Anthropic si è seduta accanto a Papa Leone XIV per la presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas”, il testo dedicato alla tutela della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Il cofondatore Chris Olah ha parlato dalla sala del sinodo vaticano il 25 maggio, accanto al Pontefice, in una coppia che The Guardian ha definito improbabile: un ricercatore trentatreenne dichiaratamente ateo e il vescovo di Roma, uniti dalla tesi che lo sviluppo dell’AI vada accompagnato da una riflessione morale.
Dietro la cornice ufficiale si vede un’operazione di posizionamento di brand camuffata da dialogo civile. Anthropic si presenta come l’unica frontier lab disposta ad accettare il confronto pubblico con il magistero papale, mentre OpenAI, Google DeepMind, xAI restano fuori dalla scena. Il messaggio implicito è che chi sviluppa Claude ha la statura morale per discutere di dignità umana con un capo religioso, e il messaggio non è gratuito: nessun comunicato stampa potrebbe comprare la legittimazione che questa fotografia produce.
La fotografia col Papa è un asset di brand che nessun PR può ricreare.
Quando la critica al sistema serve a vendere il sistema
Nel suo intervento Olah ha riconosciuto che i laboratori di frontiera operano dentro incentivi e vincoli che possono entrare in conflitto con la cosa giusta da fare, e ha invocato la presenza di voci esterne, religiose e civili, capaci di tenere alta l’attenzione sulla sicurezza. È una formulazione abile: il dirigente di un’azienda da sessanta miliardi di dollari ammette i propri conflitti d’interesse strutturali e chiama in soccorso il Vaticano. Il gesto sembra umiltà, funziona come accreditamento.
L’enciclica in sé è un testo articolato, di cui la stampa italiana aveva già riconosciuto la qualità analitica quando Tom’s Hardware ha scritto che il Papa parla di AI meglio di tanti esperti. Il documento chiede regole, controlli, trasparenza, responsabilità, e parla a governi, scuole, famiglie, comunità. La sostanza del testo, paradossalmente, è critica verso pratiche che molti vendor di AI considerano normali, dall’opacità dei modelli all’asimmetria di potere tra chi sviluppa e chi subisce gli effetti dei sistemi.
Anthropic ha deciso che questa critica le serve, perché le permette di posizionarsi come l’attore responsabile dell’industria, quello che si lascia interrogare. La controversia non si è fatta attendere: Timnit Gebru, ricercatrice di lungo corso sull’etica dell’AI, ha attaccato il Vaticano per aver scelto come interlocutore un cofondatore di Anthropic, sollevando il sospetto che la sala stampa pontificia sia diventata vetrina commerciale. La reazione, riportata anche da una seconda inchiesta del Guardian, inquadra il problema in modo nitido.
Farsi interrogare dal Papa è una forma di accreditamento che vale più di un advertorial.
Il greenwashing applicato all’etica
Il termine “vatican-washing” non esiste ancora nei dizionari, ma il meccanismo è noto e ricorrente. Funziona come il greenwashing: un soggetto che ha problemi strutturali nel proprio modo di operare cerca un endorsement esterno di natura simbolica per ripulire la propria immagine, senza modificare in profondità le pratiche che generano quei problemi. Le major petrolifere sponsorizzano festival ambientalisti, le aziende tessili che producono in Bangladesh pubblicano report sulla sostenibilità, i grandi laboratori AI si fanno fotografare con il Papa.
La differenza tra le due dinamiche è quantitativa, non qualitativa. Il marchio di affidabilità etica diventa moneta di scambio commerciale, perché un decisore aziendale che deve scegliere tra modelli equivalenti tenderà a preferire quello “benedetto” dal Vaticano. Le pressioni sui board sono note a chi le subisce, e in mercati regolati come la sanità, l’istruzione, la pubblica amministrazione, la perdita di neutralità del processo di selezione apre conflitti reali, non simbolici.
Il Vaticano da parte sua non è nuovo a queste iniziative, e da anni cerca di esercitare un magistero sulle implicazioni etiche dell’AI, con il manuale ITEC sviluppato insieme alla Markkula Center for Applied Ethics e con la Rome Call for AI Ethics firmata anche da Microsoft e IBM. Il salto del 25 maggio è di scala diversa: per la prima volta un cofondatore di un frontier lab condivide il palco con il Pontefice in occasione di un’enciclica, e questa simmetria è esattamente ciò che alcuni critici contestano.
Cosa resta della Magnifica Humanitas dopo la fotografia
L’enciclica, letta indipendentemente dalla cornice della presentazione, contiene passaggi che mettono in difficoltà tutti i frontier lab, Anthropic inclusa. Quando il Pontefice chiede che l’AI sia “disarmata”, liberata dalla logica della corsa agli armamenti, parla esattamente di pratiche che caratterizzano il mercato attuale, dove la concorrenza sui modelli di frontiera somiglia a una corsa alla supremazia, con investimenti annuali nell’ordine delle centinaia di miliardi.
Una critica articolata pubblicata su Fortune ha osservato che l’enciclica resta vaga sulle questioni più scomode: il consumo energetico dei data center, il lavoro precario di chi etichetta i dati nei Paesi del Sud globale, la concentrazione di potere economico in mano a sette aziende. Sono i nodi che un testo magisteriale potrebbe affrontare senza dover scegliere tra i vendor, e che invece restano nel cono d’ombra. La presenza di Olah al tavolo non spiega l’assenza di questi capitoli, ma la rende più visibile.
Chi guida un’azienda che valuta oggi una piattaforma AI per i propri processi farebbe bene a separare due piani. Il primo è il valore del documento papale come riferimento etico, e quel valore resta indipendente da chi lo presenta. Il secondo è la strategia di accreditamento che alcuni vendor stanno costruendo intorno a quel documento, e quel secondo piano richiede uno sguardo critico. Scegliere un fornitore tecnologico in base alla foto col Papa è esattamente il tipo di scorciatoia decisionale che il magistero papale, paradossalmente, mette in guardia.
La lezione che si porta a casa è più antica della tecnologia. Quando un’azienda chiede di essere giudicata dai propri valori dichiarati invece che dai propri prodotti e dai propri contratti, conviene leggere prima i contratti. La benedizione pubblica, dal Vaticano come da qualsiasi altra autorità morale, non sostituisce una clausola sull’uso dei dati e non riduce di un dollaro la fattura mensile. Resta una bella fotografia, e una mossa di marketing che difficilmente ripagherà la fiducia che chiede.
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Marco Ferretti
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