Eva, l’AI e il conto da pagare


Eva è un nome che porta con sé un certo peso narrativo. È l’origine, il passaggio da un prima a un dopo, il momento in cui qualcosa cambia per sempre e non si può più tornare indietro. Oggi parleremo proprio di lei, ma non della Eva a cui state pensando.

Da lì ci sposteremo tra aziende che iniziano a fare i conti con i costi dell’intelligenza artificiale, Anthropic che presenta Fable 5 (il suo nuovo modello più potente disponibile al pubblico), Apple che prova a far rinascere Siri con l’AI, e un’Europa che continua a chiedere alle grandi piattaforme di aprire le porte alla concorrenza.

Mettetevi comodi, iniziamo.

L’apertura della newsletter di IA Spiegata Semplice del 12 giugno 2026.

Si legge tutta in 4 min. e 27 sec.

Eva Statiella: assessora virtuale o esperimento di comunicazione politica?

Ad Acqui Terme, comune piemontese di quasi 19mila abitanti, il sindaco Danilo Rapetti ha annunciato l’arrivo in giunta di Eva Statiella, assessora generata con l’intelligenza artificiale. Secondo quanto annunciato, Eva dovrebbe avere le deleghe a Intelligenza Artificiale, Transizione digitale e Umanizzazione. Avete letto bene: Umanizzazione, che, affidata a una figura non umana, è un dettaglio paradossale.

Card Eva Statiella assessora AI Acqui Terme
La nomina annunciata di Eva Statiella, assessora generata con l’AI ad Acqui Terme.

Eva dovrebbe avere un posto in giunta, partecipare alle riunioni, parlare, esprimere pareri e diventare parte di un esperimento politico-amministrativo che il sindaco presenta come un modo per capire cosa potrà accadere quando entità basate sull’AI avranno una parte attiva e decisionale nella Pubblica Amministrazione.

Almeno per il momento, questa affascinante assessora sembra molto più hype che una funzione amministrativa già concreta, misurabile e verificabile. La nomina è indicata come attesa per fine giugno, quindi mentre scriviamo siamo ancora davanti a un annuncio, non a un servizio già funzionante.

La parte forse più interessante non riguarda tanto Eva come “assessora”, ma tutto ciò che dovrebbe ruotarle intorno. Il Comune starebbe immaginando un sindaco-avatar sui social, pensato per rispondere a cittadini e turisti su uffici, necessità, informazioni e proposte per la città. Starebbero anche lavorando a un modello di “Comune agentico“, dove l’AI dovrebbe occuparsi in back office di attività ripetitive legate a urbanistica, pratiche amministrative della Polizia Locale, anagrafe e stato civile.

Insomma, staremo a vedere. Benvenuta Eva, non vediamo l’ora di vedere cosa combinerai di bello.

Anche il nome è simbolico: Eva richiama la prima donna, mentre Statiella deriva da “Aquae Statiellae”, il nome della città in epoca romana e un riferimento ai Liguri Statielli. L’Umanizzazione è invece collegata all’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone.

L’AI presenta il conto: Uber ha già finito il budget per l’AI

Restando in tema “adozione AI”, per tutto il 2025 molte aziende hanno incoraggiato i dipendenti a sperimentare liberamente con l’intelligenza artificiale. Poi, a un certo punto, è arrivato il conto.

Uber ha introdotto un tetto di spesa mensile di 1.500 dollari per dipendente e per singolo strumento di coding AI, dopo aver superato il budget previsto. Non stiamo parlando dell’uso occasionale di un chatbot per sistemare una mail, ma di strumenti agentici per programmare, capaci di lavorare su codice, file e task complessi. Strumenti potentissimi, certo. Ma molto costosi.

Card L'AI presenta il conto Uber finisce budget
Uber è il caso simbolo: budget annuale per gli strumenti di coding AI esaurito in quattro mesi.

