Il teatro come luogo di memoria, ma anche come spazio di coscienza civile. È questo il segno lasciato dalla prima rappresentazione di Tibi e Tàscia – Coso e Cosa, le due anime calabresi, trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo di Saverio Strati, andata in scena al Palazzo della Cultura di Locri e accolta da un pubblico numeroso proveniente da ogni angolo della Calabria.
Uno spettacolo che ha saputo sorprendere ed emozionare sin dai primi minuti. Forse perché non tutti immaginavano che un cast composto prevalentemente da bambini potesse confrontarsi con un’opera tanto complessa e stratificata; forse perché il romanzo di Strati rappresenta una delle pagine più significative della letteratura calabrese del Novecento, capace di intrecciare racconto storico, denuncia sociale e riflessione antropologica. Eppure il lavoro prodotto dal Teatro di Calabria “Arnoldo Tieri” ha superato ogni aspettativa, restituendo con rigore e sensibilità l’intensità narrativa e morale dell’opera originale.
L’adattamento firmato da Giusy Staropoli Calafati riesce infatti a conservare intatto il cuore del romanzo, rispettandone linguaggio, atmosfere e finalità. Con la regia di Aldo Conforto e la direzione artistica di Francesco Mazza, lo spettacolo porta in scena una storia che affonda le radici nella Calabria rurale del Novecento ma che continua a parlare con sorprendente attualità al mondo contemporaneo.
Al centro della vicenda ci sono Tibi e Tàscia, “coso e cosa”, due giovani protagonisti che incarnano le contraddizioni di una terra sospesa tra speranza e rassegnazione, desiderio di riscatto e peso delle ingiustizie sociali. Tibi è un ragazzo divorato dalla sete di sapere, convinto che leggere e scrivere rappresentino l’unica possibilità concreta di emancipazione. Tàscia, attraverso l’amicizia con lui, scopre a sua volta il valore della cultura e della conoscenza come strumenti di libertà a cui però è costretta a rinunciare per il suo essere donna.
Attraverso il loro sguardo e soprattutto attraverso la voce dei più piccoli, vengono affrontati temi duri e universali come la povertà, le discriminazioni, la violenza, l’emarginazione e le disuguaglianze sociali. Le domande che attraversano la rappresentazione sono volutamente forti e spiazzanti. Interrogativi che non appartengono soltanto alla Calabria raccontata da Strati, ma che rimandano ai tanti “Sud del mondo” ancora oggi segnati dalle stesse dinamiche di esclusione, sopraffazione e marginalità. È proprio questa dimensione universale a rendere l’opera straordinariamente contemporanea. Il pubblico viene accompagnato in un percorso emotivo che va oltre la semplice narrazione teatrale e diventa occasione di riflessione sul presente, sul diritto all’istruzione, sulle opportunità negate e sul ruolo della cultura come strumento di emancipazione individuale e collettiva.
A dare corpo a questa narrazione è un cast composto da nove bambini e tre adulti. Giuseppe Procopio interpreta Tibi, mentre Ginevra Rotolo dà volto a Tàscia. Accanto a loro Diego Pio Sellaro nel ruolo di Don Michelino, Emma Cerullo nei panni della sorellina di Tàscia ed Ennio Franco Ranieri che interpreta Turi. Completano il gruppo dei giovani interpreti Nina Corapi, Giuseppe Guzzo, Rocco Andrea Nicosia e Gioia Turi, che danno vita ai compagni di gioco e ai personaggi che popolano l’universo infantile della vicenda. Per il cast adulto Lucia Cristofaro interpreta la madre di Tibi, Gino Mariano Mazzotta il padre di Tàscia e Ludovica Ammirato la madre di Tàscia. Una presenza scenica equilibrata che accompagna e valorizza il lavoro dei più piccoli, veri protagonisti di una rappresentazione che trova proprio nell’autenticità delle loro interpretazioni uno dei suoi punti di maggiore forza.
