Le scaffalature porta pallet sono spesso percepite come semplici strutture metalliche per lo stoccaggio delle merci. In realtà, nei magazzini e negli ambienti produttivi rappresentano un elemento critico del sistema di sicurezza aziendale: interagiscono con carichi, operatori, carrelli elevatori, pavimentazioni, procedure di lavoro e, non ultimo, con le sollecitazioni sismiche.
Con la pubblicazione “Scaffalature porta pallet. Scelta, uso e manutenzione: approfondimenti tematici” offre un approfondimento pratico della guida tecnica INAIL del 2024 dedicata alla scelta, uso e manutenzione delle scaffalature porta pallet.
Il nuovo documento raccoglie dubbi e criticità emerse dal confronto con gli stakeholder del settore e le organizza in forma di domande e risposte.
L’obiettivo è fornire ai tecnici della sicurezza, ai datori di lavoro, ai RSPP, ai PRSES, ai progettisti e ai responsabili di magazzino uno strumento operativo per orientarsi tra obblighi legislativi, norme tecniche e procedure concrete di gestione.
Per tradurre le indicazioni INAIL in una valutazione dei rischi realmente contestualizzata al magazzino, prova un software per redigere DVR, DUVRI e PEE partendo dal disegno dei luoghi di lavoro e dalle specifiche attività svolte.
Scaffalature porta pallet e sicurezza sul lavoro: il quadro normativo
Il primo chiarimento riguarda il quadro legislativo.
Il riferimento cogente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro resta il d.lgs. 81/2008, applicabile anche ai magazzini con scaffalature porta pallet. Il datore di lavoro deve quindi valutare i rischi, adottare misure di prevenzione e protezione, formare i lavoratori e garantire condizioni di utilizzo sicuro.
Le norme UNI e UNI EN, invece, non sono generalmente cogenti. Tuttavia, in assenza di una specifica direttiva di prodotto per le scaffalature statiche, rappresentano un riferimento tecnico essenziale per dimostrare la corretta gestione della sicurezza.
Tra le norme richiamate dal documento figurano:
- UNI EN 15512:2022, per la progettazione strutturale;
- UNI EN 16681:2016, per la progettazione sismica;
- UNI EN 15620:2021, per tolleranze, deformazioni e interspazi;
- UNI EN 15629:2009, per le specifiche dell’attrezzatura di immagazzinaggio;
- UNI EN 15635:2009, per utilizzo e manutenzione;
- UNI 11636:2023, per la validazione delle attrezzature di immagazzinamento;
- UNI 11731:2018, per il trattamento dei componenti danneggiati.
Il messaggio per i tecnici è netto: la sicurezza delle scaffalature nasce dall’integrazione tra obblighi di legge, norme tecniche e gestione documentata dell’intero ciclo di vita dell’attrezzatura.
Le scaffalature porta pallet devono avere la marcatura CE?
Uno dei dubbi più ricorrenti riguarda la marcatura CE.
INAIL chiarisce che le scaffalature porta pallet statiche, in quanto tali, non sono soggette a marcatura CE, perché non esiste una direttiva di prodotto specifica.
La marcatura CE diventa invece necessaria quando la scaffalatura fa parte di un insieme che la richiede. È il caso, ad esempio:
- delle scaffalature integrate in un magazzino automatico, dove la marcatura riguarda l’assieme scaffalature-macchine secondo il Regolamento UE 2023/1230;
- delle scaffalature che sostengono coperture o pareti esterne del magazzino, rilevanti ai fini del Regolamento UE 2024/3110 sui prodotti da costruzione.
Si tratta di un chiarimento importante anche in fase di acquisto, verifica documentale e gestione delle responsabilità tra utilizzatore, fornitore e progettista.
Il ruolo del PRSES nella sicurezza del magazzino
Ampio spazio è dedicato alle figure professionali previste dalla UNI EN 15635.
Tra queste, il ruolo più significativo è quello del PRSES, acronimo di Person Responsible for Storage Equipment Safety, cioè la persona responsabile della sicurezza delle attrezzature di immagazzinaggio.
Il PRSES è nominato dal datore di lavoro e deve possedere competenze tecniche specifiche sul funzionamento in sicurezza della scaffalatura. Deve conoscere le attività svolte nel magazzino, i pericoli associati, le misure di prevenzione e le procedure operative.
La nomina del PRSES non è imposta direttamente dal d.lgs. 81/2008, perché deriva dalla UNI EN 15635, norma tecnica non cogente. Tuttavia, se il datore di lavoro decide di applicare la UNI EN 15635 come norma di processo per la gestione sicura delle scaffalature, la figura del PRSES diventa il fulcro operativo del sistema di controllo.
