Il futuro della castagna francese passa per una strategia comune tra produttori e trasformatori


A lungo organizzata attorno alle sue aree di produzione, la filiera castanicola francese si trova oggi di fronte a una svolta strategica. Un’indagine condotta dal Syndicat National des Producteurs de Châtaignes (SNPC, Sindacato Nazionale dei Produttori di Castagne) tra gli operatori a valle della filiera evidenzia come, nonostante punti di forza innegabili, il settore soffra di una scarsa coordinazione e di un calo dei consumi, in particolare di castagne fresche. Questa situazione spinge ora produttori, trasformatori e operatori commerciali a ripensare collettivamente il futuro del comparto.

© SNPC

Costruire un dialogo tra monte e valle della filiera
Tra febbraio e marzo 2026, lo SNPC ha condotto una serie di interviste con 26 aziende di trasformazione e commercializzazione, su 32 contattate (su un totale di 85 presenti nel mercato francese). Un’indagine di questo tipo su scala nazionale non era mai stata realizzata prima. Secondo Éric Bertoncello, “l’obiettivo era creare un collegamento tra la produzione e il settore a valle, per capire le aspettative delle aziende riguardo alle castagne francesi, con il fine ultimo di sviluppare la domanda per i prodotti di origine francese”.

Fino ad ora, il confronto si era limitato principalmente alle realtà regionali, con situazioni molto differenti tra loro. Il Sud-Est, ad esempio, si basa su frutteti storici e varietà tradizionali spesso valorizzate attraverso marchi di qualità, mentre il Sud-Ovest punta su impianti più recenti e strategie diverse. “Le attività sono molto localizzate e manca una visione d’insieme per il settore”.

Un settore dinamico ma dipendente dalle importazioni
Lo studio rivela anche il ruolo determinante degli operatori a valle nel definire le dinamiche di mercato, nonché il fatto che la produzione francese è ben lontana dal soddisfare le esigenze della trasformazione. “Le 26 aziende intervistate trasformano circa 25.000 tonnellate di castagne, di cui 17.000 importate e 8.000 di origine francese. Tale volume va letto nel contesto di una produzione interna stimata intorno alle 9.000 tonnellate. Oggi non siamo in grado di soddisfare le esigenze del settore della trasformazione con la sola produzione francese”, afferma Bertoncello. Se la Francia è relativamente autosufficiente per il mercato del fresco, per i prodotti trasformati dipende ancora in larga misura dalle importazioni.

Nel frattempo, la concorrenza internazionale si fa sempre più intensa, con Paesi come il Portogallo e l’Italia che aumentano i propri volumi. “Sappiamo che il potenziale produttivo del Portogallo salirà a 60.000 tonnellate nel medio termine, mentre solo pochi anni fa era di 30.000 tonnellate. Questo sviluppo esercita una pressione ancora maggiore sui produttori francesi, che già si trovano a gestire costi crescenti e richieste sempre più stringenti da parte della Grande distribuzione”.

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Punti di forza solidi, ma i consumi vanno rilanciati
Nonostante queste difficoltà, il comparto può contare su numerosi punti di forza. “La castagna gode di un’immagine positiva, associata al territorio, alla tradizione e ai valori naturali. Si distingue anche per la sua versatilità, con opportunità di mercato che spaziano dal fresco ai prodotti trasformati”.

I mercati del trasformato rappresentano inoltre un pilastro di stabilità, contribuendo a distribuire l’attività nel corso dell’anno. Al contrario, il mercato del fresco è in declino, penalizzato da un’immagine datata e dalla difficoltà d’uso in cucina. “La castagna è ancora troppo spesso percepita come un prodotto complicato da cucinare o riservato alle occasioni festive”. A ciò si aggiunge una persistente confusione tra marroni e castagne, che ne offusca l’appeal agli occhi dei consumatori.

Qualità, produzione e clima: le sfide fondamentali
Lo studio mostra che la qualità del prodotto è una problematica trasversale: “Se le rese possono variare in modo significativo, marciumi e difetti sono criticità rilevanti che incidono direttamente sulla trasformazione”.

L’invecchiamento dei frutteti rappresenta un’ulteriore preoccupazione, in particolare nel Sud-Est, dove alcuni impianti hanno tra i 100 e i 200 anni. A questo si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici e le ricorrenti problematiche fitosanitarie.

In questo contesto, il Piano Nazionale per la Castagna, avviato nel 2024, punta a garantire la produzione e migliorare la qualità, sostenendo al contempo il rinnovo dei frutteti e l’adattamento alle nuove condizioni climatiche.

Verso una struttura nazionale… ma a determinate condizioni
La questione dell’organizzazione del settore ha suscitato reazioni contrastanti tra le aziende intervistate, dalle quali emergono tre orientamenti principali.

Alcune si dichiarano favorevoli a un’organizzazione nazionale rafforzata, in grado di coordinare meglio le azioni, condividere i dati e aumentare il peso contrattuale nei confronti della distribuzione. Altre sarebbero disposte ad abbracciare un approccio nazionale, a condizione che vengano preservate le specificità locali e regionali.

Esiste infine un terzo gruppo che appare più cauto. “Le aziende vogliono misure concrete e operative, azioni che portino loro un beneficio diretto. Non vogliono aggiungere complessità burocratica a quanto già esiste”, sottolinea Bertoncello.

Comunicazione e distribuzione: le leve per il futuro
Al di là dell’organizzazione del settore, tutti gli operatori concordano sulla necessità di stimolare i consumi. Questo richiede un maggiore impegno nella comunicazione, attualmente ritenuta insufficiente. “Alcune iniziative sono già state avviate a livello locale, ma se vogliamo avere un impatto significativo sui consumi, dobbiamo pensare in grande”.

Sono in corso iniziative, in particolare a livello europeo attraverso Eurocastanea, con un piano di comunicazione proposto per valorizzare i punti di forza del prodotto.

Un altro ambito prioritario riguarda il rapporto con la Grande distribuzione organizzata. “La castagna è un frutto fresco, ma è stata a lungo considerata un frutto secco, il che influisce sul modo in cui viene esposta sugli scaffali”. Una migliore conoscenza del prodotto e delle sue esigenze di conservazione è quindi indispensabile per migliorarne il posizionamento commerciale.

Trasformare lo slancio attuale in una visione per il futuro
Nonostante le sfide, lo studio dello SNPC rappresenta una tappa importante per il settore. “È la prima volta che conduciamo questo tipo di consultazione su scala nazionale”, afferma Bertoncello.

I prossimi passi prevedono un approfondimento del dialogo, il coinvolgimento di altri attori – in particolare della grande distribuzione – e la definizione di una strategia comune. “Abbiamo bisogno di una visione condivisa e di un piano d’azione strutturato”, conclude.

Un’impresa ambiziosa, ma necessaria per consentire alla castagna francese di consolidare la propria posizione e rispondere alle sfide di un mercato in rapida evoluzione.

Per maggiori informazioni:
Éric Bertoncello
Syndicat national des producteurs de châtaignes


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