Salviamo Tiro patrimonio Unesco. Un altro genocidio ”culturale” di Israele


Il Paese della Stella di David, guidato da Benjamin Nethanyau, reponsabile di genocidio e di crimine di guerra a Gaza, Cisgiordania e ora in Libano, tira dritto in concomitanza con il conflitto contro l’Iran portato avanti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel totale ”menefreghismo” del diritto internazionale con una blanda condanna dell’Unione Europea (Italia compresa) e l’assenza totale di sanzioni contro Israele, rispetto alle 20-30 ininfluenti contro la Russia per la guerra in Ucraina. Tira dritto Nethanyau fino alle elezioni politiche del suo Paese, devastando quel patrimonio culturale millenario di epoca romana che è a Tiro. C’è un appello, una petizione per sensibilizzare i Paesi del buon senso(l’Italia degli amici di Israele è silente o quasi) a intervenire. La segnalazione di Saverio Castoro, non nuovo a battaglie per la pace, la sostenibilità, invita alla riflessione e a metterci cuore e faccia. Matera è città Unesco dal 1993. Si ricordi di Tiro visto che è capitale mediterranea 2026 della cultura e del dialogo.

LE RIFLESSIONI DI SAVERIO
Prima di Roma c’era Cartagine. Prima di Cartagine c’era Tiro. Israele sta attualmente demolendo Tiro, una città con oltre 5.000 anni di storia e patrimonio mondiale dell’UNESCO.”
Mohamad Safa – United Nations Office at Geneva
Prima di Tiro c’era Matera.
Nel 2026, Matera, assieme a Tetouan, detiene il titolo ufficiale di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, un mandato internazionale assegnato dall’Unione per il Mediterraneo e dalla Fondazione Anna Lindh.
Matera con il suo riscatto, culminato con il riconoscimento UNESCO nel 1993, dimostra che il patrimonio storico non è solo un insieme di vecchie mura, ma l’identità viva di un popolo.
Matera ha la dignità, nonché l’autorevolezza di intervenire, attraverso la Fondazione Matera Basilicata 2019, con gli strumenti diplomatici a disposizione, per divenire cassa di risonanza geopolitica, perché incarna la prova che dalle macerie culturali e sociali si può rinascere, e ha il diritto di chiedere che a Tiro non venga negato lo stesso futuro.
Se Israele bombarda la cultura e il dialogo, le Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo che ruolo potranno avere nel prossimo futuro?

Segue l’appello di ICOMOS Libano
“ICOMOS LIBANO
Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti
7 giugno 2026
Allerta Urgente
ICOMOS Libano condanna l’attacco al sito del patrimonio mondiale UNESCO di Tiro, a cui è stata recentemente concessa la Protezione Rafforzata ai sensi del Secondo Protocollo della Convenzione dell’Aia del 1954: un modello di distruzione deliberata che non può più rimanere senza risposta.
#I. I fatti sul campo
ICOMOS Libano riferisce che gli attacchi aerei israeliani hanno colpito oggi una posizione situata nelle immediate vicinanze dell’ingresso del sito del patrimonio mondiale UNESCO dell’Antica Città di Tiro (Proprietà n. 299, iscritta nel 1984). L’obiettivo dell’attacco era un edificio storico e dei generatori di elettricità adiacenti all’ingresso principale della proprietà del patrimonio mondiale, ai suoi uffici amministrativi e ai suoi magazzini archeologici. L’ingresso e gli edifici amministrativi del sito del patrimonio mondiale sono stati direttamente danneggiati dall’attacco. I magazzini — che ospitavano collezioni archeologiche, manufatti, materiali di documentazione del sito e attrezzature — hanno subito danni da impatto diretto. Il tessuto archeologico del sito nelle immediate vicinanze dell’attacco è compromesso. La piena entità dei danni all’archeologia non può ancora essere determinata, ma è confermato: il danno si è verificato e sarà necessaria una valutazione dettagliata sul campo per localizzarlo, documentarlo e catalogarlo nella sua interezza.Una valutazione completa e sistematica dei danni all’archeologia non potrà essere condotta finché la situazione della sicurezza non consentirà un accesso sicuro al sito. ICOMOS Libano resta pronto a fornire assistenza in questa valutazione in coordinamento con la Direzione Generale delle Antichità e l’UNESCO di Beirut non appena possibile. Ciò che è già accertato, tuttavia, è inequivocabile: l’area dell’ingresso, i magazzini e gli edifici amministrativi del sito del patrimonio mondiale UNESCO di Tiro (nello specifico la componente del sito cittadino) sono stati direttamente colpiti e danneggiati. L’archeologia è compromessa. La futura valutazione determinerà l’entità — non l’esistenza — del danno. Questo non è un incidente isolato. È l’ultimo di una serie di attacchi contro e intorno alla proprietà del patrimonio mondiale di Tiro che ICOMOS Libano ha documentato e segnalato:

