La coltivazione del cetriolo rimane un settore caratterizzato da picchi e cadute repentine. Il numero di produttori oscilla di conseguenza, seguendo gli anni buoni e quelli difficili. Alla Tuinderij Joosen, però, la scelta di puntare sui cetrioli è stata fatta decenni fa, partendo da considerazioni ben diverse dalle dinamiche di mercato attuali. “Per noi non è stata una moda né una reazione ai prezzi, ma una scelta strutturale e strategica, dettata dalle nostre possibilità concrete”, spiega Wim Joosen dell’omonima azienda agricola di Brecht, in Belgio.
© Jannick Flach | FreshPlaza.itIl cetriolo sta diventando un prodotto sempre più importante per l’export belga. Nel 2025 i dati hanno registrato una crescita sostenuta, trainata soprattutto dalla ripresa del mercato tedesco. Con quasi 29.800 tonnellate, le esportazioni verso la Germania hanno raggiunto il livello più alto dell’ultimo decennio, generando un fatturato di quasi 37 milioni di euro. La Germania consolida così la sua posizione come principale mercato di sbocco per i cetrioli belgi. Anche la Francia torna a crescere, con un volume esportato di oltre 8.100 tonnellate per un valore superiore ai 10 milioni di euro, segnando un incremento di oltre il 58% rispetto al 2024. Il mercato francese sembra dunque in ripresa dopo alcuni anni di volumi stabili, ma contenuti.
Mercati come la Spagna restano invece una destinazione marginale per i cetrioli belgi: nel 2025 le esportazioni si sono fermate a sole 92 tonnellate, nonostante alcuni picchi temporanei registrati negli anni precedenti. Anche l’Italia rimane un mercato di nicchia, il che è comprensibile considerata la forte produzione interna, che rende le esportazioni belghe prevalentemente complementari e opportunistiche. I dati mostrano chiaramente che il settore belga del cetriolo sta ritrovando slancio sui mercati dell’Europa nord-occidentale, con la Germania come principale motore di crescita. Tuttavia, diversi esportatori intravedono opportunità nel Sud Europa, dove la produzione locale rallenta in estate a causa dei cambiamenti climatici e delle ondate di calore sempre più intense.
Da azienda mista a ortaggi in serra
Una tendenza che Wim Joosen, coltivatore di cetrioli da oltre trent’anni, riconosce pienamente. “Si nota comunque una leggera crescita nei consumi, soprattutto perché le persone prestano maggiore attenzione all’alimentazione sana. A volte entrano in gioco anche i trend sui social media, come è successo di recente con un’influencer islandese che ha portato certi prodotti sotto i riflettori per un periodo. È difficile da prevedere, ma può avere un impatto reale sulle vendite”, spiega.
“A livello regionale ci sono poi differenze significative nei consumi. Nel Sud Europa si mangia chiaramente più cetriolo che in Belgio o nei Paesi Bassi. Questo fa sì che piccoli spostamenti nella domanda o nell’offerta si riflettano più rapidamente sui prezzi, ma crea anche opportunità quando la produzione locale è in difficoltà”.
Un aspetto che Joosen vede con favore. Le radici della sua azienda affondano in una tradizione familiare che unisce orticoltura e agricoltura. “Mia madre ha fondato l’azienda. Non è stato un caso, perché la famiglia aveva già un forte legame con il settore orticolo. Dal lato materno c’era soprattutto la coltivazione di piccoli frutti, come i lamponi. Dal lato paterno era invece una classica fattoria mista, con allevamento di bovini, suini e pollame”.
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Wim Joosen
Questi due mondi si sono fusi in una classica azienda di ortaggi in serra, che ha mosso i primi passi con fragole, cetriolini e poi pomodori. Dopo la prematura scomparsa del padre, Wim Joosen ha portato avanti l’azienda insieme alla madre, assumendone definitivamente la guida nel 1994.