Uber non è un caso isolato. Microsoft, secondo diverse ricostruzioni, ha iniziato a ritirare molte licenze Claude Code ai propri dipendenti e a spostare gli sviluppatori verso GitHub Copilot CLI. Ufficialmente la motivazione è la standardizzazione degli strumenti interni, ma il tema dei costi, anche qui, sembra difficile da ignorare.

Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha raccontato che alcuni clienti oggi considerano la gestione del budget AI un problema enorme. Una questione che, fino a poco tempo fa, non sembrava nemmeno al centro della discussione. Il problema non è semplicemente “spendere troppo in AI”: il vero problema è spendere alla cieca, senza sapere bene come quella spesa si traduca in produttività, margini, prodotti migliori o profitto.

Negli Stati Uniti si è iniziato a usare il termine token maxxing, cioè la corsa a massimizzare l’uso dei token, quasi come se consumare più AI fosse di per sé un segnale di modernità. Le aziende completamente immerse nell’adozione dell’AI arrivano a spendere cifre altissime per dipendente ogni mese. Il caso di Peter Steinberger, creatore di OpenClaw e oggi alla corte di OpenAI, ha fatto molto discutere: in un mese avrebbe consumato token per un valore di circa 1,3 milioni di dollari, pagati di tasca propria. Un segnale molto chiaro di quanto velocemente possano crescere i costi quando l’AI viene usata in modo intensivo.

Insomma, non basta più usare l’AI: bisogna capire l’economia dell’AI. Quanto costa usare un modello avanzato per una determinata attività? Serve davvero il modello più potente per ogni compito? Una delle risposte possibili è il model routing, cioè l’idea di usare modelli diversi per compiti diversi. Se devo costruire uno strumento software interno complesso, forse ha senso usare il modello più avanzato. Ma se devo preparare un report settimanale, riassumere appunti o sistemare una bozza, probabilmente basta un modello meno costoso.

È come usare una Ferrari per andare a comprare il pane: si può fare, ma forse non è la scelta più efficiente. Basta una bici. Le aziende possono integrare questa logica direttamente nei flussi di lavoro, facendo scegliere automaticamente al sistema il modello più adatto. Oppure possono formare meglio le persone, insegnando quando usare uno strumento potente, quando uno più leggero e quando, semplicemente, non usare l’AI.

Negli ultimi mesi Uber aveva incentivato fortemente l’adozione di queste tecnologie tra gli sviluppatori, arrivando persino a monitorarne l’utilizzo attraverso classifiche interne. Secondo il COO Andrew Macdonald, l’uso dell’AI ha aumentato la produttività degli ingegneri di circa il 25%.

Anthropic ha annunciato Claude Fable 5

E mentre nelle aziende si inizia a tirare la cinghia, Anthropic ha annunciato Claude Fable 5, il modello di intelligenza artificiale più potente che abbia mai reso disponibile al pubblico.

Card Anthropic annuncia Claude Fable 5
Fable 5 appartiene alla nuova classe “Mythos” ed è disponibile al grande pubblico.

Fable 5 appartiene alla nuova classe di modelli Mythos e offre prestazioni avanzate in programmazione, ragionamento complesso, attività professionali e analisi visiva, soprattutto nei compiti lunghi e articolati. Ma soprattutto è disponibile per il grande pubblico.

Fable 5 infatti, pur nascendo dallo stesso modello alla base di Claude Mythos 5, ha una serie di protezioni aggiuntive. Se l’AI rileva richieste legate ad ambiti sensibili come cybersecurity, biologia, chimica o altre attività considerate ad alto rischio, può bloccare la risposta oppure trasferire la richiesta a Claude Opus 4.8, un modello ritenuto più sicuro.

Model routing is the way! Parola di Dario Amodei.

Siri AI e il grande braccio di ferro europeo

In questo contesto, Apple ha provato a rimettere al centro della scena una vecchia conoscenza che negli ultimi anni era rimasta un po’ indietro rispetto alla concorrenza: Siri.

