“Volevo solo Cantare”, Errigo racconta la melodia di una vita vissuta a cavallo tra sogni, carriera e fedeltà alla Repubblica



«Quando ho scelto di stare in prima linea a difesa dell’interesse pubblico, ho scelto di credere nella parte migliore dell’uomo e della terra da cui vengo». È questa una delle frasi estratte dal volume “Volevo solo Cantare” (edito da Media Books), che racconta la vita e la carriera di Emilio Errigo, generale di brigata, già Commissario Straordinario delegato di Governo al SIN di Crotone, docente di Diritto Internazionale e del Mare e di Management delle attività portuali presso l’Università della Tuscia e Commissario Straordinario dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria.

In una Sala Perri gremita, questa mattina presso Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria il sociologo Francesco Rao ha presentato il volume di cui Errigo è protagonista, scritto dal figlio Antonio Errigo, ricordando che «Non si tratta di un testo che racconta una questione circoscritta a un perimetro personale, ma alla differenza tra bene e male e il rapporto che intercorre tra coscienza e ragion di Stato. E sono voluto partire non dalla carriera di mio padre, ma da un desiderio personale di mio padre, quasi fragile, quello di cantare – ha spiegato l’autore Antonio Errigo – perché se i ruoli raccontano quello che una persona è diventata, i sogni raccontano chi eravamo quando tutto era ancora possibile».

Non c’è solo il parterre delle grandi occasioni — con autorità civili e militari di primo piano tra cui la Senatrice Tilde Minasi, il Sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, il Presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso, la Presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria Caterina Chiaravalloti — ma c’è soprattutto una comunità che si stringe attorno a un uomo che ha saputo servire lo Stato senza mai dimenticare la sua terra. Anzi, facendo delle sue origini e delle sue radici il motore della propria affermazione.

E sembra proprio essere una vita esemplare quella del Generale che, a partire dal dialogo con il proprio figlio, si racconta e racconta cinquant’anni di storia italiana, ripercorrendo storie e cronache di fasi delicate e a tratti dolorose, ma in grado di gettare semi di speranza, come ha giustamente sottolineato l’editore di Calabria Live, Santo Strati.

«Volevo solo cantare e suonare con la chitarra», confessa con disarmante umiltà il Generale Errigo, ricordando gli inizi nel 1982 in una Palermo ferita e insanguinata dalla mafia, dove si trovò a collaborare a stretto contatto con giganti come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. «Invece, spronato anche dai miei fratelli, mi sono arruolato nella Guardia di Finanza. E a guidare il mio cammino, sono stati il mio senso di identità, le mie radici e un senso del rigore che mi ha dimostrato come l’impegno paghi».

In un botta e risposta serrato, dentro e fuori da testo, fino ad arrivare alla Sala Perri, emerge un confronto appassionato sulla Calabria. Una terra che il padre idealizza e il figlio “seziona”, ma che per entrambi rappresenta non solo un’origine geografica, ma un profondo peso morale. Una Calabria di cui non vengono negate o nascoste le problematiche, ma che è stata antropologicamente fondamentale per il generale. Perché capace di temprare il carattere attraverso il senso del sacrificio, la resistenza, la resilienza, l’adattabilità e la capacità di governare l’incertezza. E questo lo ha messo nella condizione primariamente esistenziale di porre alla base dell’agire della sua vita pubblica e privata, il principio di umanità. «Da operatore della giustizia, ho sempre cercato di agire nel rispetto dell’articolo 27 della nostra Costituzione, ossia quello che tutela la dignità dei detenuti e pone l’azione di rieducazione come perno del nostro sistema penale».

Perché a ben guardare “Volevo solo cantare” è un testo che contiene consigli e modelli di vita capaci di insegnarci, tornando alla questione della musica, a mantenere la melodia. A non stonare. A non perdere mai l’umanità, pur nel doveroso rispetto delle regole. Una legalità che diventa spartito musicale funzionale ad «accordare le note stonate e portarle verso un percorso più retto», ha chiarito Errigo che ha poi specificato: «Mi sono sempre approcciato al mio lavoro e alla mia vita orientandomi al Bene Comune, senza pensare a distinguo di qualsiasi natura. Quando ascolto un parlamentare o un politico lo faccio consapevole di appartenere – ed essere fedele – alla Repubblica Italiana e non a un colore di partito. E credo che questo sforzo debba essere oggi più di ieri quello di tutti. Perché quello che dobbiamo fare, dobbiamo farlo indicando la via alle nuove generazioni».

Le parole dei relatori e degli ospiti si sono intrecciate come capitoli di un unico grande elogio all’uomo di Stato. Filippo Mancuso ha ricordato l’efficacia del Generale alla guida dell’Arpacal e come Commissario del SIN di Crotone, capace di dare dignità e concretezza alle bonifiche ambientali, portando alta la bandiera della “calabresità” in Italia. Sulla stessa linea la senatrice Tilde Minasi, che ne ha lodato la determinazione nel tutelare la salute pubblica come fattore essenziale di sviluppo.

Il senatore Nicola Irto ha commosso la sala ricordando la capacità di Errigo di «non chiudersi mai nei palazzi», cercando sempre il confronto con i cittadini e le comunità. E anche la Presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Caterina Chiaravalloti, ha trovato un punto di contatto intimo con il protagonista, condividendo la stessa giovinezza divisa tra gli studi al Conservatorio e la chiamata della giustizia, per declinare la quale la sensibilità artistica si rivela strumento straordinario.

Il sindaco Francesco Cannizzaro, alla sua prima uscita ufficiale alla guida della Città Metropolitana, ha lanciato una proposta concreta: portare questo volume nelle scuole. Ha citato una frase del libro che risuona come un manifesto generazionale: «Comandare senza arroganza. Servire senza servilismo».

Ed è ai giovani, ai suoi nipoti e ai ragazzi di Reggio e della Calabria intera che il Generale Errigo ha rivolto il suo ultimo, accorato appello. Richiamando il concetto di «cooperazione a somma positiva» del sociologo Lorenzo Infantino, ha concluso: «Bisogna credere, amare e aiutare questo territorio. A Reggio i giovani possono restare solo se tutti collaborano, se apriamo il cuore a tutti senza distinzioni per portare la nostra terra a livelli di eccellenza».

“Volevo solo Cantare” non è solo il titolo di un libro. È la dimostrazione che si può servire lo Stato con il rigore della legge e la delicatezza di una poesia, lasciando un’armonia che, a Palazzo Alvaro, nessuno potrà dimenticare.


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 Silvio Nocera

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