A rendere ancora più suggestiva l’esperienza teatrale è stata la musica eseguita dal vivo dalla compositrice e cantante Francesca Prestia, artista profondamente legata al territorio e capace, attraverso la sua ricerca musicale, di evocare le atmosfere aspre e malinconiche della Calabria rurale descritta da Strati. Le sue sonorità hanno accompagnato le scene amplificandone la carica emotiva e contribuendo a costruire un dialogo continuo tra parola, memoria e sentimento.
Particolarmente curato anche l’impianto scenico. Le scenografie sono firmate da Antonio Pittelli, mentre la supervisione delle espressioni dialettali presenti nei testi è stata affidata a Enzo Colacino, Preziosa anche la collaborazione di Anna Maria Corea e il contributo di Aurora Lupia nel ruolo di aiuto costumista.
La serata si è aperta con un momento culturale dedicato alla presentazione del volume realizzato attorno allo spettacolo, nell’ambito de Il Maggio dei Libri, la campagna nazionale promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero della Cultura in collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Il volume, pubblicato da Città del Sole, raccoglie il copione teatrale, fotografie di scena, bozzetti, note di regia e materiali che documentano il percorso creativo dell’intera produzione. Un’opera editoriale che non rappresenta soltanto una testimonianza dell’esperienza teatrale, ma uno strumento concreto di diffusione culturale. «La pubblicazione di questo volume ha una finalità precisa – ha spiegato Francesco Mazza –. Può servire a rendere il progetto possibile e replicabile nelle scuole. È uno spunto da cui iniziare, purché sia fatto con la serietà che richiede la portata dell’argomento che Strati ci ha lasciato. Un’opera di denuncia prima ancora che un’opera storica e letteraria.».
Tra il pubblico erano presenti la nipote di Saverio Strati, Palma Comandè e numerosi rappresentanti del mondo culturale e letterario della Locride, oltre al sindaco di Sant’Agata del Bianco Domenico Stranieri e all’assessora alla Cultura del Comune di Locri Domenica Bumbaca, a cui Francesco Mazza ha rivolto un sentito ringraziamento per la disponibilità e il sostegno che hanno reso possibile la messa in scena dello spettacolo a Locri. Una scelta tutt’altro che casuale. Il debutto di Tibi e Tàscia – Coso e Cosa nei luoghi di appartenenza di Saverio Strati e negli stessi territori che fanno da sfondo a molte delle sue opere assume infatti un significativo valore simbolico: un ritorno alle radici che restituisce centralità alla geografia umana e culturale raccontata dallo scrittore.
Nel corso della serata ha preso la parola anche il sindaco Stranieri, che ha voluto sottolineare il profondo legame tra l’opera dello scrittore e la città di Locri, un elemento tutt’altro che marginale nell’economia del racconto. «Anche Tibi, il protagonista, studia a Locri», ha ricordato il primo cittadino, richiamando l’attenzione su uno dei messaggi più forti affidati da Strati ai suoi libri. «Saverio Strati ci fa capire che ci si può difendere dalle ingiustizie e dalle prepotenze anche imparando a leggere e scrivere. Il futuro di tanti ragazzi non può essere condizionato dalla povertà, dalla condizione sociale e dal luogo di nascita».
Parole che sembrano riassumere il senso più profondo dell’intera operazione culturale. Perché Tibi e Tàscia – Coso e Cosa non è soltanto una trasposizione teatrale di un romanzo. È un progetto che restituisce centralità a una delle voci più autorevoli della letteratura meridionale, riaffermando il valore della cultura come strumento di libertà, consapevolezza e trasformazione sociale.
In un tempo in cui le disuguaglianze continuano ad attraversare le società contemporanee, la lezione di Saverio Strati torna così a risuonare con forza attraverso il linguaggio universale del teatro e attraverso le voci dei bambini, capaci più di chiunque altro di trasformare una storia del passato in una domanda rivolta al nostro presente.
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