Oggi, 24 giugno, la festa di san Giovanni Battista. Si prepara l’acqua profumata.


La festa cade nel periodo del solstizio d’estate.

San Giovanni è il Battista, il cugino di Gesù, colui che immerso nel fiume Giordano, vestito di pelli, la barba lunga ed incolta, i modi anche irruenti e bruschi, battezzava in attesa di colui che avrebbe salvato il mondo.

«Fra i nati di donna – si legge – non vi è alcuno più grande di Giovanni».

La festa della nascita del Battista si celebra esattamente sei mesi prima della nascita del Salvatore.

La ricorrenza è antichissima. Sant’Agostino la celebrava già nella chiesa cristiana d’Africa.

E non a casa i monaci agostiniani eressero a “Torre di Palma”, la più antica chiesa del castello: la chiesa dedicata proprio a san Giovanni il Battista.

Quante storie intorno alla festa di san Giovanni! Quante credenze popolari si sono stratificate intorno e su questa giornata!

Gabriele D’Annunzio ne sfiora alcune ne La Figlia di Iorio, attingendo da racconti di tradizioni sentite nelle terre degli Abruzzi e del Molise.

Ancora stamattina, in quelle zone nostre vicine, alzandosi di buon’ora, guardando l’est e i primi raggi del sole nascente, le giovani hanno compiuto un gesto antico e assolto ad una tradizione lontanissima. Fissando il disco del sole, appena sorto dalle acque, avranno scorto, nascente, il volto del Santo decollato. Colei: la giovane che lo avrà visto per prima – assicura la credenza popolare – riuscirà a sposarsi entro l’anno.

Più cruda è la leggenda che si tramanda in Sardegna dove il sole di prima mattina, di questo 24 giugno, ha saltellato tre volte, come la testa del Battista appena spiccata dal busto.

Più tenue, più dolce è il racconto di Sicilia, per cui nel giorno di san Giovanni gli abitanti escono di casa al mattino presto per vedere il sole girare mettendo a terra una catinella piena d’acqua che lo rifletta. È il sole che si abbassa, e che se ne sta andando.

Con il 24 giugno, infatti, il sole, che ha superato da poco il punto solstiziale, inizia il semestre discendente, sino al solstizio d’inverno.

Sarà allora che rinascerà come sole nuovo, che risale nel cielo.

Nell’antica religione greca, i due solstizi erano chiamati porte: La Porta degli uomini, quello estivo; Porte degli dei, quello invernale.

La Porta degli uomini è volta a Boréa, a nord, come scriveva Omero nell’Odissea circa il misterioso antro dell’isola di Itaca.

L’altra, quella degli Dei, è a Noto, verso il sud.

Il sole del solstizio d’estate si trova a nord dell’equatore celeste. La tradizione popolare racconta di un Giovanni Battista che piange; il sole del solstizio d’inverno, Porta degli Dei, si trova invece a sud dell’equatore, con l’altro Giovanni: l’Evangelista, che ride. Sei mesi più tardi.

Se Giovanni Battista simboleggia il Creatore del mondo, che apre la Porta degli uomini,

Giovanni Evangelista echeggia Colui che apre la Porta del cielo, quella degli Dei.

Nel Mare d’Irlanda, nell’isola di Man, la vigilia di san Giovanni si accendono i falò sottovento.

Il fumo dovrà passare sul grano: come protezione e come gesto benaugurante.

E poi i pastori di quelle terre girano intorno al bestiame muniti di erica o di ginestra infiammata.

In Belgio, la gente salta sui fuochi di san Giovanni per prevenire i dolori (le coliche) e conserva le ceneri in casa per impedire gli incendi.

In Piemonte si crede che i fuochi aiutino a conservare i frutti della terra e assicurare buoni raccolti, oltre a proteggere dal tuono, dalla grandine e dalle malattie del bestiame.

Se girate per le nostre campagne, non sono poche le croci di canne di fiume: le croci di san Giovanni, infisse nella terra a protezione dei raccolti.

