Ogni volta che facciamo la spesa, compiamo un atto di fiducia quasi automatico. Giriamo la confezione di un prodotto, scorriamo la lista degli ingredienti e cerchiamo di capire cosa stiamo per ingerire. Siamo abituati a pensare che, nel tempo, la trasparenza alimentare sia un diritto acquisito destinato solo a espandersi.
Domani 17 giugno, il Parlamento europeo discuterà in plenaria l’approvazione delle norme sugli NGT, le nuove tecniche genomiche. Il mondo dell’agricoltura biologica e biodinamica ha lanciato l’allarme sull’impatto di queste decisioni non solo sulla produzione bio, ma sul futuro dell’agricoltura europea nel suo complesso.
I punti critici che hanno riaperto il dibattito sono principalmente due: la mancanza di etichettatura per i consumatori e la questione dei brevetti. Mentre l’industria spinge per una deregolamentazione, una coalizione di consumatori, rivenditori, costitutori e agricoltori biologici avverte che la legislazione attuale minaccia la libertà di scelta, la sovranità alimentare europea e la diversità del mercato delle sementi. L’esito del voto di mercoledì dipenderà dall’adozione di emendamenti che potrebbero imporre il ritorno ai negoziati.
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Ieri 15 giugno, si è tenuto un briefing per la stampa, organizzato da vari attori della campagna “Blacked-Out Ingredients”, realizzata dalla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI) e promossa con le organizzazioni nazionali Demeter, insieme a numerose realtà, da Kokopelli, Friends of the Earth Europe, Bioland, Naturland, Solidagro, Odin, NaturaSì e molte altre realtà europee.
© Blacked-Out Ingredients
Anne Flohr (nella foto a lato), in rappresentanza della campagna Blacked-Out Ingredients, un’alleanza di oltre 60 organizzazioni di 18 Paesi europei nata per promuovere cibo sano e sicuro, ha incentrato il suo intervento sull’importanza cruciale della trasparenza per i consumatori. Flohr ha denunciato che l’Unione europea sta preparando un cambiamento legislativo senza precedenti. “Mentre finora le leggi alimentari sono sempre andate verso una maggiore trasparenza, questa proposta ridurrà attivamente le informazioni a disposizione dei consumatori sulle etichette. La maggior parte delle persone è completamente all’oscuro di questo imminente cambiamento”.
“Una volta informati, i consumatori rimangono scioccati per tre motivi: vogliono continuare a sapere se il loro cibo contiene organismi modificati (incluse le NGT); considerano questa informazione un diritto inalienabile; non comprendono perché i legislatori vogliano togliergliela. La rabbia ha già portato all’invio di oltre 200mila email al Parlamento europeo e alla raccolta di oltre 600mila firme per difendere la trasparenza”, ha aggiunto Flohr, la quale ha anche ribadito la necessità di un emendamento che reintroduca l’etichettatura alimentare lungo l’intera catena di approvvigionamento, dal seme fino al consumatore finale, definendo limitativo il fatto che la legge attuale preveda l’etichettatura esclusivamente per le sementi.
© Blacked-Out IngredientsRichiamando la filosofia della sua azienda (basata sull’idea di mettere l’essere umano al centro), Andreas Petke (nella foto a lato), responsabile del dipartimento di gestione della qualità per i prodotti a marchio privato della catena dm drogerie markt, ha affermato che i cittadini e i consumatori devono essere messi in condizione di prendere decisioni informate sulla propria dieta e sul proprio futuro. Dal suo punto di vista, approvare la legge senza prevedere un’etichettatura obbligatoria e una chiara tracciabilità delle NGT significherebbe sottrarre questa fondamentale libertà di scelta.
In merito ai compromessi che potrebbero essere accettabili nella proposta di legge, Petke ha ribadito che l’unico punto cruciale resta la trasparenza e ha sottolineato chiaramente che l’innovazione scientifica e la coesistenza di diversi metodi agricoli possono funzionare solo ed esclusivamente se viene garantita una trasparente libertà di scelta.
© Blacked-Out IngredientsGrietje Raaphorst-Travaille (nella foto a lato) in rappresentanza della Federazione olandese degli agricoltori agroecologici, ha portato la sua prospettiva basata sull’esperienza diretta come produttrice di sementi di mais. “Avendo già affrontato in passato il problema della contaminazione da OGM nei miei lotti, la proposta di deregolamentare le NGT renderà praticamente impossibile, per chiunque lavori nel settore agricolo, mantenere le proprie colture del tutto libere da OGM”. Raaphorst-Travaille ha inoltre denunciato il fatto che la proposta di legge attuale non renda obbligatori i metodi di rilevamento delle NGT. Senza questi strumenti per rintracciare le modifiche genetiche, i produttori rischiano di diffondere inconsapevolmente geni NGT, distruggendo l’intero modello di business di chi produce sementi prive di OGM e brevetti.
Infine, Raaphorst-Travaille ha specificato di non considerare le tecniche OGM intrinsecamente pericolose e di non esserne spaventata, ma di voler difendere il diritto fondamentale alla libertà di scelta per agricoltori e cittadini.
© Blacked-Out IngredientsJan Plagge (nella foto a lato), intervenendo in veste di presidente di IFOAM Organics Europe direttamente da un vigneto biologico nel sud-ovest della Germania, ha lanciato un forte allarme sulle conseguenze economiche e legali della proposta di legge sulle NGT. “Non critichiamo la tecnica, né la scienza, né la ricerca o gli sviluppi tecnologici in sé. Quello che contestiamo è la regolamentazione. La nostra critica riguarda infatti il quadro normativo e un fatto preciso: con le nuove tecniche genomiche, come il sistema CRISPR-Cas, è possibile richiedere brevetti sulle varietà ottenute. Questo non era consentito con altri metodi tradizionali di miglioramento genetico e rappresenta un elemento di forte preoccupazione. Senza adeguate tutele, infatti, agricoltori, selezionatori e cittadini rischiano di essere esposti a processi di monopolizzazione del settore sementiero”.
“La questione centrale non riguarda la tecnologia in sé, ma le decisioni che i membri del Parlamento europeo sono chiamati a prendere sulla regolamentazione – ha continuato Plagge – Sono loro a stabilire quali possibilità di scelta avranno consumatori, agricoltori e selezionatori, quanto saranno garantite la tracciabilità e la trasparenza delle produzioni, e quale sarà l’assetto futuro dei mercati. In gioco c’è anche la distribuzione dei profitti e il destino di una rete diversificata di piccoli e medi selezionatori locali, adattati ai diversi territori. Se si seguiranno modelli simili a quelli già osservati in altri settori altamente concentrati, come quello digitale, il rischio è di favorire poche grandi piattaforme a scapito della diversità e della concorrenza. La regolamentazione determinerà quindi il quadro entro cui si svilupperà il mercato e influenzerà direttamente le opportunità future per agricoltori, selezionatori e consumatori europei”.
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