come arrivare e come visitarla


Si deve intraprendere una strada che attraversa vallate boscose, rilievi morbidi e piccoli centri antichi. Poi, quasi come una sorpresa, compare uno degli ambienti naturali più spettacolari dell’Europa orientale. Il suo nome è Cascata di Bigar, un tesoro naturale della Romania la cui  forza non è quella di essere un salto impetuoso, ma l’armonia delle sue forme: l’acqua sgorga da una sorgente carsica, accarezza una grande formazione tondeggiante ricoperta di muschio e si divide in centinaia di fili sottili che scendono verso il torrente sottostante.

L’effetto ricorda una tenda liquida, un mantello verde attraversato da riflessi argentati. Gli abitanti della zona la chiamano da tempo “Il miracolo del Canyon del Miniș“, un soprannome nato molto prima che fotografie e social network la trasformassero in una celebrità internazionale.

Osservata da vicino, ciò che colpisce è che tutto sembra in equilibrio. Gocce, muschi, felci, rocce e vegetazione paiono collaborare alla costruzione di una piccola opera d’arte naturale che cambia aspetto a seconda della stagione, della luce e della quantità d’acqua proveniente dalla sorgente. Ma c’è persino un dettaglio ancora più curioso: Bigar si trova esattamente sul 45° parallelo nord, il punto ideale che divide la distanza tra l’Equatore e il Polo Nord geografico.

Origine e formazione della Cascata di Bigar

La sua è una storia antica nel vero senso della parola: inizia ben prima della comparsa degli esseri umani. Tutto prese vita nel sottosuolo dei Monti Anina, un massiccio modellato per milioni di anni dall’azione dell’acqua sulle rocce calcaree. Proprio qui si sviluppò infatti un vasto sistema carsico fatto di cavità, condotti e piccole grotte. Attraversando questi ambienti, l’acqua sciolse lentamente il carbonato di calcio presente nella pietra e, una volta tornata in superficie, parte di quei minerali si depositarono gradualmente creando nuove strutture rocciose.

Per via di questo lento processo si formò la caratteristica cupola di travertino che ha reso celebre questo posto della Romania un po’ in tutto il mondo. E ancor più curioso è il fatto che si tratta di una struttura viva dal punto di vista geologico, quindi in continua evoluzione. Muschio, alghe e minuscoli organismi vegetali svolgono un ruolo fondamentale: le loro superfici favoriscono l’adesione dei minerali trasportati dall’acqua, accelerando la crescita della formazione rocciosa.


La forma finale ricorda una campana, oppure un enorme fungo ricoperto di velluto verde. L’acqua, invece di precipitare da una parete verticale, si distribuisce lungo tutta la superficie curva della roccia. L’altezza complessiva raggiunge più o meno gli 8 metri, una misura modesta rispetto a molte altre cascate europee. Eppure proprio questa dimensione contenuta permette di coglierne facilmente tutti i dettagli, poiché nessuna parte resta nascosta.

Attorno a essa, tra le altre cose, si sviluppa un microclima estremamente umido. Felci, licheni e piante amanti dell’acqua prosperano grazie alla costante presenza di vapori e spruzzi. Tale combinazione regala alla roccia quella caratteristica colorazione verde brillante che varia continuamente in base alla luce.

Come visitare la Cascata di Bigar e cosa vedere

Bigar fa parte di quei posti che sono in grado di trattenere il visitatore molto più a lungo di quanto suggeriscano le dimensioni. A disposizione c’è un breve percorso che conduce verso la zona panoramica, da dove la cascata appare quasi all’altezza degli occhi, particolare che consente di osservare la trama dei rivoli con notevole precisione.

Avvicinandosi, emergono dettagli che nelle fotografie spesso passano inosservati, come minuscole gocce che restano appese al muschio, piccole felci che crescono tra le scanalature della roccia e riflessi luminosi che trasformano l’acqua in fili d’argento. Primavera ed estate rappresentano i periodi più spettacolari per raggiungerla: la portata della sorgente risulta generalmente più abbondante e la vegetazione arriva alla massima intensità cromatica. Anche l‘autunno possiede un fascino particolare grazie ai colori del bosco circostante.

Durante l’inverno il paesaggio cambia radicalmente. Le temperature rigide, infatti, favoriscono la formazione di ghiaccio e stalattiti cristalline che la trasformano in una sorta di scultura naturale. Vi basti pensare che alcuni visitatori paragonano questa visione a un palazzo di cristallo.

Bigar costituisce soltanto una delle attrazioni del Parco Nazionale Cheile Nerei-Beușnița, una vasta area protetta che copre oltre 37.000 ettari. In zona è un pullulare di canyon, sorgenti, grotte, foreste e corsi d’acqua che formano uno dei territori naturalistici più interessanti della Romania.

Tra le mete più apprezzate figurano il Lago Ochiul Beiului, celebre per le sue tonalità turchesi, la Cascata Beușnița e le gole del fiume Nera. Sentieri escursionistici consentono di solcare ambienti caratterizzati da una notevole biodiversità, habitat di cervi, cinghiali, rapaci e numerose specie vegetali rare.

Chi ama la fotografia trova qui un vero paradiso. La luce del mattino filtra attraverso gli alberi dando vita a contrasti delicati, mentre le ore del tardo pomeriggio regalano sfumature dorate capaci di esaltare il verde intenso del muschio.

Dove si trova e come arrivare

La Cascata di Bigar si trova nella contea di Caraș-Severin, nella Romania sud-occidentale, all’interno del Parco Nazionale Cheile Nerei-Beușnița. La posizione esatta coincide con la Valle del Miniș, lungo la strada DN57B che collega Anina e Bozovici. Reșița rappresenta il principale centro urbano della zona. Dal capoluogo della contea servono circa 2 ore di viaggio in automobile. Timișoara, una delle città più importanti dell’ovest romeno, dista all’incirca 140 chilometri e richiede tra 2 ore e mezza e 3 ore di percorrenza.

Gran parte del fascino del tragitto deriva proprio dal paesaggio attraversato, fatto di boschi, vallate e rilievi che accompagnano il viaggio fino all’arrivo nella zona della cascata. L’accesso risulta semplice poiché questo elegante flusso d’acqua si trova a poca distanza dalla carreggiata. Una visita completa richiede mediamente tra 1 e 2 ore, tempo sufficiente per osservare il sito da varie prospettive e dedicarsi alle fotografie.

Vale la pena ricordare un episodio recente della sua storia: nel 2021 una porzione della caratteristica formazione di travertino cedette improvvisamente. Molti pensarono che il simbolo naturale fosse perduto per sempre. La natura, però, possiede tempi e logiche proprie, al punto che muschi e vegetazione hanno progressivamente riconquistato la superficie, restituendo alla cascata gran parte del suo aspetto iconico.




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