Secondo il documento INAIL, il PRSES può essere considerato una figura interna al sistema aziendale di prevenzione e protezione, con competenze specialistiche sulla sicurezza delle scaffalature.
DVR: i rischi delle scaffalature devono essere valutati
Il documento ribadisce un punto essenziale per RSPP e consulenti: il DVR di un luogo di lavoro con scaffalature deve comprendere anche i rischi correlati al loro utilizzo.
La valutazione non può essere generica. Deve essere costruita sul caso reale, considerando:
- attività effettivamente svolte;
- procedure operative;
- tipologia e caratteristiche delle unità di carico;
- mezzi di movimentazione;
- interferenze tra operatori e carrelli;
- caratteristiche della pavimentazione e del sito;
- modalità di carico e scarico;
- condizioni di manutenzione;
- rischio di urti, collassi e caduta dall’alto di materiali.
Le misure di prevenzione e protezione devono essere riportate nel DVR. Tra queste assumono rilievo la scelta corretta della scaffalatura, la formazione degli operatori, le protezioni contro gli urti, i dispositivi di contenimento dei carichi, le procedure di emergenza e il piano di ispezione e manutenzione.
Rischio sismico: attenzione anche alle scaffalature esistenti
Uno degli aspetti più rilevanti della pubblicazione è il focus sulla sismica.
In caso di terremoto possono verificarsi eventi gravi, come il collasso della scaffalatura, la caduta dall’alto delle unità di carico o la caduta di oggetti non assicurati. La progettazione antisismica diventa quindi una misura preventiva fondamentale.
Una scaffalatura “antisismica” è una scaffalatura progettata e costruita per resistere all’azione sismica prevista per la zona geografica di installazione, mantenendo integrità strutturale e capacità portante residua dopo l’evento.
Per i tecnici della sicurezza il punto più delicato riguarda le scaffalature già in uso. Anche queste devono essere valutate rispetto alla loro idoneità a resistere all’azione sismica prevista per il sito.
Il datore di lavoro dovrebbe rivolgersi al fornitore o fabbricante, che rappresenta la fonte primaria dei dati strutturali. In mancanza della documentazione necessaria, può incaricare un professionista qualificato in grado di analizzare il comportamento strutturale della scaffalatura tramite calcoli e prove sperimentali.
Montaggio e riconfigurazione: vietato improvvisare
Le operazioni di montaggio, smontaggio e riconfigurazione delle scaffalature sono attività ad alto impatto sulla sicurezza del magazzino.
Prima del montaggio occorre verificare:
- conformità del luogo di installazione alle specifiche di progetto;
- eventuale presenza di giunti, cavedi, pozzetti o ostacoli;
- disponibilità del disegno di montaggio;
- procedure operative aggiornate;
- interferenze con altre lavorazioni;
- formazione e addestramento della squadra.
A fine montaggio deve essere redatta la dichiarazione di corretto montaggio, da conservare nella documentazione aziendale.
Particolarmente delicata è la riconfigurazione, cioè il passaggio da una configurazione a un’altra. Spostare correnti, cambiare altezze dei piani di carico o modificare lo schema di stoccaggio non è un’attività banale: può alterare portata e sicurezza della scaffalatura.
Per questo sono necessari:
- approvazione del fornitore originario o di un tecnico abilitato;
- verifica delle nuove prestazioni;
- aggiornamento del manuale o della documentazione;
- controllo del PRSES;
- autorizzazione alla rimessa in uso.
Formazione e addestramento: il patentino del carrello non basta
La pubblicazione distingue correttamente informazione, formazione e addestramento.
La formazione deve riguardare tutti i soggetti coinvolti nella gestione del magazzino: operatori, carrellisti, addetti al carico e scarico, RSPP, datore di lavoro, PRSES e figure tecniche.
Un chiarimento operativo molto importante riguarda i carrellisti. Il solo possesso dell’abilitazione alla guida del carrello elevatore secondo l’Accordo Stato-Regioni non è sufficiente.
Gli operatori devono essere addestrati anche all’utilizzo delle attrezzature di immagazzinaggio nello specifico sito in cui lavorano, con riferimento alle procedure di carico e scarico e all’interazione concreta con le scaffalature presenti nel magazzino.
Impiego e utilizzo: due concetti da non confondere
INAIL distingue tra impiego e utilizzo della scaffalatura.
Per impiego si intendono le attività svolte direttamente dal lavoratore sulla scaffalatura, come deposito, carico, prelievo, scarico e movimentazione delle unità di carico.
Per utilizzo si intende un concetto più ampio, che comprende anche ispezione, manutenzione, stoccaggio delle unità di carico e tutte le attività correlate al funzionamento sicuro del magazzino.