23 ottobre 2024: un attacco aereo israeliano ha colpito il centro di Tiro, atterrando a 50 metri dalle antiche rovine e distruggendo ampie sezioni della città;
6 marzo 2026: è stato confermato che un attacco missilistico israeliano è atterrato all’interno della zona cuscinetto della proprietà del patrimonio mondiale, vicino all’ippodromo romano; il Ministero della Cultura libanese ha segnalato “danni materiali” all’ingresso del sito; un esperto di ICOMOS Libano ha confermato che l’attacco è caduto all’interno della zona cuscinetto;
28 aprile 2026: sono stati segnalati ulteriori attacchi nel distretto delle rovine di Tiro; la Direzione Generale delle Antichità ha presentato reclami formali all’UNESCO;
27 maggio 2026: ICOMOS Libano ha emesso una Dichiarazione di Emergenza a seguito degli ordini di evacuazione dell’IDF (forze di difesa israeliane) per l’intero distretto di Tiro e della conferma di attacchi nel quartiere di al-Athar, adiacente alle antiche rovine;7 giugno 2026: il presente attacco, che ha preso di mira direttamente l’area dell’ingresso, gli uffici amministrativi e i magazzini della proprietà del patrimonio mondiale. Sono confermati i danni diretti all’ingresso, agli edifici amministrativi e ai magazzini archeologici. Il danno all’archeologia è confermato; la sua piena entità sarà soggetta a una dettagliata valutazione in loco quando la situazione della sicurezza lo consentirà. Ognuno di questi eventi è stato segnalato. Ognuno è stato documentato. Ognuno è stato oggetto di reclami formali all’UNESCO. Gli attacchi continuano.
#II. Il quadro giuridico applicabile ICOMOS Libano ribadisce il quadro giuridico che disciplina questa situazione e che è stato violato, ripetutamente e apparentemente impunemente: La Convenzione UNESCO del 1972 sulla protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale, Articolo 6(3): gli Stati parte “si impegnano a non adottare alcuna misura deliberata che possa danneggiare direttamente o indirettamente” il patrimonio mondiale situato sul territorio di altri Stati parte. L’Articolo 11(4) fornisce il meccanismo per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo per i siti minacciati da conflitti armati — una soglia che Tiro ha superato da tempo. La Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, Articolo 4: le parti devono astenersi da qualsiasi atto di ostilità diretto contro i beni culturali […].Il Secondo Protocollo della Convenzione dell’Aia del 1954 (1999), Articolo 15: il bersagliamento intenzionale di un bene culturale sottoposto a Protezione Rafforzata — quando non viene utilizzato per scopi militari — costituisce un crimine di guerra. Tiro possiede lo status di Protezione Rafforzata. I suoi uffici amministrativi non erano un bersaglio militare. I magazzini di un sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO non sono un obiettivo militare sotto alcuna interpretazione del diritto internazionale umanitario. Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2017): la prima risoluzione del Consiglio di Sicurezza dedicata esclusivamente alla protezione del patrimonio culturale nei conflitti armati, la quale stabilisce che la distruzione deliberata del patrimonio culturale costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale ai sensi dell’Articolo 39 della Carta delle Nazioni Unite.Il sito del patrimonio mondiale dell’Antica Città di Tiro è stato ora direttamente colpito. Il suo ingresso, i suoi edifici amministrativi e i suoi magazzini archeologici hanno subito danni confermati. Questo è l’ultimo di almeno cinque attacchi documentati sulla proprietà o nelle sue immediate adiacenze. In nessun momento è stato accertato che il sito, i suoi uffici amministrativi o i suoi magazzini fossero utilizzati per scopi militari. Gli attacchi sono deliberati. Sono illegali. E devono essere indagati come crimini di guerra.

