già sotto osservazione per le sue pratiche di lavoro e per due incidenti mortali registrati dall’inizio dell’anno.

Per le imprese che lavorano su progetti industriali in Europa il caso è un segnale concreto: il perimetro di responsabilità non coincide con il solo committente finale, ma si estende ai subappalti di costruzione, sicurezza e manodopera che gestiscono turni, registrazioni del personale, contratti e accessi al sito. È su questi livelli della filiera che si concentrano le contestazioni delle autorità ungheresi.




Le multe e le violazioni contestate

Oltre alla sanzione sulla sicurezza occupazionale, AIM Construction è stata ammonita per una serie di altre violazioni. L’elenco diffuso dall’ufficio governativo della contea di Csongrád-Csanád comprende la registrazione tardiva dei dipendenti, violazioni delle regole sull’orario di lavoro e difetti formali nei contratti di impiego: tutti elementi che incidono sulla tracciabilità di chi lavora nel cantiere e a quali condizioni.

Non è l’unica società indicata come non conforme. LÉVAI-SECURITY Ltd. è stata multata per avere impiegato lavoratori senza una registrazione adeguata, mentre Plusz Kéz Ltd. ha ricevuto ammonimenti su questioni di supervisione del lavoro. La ricostruzione delle autorità riguarda quindi imprese di costruzione, sicurezza e fornitura di manodopera, cioè i livelli della filiera che nelle grandi opere determinano organici, turni e accesso al sito.

Per un progetto industriale di questa scala il punto operativo è proprio qui: la conformità non si misura solo sul costruttore finale, ma su una catena di subappaltatori la cui documentazione — registrazioni, contratti, orari — diventa il primo terreno di verifica per le autorità.

Il regolamento UE sul lavoro forzato

Il caso si innesta in un quadro europeo che sta irrigidendo il controllo sulle catene del valore. La Commissione europea spiega nella pagina europea sul lavoro forzato che il regolamento UE vieta l’immissione sul mercato europeo di prodotti realizzati con lavoro forzato, con applicazione prevista dal 14 dicembre 2027. Una volta operativa, la norma potrà incidere sulla possibilità stessa di vendere in Europa beni la cui filiera presenti criticità documentate.

Per le aziende che operano su progetti industriali in Europa il punto pratico riguarda la documentazione della filiera: registrazione del personale, contratti, orari, ruoli dei subappaltatori e controlli su chi accede al sito. Sono esattamente gli elementi finiti nelle irregolarità contestate a Szeged, il che rende il cantiere ungherese un caso utile per capire in anticipo dove si concentreranno i controlli europei.

Le accuse sul lavoro e il contesto del cantiere

All’inizio dell’anno l’organizzazione newyorkese China Labor Watch ha pubblicato un rapporto con accuse di lavoro forzato nel cantiere. Nel documento citato da CNBC, il watchdog parla di dipendenti con settimane lavorative di sette giorni e salari trattenuti, descrivendo condizioni che riguarderebbero in particolare i lavoratori migranti impiegati nella filiera.

Sul fronte della sicurezza, il sito è finito sotto i riflettori dopo due incidenti mortali dall’inizio dell’anno. L’ultimo lavoratore è morto il 18 giugno, dopo che i tentativi di rianimazione dei paramedici non hanno avuto esito: sul posto erano state inviate diverse unità di emergenza, compreso un elicottero di soccorso, ha riferito a CNBC il Servizio nazionale di ambulanza ungherese. I media locali hanno riportato che l’operaio sarebbe stato colpito da un camion nel cantiere; le circostanze sono oggetto di indagine, secondo una dichiarazione del Csongrád-Csanád County Government Office. Le accuse sul lavoro restano distinte dagli accertamenti sull’incidente.

La posizione pubblica di BYD è stata affidata alle dichiarazioni della vicepresidente esecutiva Stella Li, che ha respinto le accuse di abuso del lavoro e dichiarato a CNBC che la casa automobilistica accoglie favorevolmente gli ispettori. Sull’ultimo decesso, invece, la società con sede a Shenzhen non ha fornito un commento immediato alla testata.

Multe ai subappalti, nuove regole UE in arrivo e una filiera sotto esame: il polo BYD di Szeged è un caso di scuola sulla compliance del lavoro per chi opera in Europa.

Szeged nella strategia europea di BYD

Lo stabilimento ungherese è un tassello centrale della produzione europea del gruppo. Secondo precedenti dichiarazioni di Li a CNBC, BYD ha iniziato a spostare i macchinari di produzione nel sito a gennaio 2026, con la piena produzione attesa nel terzo trimestre del 2026. Il calendario industriale e la pressione regolatoria viaggiano così in parallelo: da una parte i macchinari già in ingresso e un obiettivo produttivo ravvicinato, dall’altra indagini aperte e sanzioni comunicate.

Il progetto era stato presentato nell’annuncio ufficiale del dicembre 2023 come una nuova fabbrica europea per auto a nuova energia, con Szeged indicata come sede della nuova capacità produttiva e la prospettiva di migliaia di posti di lavoro locali. È la combinazione tra ambizione industriale e localizzazione in Europa a rendere il dossier rilevante anche per l’indotto e per i fornitori che gravitano attorno all’impianto.

Cosa cambia per le imprese

La traiettoria dello stabilimento resta legata a due dossier distinti ma convergenti: avanzamento produttivo e conformità del lavoro. La piena produzione attesa nel terzo trimestre 2026 dovrà convivere con indagini aperte, sanzioni già comunicate e una filiera di subappalti ora esposta a verifiche più strette.

Per imprenditori e responsabili tecnici che operano in Europa, il messaggio pratico è netto: la compliance documentale della catena di fornitura — e non solo del committente — diventa un fattore di rischio concreto, sia sul piano delle sanzioni immediate sia in vista del regolamento UE sul lavoro forzato. Tenere in ordine registrazioni, contratti e orari dei subappaltatori non è più solo una questione amministrativa, ma una condizione per restare sul mercato europeo.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Alessandro Conti

Source link

Di