Questa distinzione è rilevante nella valutazione dei rischi, nella formazione, nella definizione delle procedure e nella ripartizione delle responsabilità.
Scaffalature usate: responsabilità rafforzate per il datore di lavoro
Il documento affronta anche il tema delle scaffalature acquistate sul mercato dell’usato.
È possibile installarle e utilizzarle in un luogo di lavoro, ma a una condizione: il datore di lavoro deve dimostrare e documentare che la scaffalatura è idonea all’utilizzo previsto.
In questa ipotesi l’utilizzatore assume di fatto il ruolo e le responsabilità del fabbricante o fornitore. Deve quindi garantire la caratterizzazione del comportamento strutturale dei componenti e dell’intera scaffalatura, la progettazione funzionale e strutturale, la validazione e la redazione del manuale di istruzioni.
Per i tecnici, questo significa che una scaffalatura usata non può essere messa in servizio solo perché apparentemente integra: occorre una valutazione documentata e coerente con le condizioni reali di impiego.
Ispezione e manutenzione: registrare tutto
La sicurezza delle scaffalature deve essere mantenuta nel tempo.
INAIL individua quattro tipologie di ispezione:
- ispezione a fine montaggio;
- ispezione d’uso;
- ispezione periodica;
- ispezione straordinaria.
L’ispezione d’uso può essere svolta dall’operatore di magazzino prima delle attività di movimentazione, carico o scarico. Eventuali anomalie devono essere segnalate al PRSES.
L’ispezione periodica compete al PRSES e, almeno ogni 12 mesi secondo la UNI EN 15635, dovrebbe prevedere l’affiancamento di un tecnico esperto.
La manutenzione deve seguire le indicazioni del fornitore contenute nel manuale di istruzioni. Gli interventi devono essere eseguiti da personale formato, informato e addestrato.
Gli esiti delle ispezioni e delle manutenzioni devono essere riportati nel registro dei controlli, indicando almeno identificazione della scaffalatura, riferimenti del fabbricante o fornitore, luogo e data, soggetto che esegue il controllo, tipologia di ispezione, livello del danno e interventi effettuati.
Un richiamo importante riguarda i lavori in quota: non è consentito arrampicarsi sulle scaffalature né stare in piedi su di esse.
Quali documenti devono essere disponibili
La pubblicazione INAIL dedica un capitolo specifico alla documentazione, elemento decisivo per dimostrare la corretta gestione della sicurezza.
In un luogo di lavoro con scaffalature dovrebbero essere disponibili e aggiornati:
- DVR;
- piano di emergenza;
- disegno di montaggio;
- manuale di istruzioni della scaffalatura;
- dichiarazione di corretto montaggio;
- documenti di validazione secondo UNI 11636;
- procedure di montaggio, smontaggio e riconfigurazione;
- procedure di movimentazione, carico e scarico;
- procedure di ispezione e manutenzione;
- schede e registro dei controlli;
- cartello di portata;
- documentazione su informazione, formazione e addestramento.
Il cartello di portata deve essere chiaro, visibile e apposto sulla scaffalatura o nelle sue immediate vicinanze. Deve indicare limiti di carico, portate e disposizioni dei carichi, anche mediante schemi grafici e pittogrammi.
Perché la pubblicazione è utile ai tecnici della sicurezza
Il valore del documento INAIL sta nel suo taglio applicativo.
Non si limita a elencare norme, ma chiarisce come queste incidano sulle scelte quotidiane del datore di lavoro e dei tecnici: dalla redazione del DVR alla nomina del PRSES, dalla verifica sismica alla gestione delle riconfigurazioni, dalla formazione dei carrellisti alla registrazione delle manutenzioni.
Per i tecnici esperti di sicurezza nei luoghi di lavoro, la pubblicazione può diventare una check-list ragionata per verificare se il sistema magazzino sia realmente sotto controllo.
La domanda da porsi non è soltanto: “la scaffalatura è stata progettata correttamente?”. Occorre chiedersi anche:
- è coerente con i carichi realmente stoccati?
- è compatibile con la zona sismica?
- è stata montata correttamente?
- le modifiche sono state autorizzate?
- i carrellisti sono addestrati sul sito specifico?
- il PRSES è stato individuato?
- le ispezioni sono programmate e registrate?
- le manutenzioni sono documentate?
- il DVR considera i rischi specifici delle scaffalature?
- il cartello di portata è presente, leggibile e coerente?
Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/notizie/scaffalature-porta-pallet-da-inail-la-guida-su-scelta-uso-e-manutenzione/
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Sergio Volpe
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