Al WWDC26 ha presentato Siri AI, una nuova versione del suo assistente vocale descritta come molto più capace, intelligente e soprattutto conversazionale. La nuova Siri sarà basata su Apple Intelligence e dovrebbe riuscire a fare cose che, almeno sulla carta, sembrano molto più vicine al modo in cui oggi immaginiamo un assistente AI.

Card Siri AI e il braccio di ferro europeo DMA
Siri AI presentata al WWDC26 e bloccata in UE dal Digital Markets Act.

Questa volta Apple sembra esserci riuscita anche grazie alla partnership con Google Gemini, il modello di AI che dovrebbe dare nuova potenza alla prossima generazione di Siri. Sempre in questo aggiornamento, Apple gioca una carta molto forte: il contesto personale. Perché l’assistente davvero utile non è quello che sa tutto del mondo, ma quello che sa abbastanza di noi da aiutarci senza costringerci ogni volta a rispiegare tutto da capo.

Il problema è che questa è anche la zona più delicata: più un assistente è personale più diventa fondamentale la questione privacy. Secondo l’azienda, la nuova architettura userà modelli on-device e Private Cloud Compute, un sistema pensato per elaborare alcune richieste direttamente sui dispositivi e altre su server protetti, senza conservare i dati personali né renderli accessibili ad Apple o ad altri.

Siri AI sarà disponibile in beta entro la fine del 2026 sui dispositivi compatibili con Apple Intelligence, inizialmente in inglese. In Europa invece non sarà disponibile su tutti i device da subito, ma solo su Mac e Apple Vision Pro, se impostati in una lingua supportata.

L’azienda ha attribuito il ritardo alle regole del Digital Markets Act (DMA), sostenendo che i requisiti europei sulla interoperabilità potrebbero costringerla a concedere ad assistenti concorrenti l’accesso ai dati degli utenti, con possibili rischi per privacy e sicurezza.

La risposta della Commissione Europea è arrivata il giorno successivo. Il portavoce Thomas Regnier ha dichiarato che “nulla nel DMA impedisce ad Apple di lanciare nuovi prodotti in Europa” e che la scelta di non distribuire Siri AI nell’UE è “una decisione esclusivamente di Apple”. Secondo Bruxelles, Apple avrebbe chiesto un’esenzione di 18 mesi invece di presentare una soluzione conforme alle regole europee.

Europa 1 – Apple 0.

Cosa succede dopo il primo morso

Le tre storie di questa newsletter iniziano a chiudere un cerchio. Prima l’intelligenza artificiale era qualcosa da provare. Poi è diventata qualcosa da pagare. E come ormai noto ed evidente, anche da regolare.

Siri, Eva Statiella e i modelli di coding non parlano solo di tecnologia. Parlano di accesso, di potere, di responsabilità. Ogni nuova tecnologia porta con sé una promessa di conoscenza, efficienza e progresso, ma anche una tentazione: quella di mordere subito, affascinati dalla novità, senza chiederci davvero cosa accadrà dopo.

E ogni volta che una nuova Eva torna sulla scena, ritorna inesorabilmente anche la stessa domanda: siamo sicuri di sapere cosa succede dopo il primo morso?

La newsletter di IA Spiegata Semplice esce ogni venerdì e racconta l’intelligenza artificiale con taglio divulgativo, esempi concreti e attenzione al lavoro delle imprese.

Il podcast di IA Spiegata Semplice

Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice

Ogni lunedì Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore raccontano quello che sta accadendo grazie (o a causa) dell’intelligenza artificiale.

Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore, podcast Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice


Il podcast di Tom’s Hardware

Two Humans in the Loop

Il podcast di Tom’s Hardware dedicato all’intelligenza artificiale e al suo impatto sulle nostre vite. Condotto da Valerio Porcu (senior editor Tom’s Hardware) e Fabrizio Degni (CAIO, AI Ethics & Data Governance). Pubblicato ogni venerdì sul canale YouTube B2B Labs e su Spotify.



#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore

Source link

Di