Una credenza popolare narra che nella notte della vigilia di san Giovanni, sciami di streghe attraversino il cielo volando verso il noce di Benevento: là, dove era un antico e frondoso albero consacrato a Odino, intorno al quale si riuniva una schiera di Longobardi, in quelle terre che un tempo erano state dei Sanniti.

Al noce veniva appesa una pelle di capro. Il capro, le streghe. E l’annuale sabba.

Per neutralizzare gli influssi maligni ci si affidò specie alle acque e alle erbe miracolose e benedette da Giovanni il Battista.

Ancora oggi ci si lava il viso con l’acqua intrisa delle erbe del Santo, gioverà alla pelle che ringiovanirà, e preserverà dalle malattie.

Tornando alla leggenda degli sciami di streghe, la scia nel cielo delle Signore della notte era guidata da Erodiade, la madre di Salomè che, per aver fatto ben danzare la figlia dinanzi al re, aveva ottenuto da Eroda Antìpa la testa di san Giovanni.

Pentita della sua richiesta, aveva ricoperto il capo mozzato di lacrime e di baci. Ma dalla bocca del santo era uscito un vento formidabile e talmente furioso che aveva spinto la donna nell’aria condannandola a vagare per l’eternità.

Ancora oggi, in alcune zone d’Italia, si accendono i falò sulle colline. Serviranno ad illuminare le campagne nella notte. In altre parti si fanno ruzzolare dai pendii le ruote infuocate. Sono i simboli del sole solstiziale che se ne va ma continua a proteggere la natura dagli influssi del male.

Le erbe di san Giovanni hanno anche una funzione divinatoria: servono a ottenere presagi. Si raccolgono in mazzetti e si pongono sotto al cuscino la sera della festa. Quello che si vedrà in sogno, accadrà nei tempi a venire.

Acquistare aglio nel giorno di san Giovanni, proteggerà dai vampiri.

Un tempo, in Russia, le donne scendevano vestite nei fiumi immergendosi abbracciate ad un fantoccio di rami e di erbe.

Il fantoccio rappresentava san Giovanni il Battista. A dimostrazione della vicinanza della santità alla materialità quotidiana, alla vita concreta di ogni giorno, agli elementi della terra e delle acqua, e della carnalità.

E a proposito di vita quotidiana, un proverbio italiano recita: «La notte di san Giovanni entra il mosto nel vino». Per dire che il chicco d’uva comincia a inturgidirsi e formare gli zuccheri che fermenteranno poi nel mosto.

Anche Diana ha attraversato stanotte il nostro cielo. Nel volo con lei altre donne si sono unite.

Diana è il simbolo più ricorrente della Luna, quella Luna che ha domicilio proprio nel segno del Cancro, il cui inizio cade proprio nel periodo del solstizio, quando il Sole giunge al punto più alto e settentrionale dello zodiaco celeste. Sole e luna dunque, che si sposano secondo una tradizione universale nel giorno del solstizio. Sotto questa luce, le acque che sentono l’influsso della luna, vengono fecondate nello sposalizio celeste attraendo un’energia benefica per ogni persona al pari delle erbe bagnate dalla rugiada in questa notte magica.

Giovanni Battista è anche il patrono e il tutore dell’amicizia. Il santo era inflessibile nei confronti di chi tradiva l’amico.

«San Giovanni non vuole inganni», recita un vecchio proverbio che rispecchia un’usanza un tempo molto diffusa in Italia. Era l’idea del parentado, della stirpe, della schiatta, della comunanza d’origine. Era il comparatico, il vincolo spirituale che si stabiliva tra padrini e madrine con il battezzato o il cresimato. E rievocava il vincolo di parentela tra il Battista e Gesù.

Solo nel caso di Giovanni e della Vergine Maria si festeggia il giorno della nascita. Per tutti gli altri santi la ricorrenza è festeggiata nel giorno della loro salita in cielo, del trapasso cioè a nuova vita.

Mercoledì, 24 giugno 2026


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