#III. La crisi dell’impunità ICOMOS Libano non rilascia questa dichiarazione con l’aspettativa che essa, da sola, fermi la distruzione. La rilasciamo perché abbiamo l’obbligo professionale, morale e istituzionale di testimoniare — e perché il silenzio, di fronte a questo, sarebbe una forma di complicità. La Convenzione dell’Aia del 1954 è stata redatta all’indomani della Seconda Guerra Mondiale proprio per prevenire ciò che sta accadendo oggi a Tiro. Il meccanismo di Protezione Rafforzata è stato concepito proprio per siti come l’Antica Città di Tiro — siti di eccezionale valore universale, siti appartenenti non a una sola nazione ma a tutta l’umanità. La Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo esiste proprio per momenti come questo. Questi strumenti non sono meramente aspirazionali. Sono leggi vincolanti. Eppure, sito dopo sito, settimana dopo settimana, le violazioni si accumulano e le risposte della comunità internazionale rimangono confinate a dichiarazioni di preoccupazione, appelli alla moderazione ed espressioni di allarme. Ogni violazione non risposta incoraggia la successiva. La distruzione della Cittadella di Chamaa è stata seguita dalla demolizione della Scuola del Santo Salvatore a Yaroun. Gli attacchi vicino all’ippodromo a marzo sono stati seguiti dagli attacchi all’ingresso a giugno. L’impunità non è una condizione passiva. È un moltiplicatore di forza. ICOMOS Libano ha, nei mesi scorsi, trasmesso Dichiarazioni di Emergenza formali a ICOMOS Internazionale, all’UNESCO, al Ministero della Cultura libanese, alla Delegazione Permanente del Libano presso l’UNESCO, alla Direzione Generale delle Antichità e all’Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale. Abbiamo documentato gli incidenti. Abbiamo citato ogni strumento giuridico applicabile. Abbiamo avanzato ogni appello istituzionale a nostra disposizione. Ci rivolgiamo ora alla comunità internazionale — e in particolare a quegli organismi che hanno il mandato legale e la capacità istituzionale di agire — affinché si muovano oltre la documentazione e vadano verso l’applicazione coatta.

#IV. Appelli urgenti all’azione ICOMOS Libano rinnova e intensifica i suoi appelli a:UNESCO:Prendere in considerazione, insieme alle autorità libanesi competenti, l’inserimento del sito del patrimonio mondiale dell’Antica Città di Tiro nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo ai sensi dell’Articolo 11(4) della Convenzione del 1972. Questo meccanismo è stato creato precisamente per questa situazione. La sua continua mancata attivazione di fronte a cinque attacchi documentati sulla proprietà o nelle sue adiacenze è un fallimento che esige spiegazioni; Nominare pubblicamente, senza equivoci diplomatici, la violazione della Convenzione sul Patrimonio Mondiale che si è verificata oggi; Inviare una missione d’emergenza sul campo a Tiro non appena la situazione della sicurezza lo consentirà, per condurre una valutazione completa dei danni in coordinamento con la Direzione Generale delle Antichità. ICOMOS Libano resta a disposizione per qualsiasi assistenza necessaria. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Invocare i meccanismi vincolanti della Risoluzione 2347 (2017) e agire sulla base della propria determinazione secondo cui la distruzione deliberata del patrimonio culturale costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale; Dare mandato a una missione internazionale di monitoraggio indipendente con accesso ai siti del patrimonio colpiti in Libano. ALIPH Foundation, Blue Shield International e la Comunità Internazionale del Patrimonio: Fornire supporto nella documentazione d’emergenza e negli sforzi di stabilizzazione; Amplificare questa dichiarazione attraverso ogni canale disponibile e assicurare che la distruzione dell’Antica Città di Tiro non passi inosservata.

#V. Conclusione
L’Antica Città di Tiro resiste da cinquemila anni. È sopravvissuta all’assedio di Alessandro, alle conquiste dei Crociati, ai secoli ottomani e alle guerre dell’era moderna. Le sue pietre custodiscono la memoria dei marinai fenici, dei giuristi romani, dei vescovi bizantini e delle famiglie libanesi che hanno vissuto e sono morte tra le sue rovine attraverso cento generazioni. Quel patrimonio non appartiene al solo Libano. Appartiene a tutta l’umanità. E l’umanità — attraverso gli strumenti di diritto internazionale che ha creato e ratificato — ha assunto l’impegno solenne di proteggerlo. Questo impegno viene infranto. Oggi, di nuovo. E la domanda a cui la comunità internazionale deve ora rispondere non è se abbia gli strumenti legali per rispondere — li ha. La domanda è se ne abbia la volontà. ICOMOS Libano continuerà a documentare, allertare e chiedere responsabilità — per tutto il tempo necessario.
A nome del Comitato Nazionale ICOMOS Libano
Assaad Seif, Presidente
Data: 7 giugno 2026″
Contatto: icomoslebanon@icomos.org
Link dell’ appello: https://www.icomos.org/news/urgent-alert-strikes-world-heritage-site-tyre-lebanon/
Grazie dell’attenzione,
Saverio Castoro


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 Franco Martina

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