La conversione al cetriolo come scelta strutturale
La grande svolta verso il cetriolo avvenne all’inizio degli anni Novanta, non per opportunismo, ma per necessità tecnica. “La coltivazione del pomodoro si stava evolvendo verso varietà con cicli più lunghi e piante più grandi, che si adattavano meno bene al nostro sistema di serre e richiedevano un approccio diverso in termini di manodopera e gestione del clima. Avevamo anche meno fiducia nella qualità e nella sostenibilità a lungo termine all’interno della nostra infrastruttura. Così abbiamo cominciato a valutare alternative e siamo passati consapevolmente al cetriolo, intorno al 1992”.
Quella transizione coincise con un breve picco di prezzi nel settore, ma secondo Joosen non fu quello il fattore determinante. “Non è stata una reazione al mercato, ma piuttosto una scelta consapevole, dettata dai limiti che vedevamo nella coltivazione del pomodoro”. Oggi i cetrioli e le more costituiscono il cuore dell’azienda, commercializzati tramite BelOrta, mentre i pomodori sono stati abbandonati del tutto.
Acqua, energia e pressione dei virus
La coltivazione del cetriolo rimane tecnicamente impegnativa. “Bisogna fare i conti con la mosca bianca, i tripidi, gli afidi, i bruchi e soprattutto con la pressione dei virus come quello del mosaico del cetriolo. Negli ultimi anni si è diffusa in particolare una variante asiatica più aggressiva, che rende igiene e disinfezione assolutamente cruciali. Le serre vengono svuotate regolarmente e pulite a fondo: è un lavoro intenso che comporta sempre una perdita di produzione, ma è indispensabile per mantenere la coltura in buona salute”.
Nel corso dell’anno l’azienda lavora con più cicli colturali, in cui ogni settimana conta. “In inverno effettuiamo una pulizia e una disinfezione completa della serra. In estate i cambi sono più rapidi, perché il periodo di crescita utile è limitato e bisogna produrre in modo efficiente. Ogni settimana è preziosa, perché un cambio colturale significa immediatamente alcune settimane senza raccolto”.
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Il cetriolo è inoltre una coltura particolarmente idroesigente. “Per fortuna disponiamo di una nostra riserva idrica, sotto forma di un grande laghetto, e possiamo anche attingere alle acque sotterranee. Per questo sono necessarie apposite autorizzazioni, e la questione rimane delicata, soprattutto negli anni più siccitosi”.
Anche l’energia è diventata un fattore determinante. L’azienda è dotata di un impianto di cogenerazione (CHP), che produce contemporaneamente calore ed elettricità. “Senza un approvvigionamento energetico efficiente, la moderna coltivazione in serra non è più redditizia”, assicura Joosen.
Stabilità di mercato
Sul fronte commerciale, il settore del cetriolo richiede anche una buona dose di spirito imprenditoriale. “Soprattutto nei primi anni dopo la conversione ci sono stati lunghi periodi con prezzi bassi e difficoltà di collocamento. Nel mercato ortofrutticolo belga ci sono stati anche cambiamenti importanti, con fusioni tra aste e ristrutturazioni all’interno delle organizzazioni di vendita, che non sempre hanno favorito i produttori di cetrioli”.
© Jannick Flach | FreshPlaza.it“Solo negli ultimi cinque o sei anni è tornata una maggiore stabilità e si è registrata una ripresa del mercato. La domanda è migliorata e anche la valorizzazione degli ortaggi freschi sembra essere aumentata. È significativa anche l’evoluzione nei consumi, influenzata dai trend legati alla salute e dai social media, che lasciano intravedere un futuro promettente per il settore”.
“La commercializzazione avviene tramite l’asta, che rimane un sistema importante in Belgio. Il vantaggio è che il prodotto viene scambiato rapidamente, ogni giorno, e arriva sul mercato freschissimo. È uno dei punti di forza dei cetrioli belgi: la filiera corta tra produzione e vendita”.
Il futuro è nella flessibilità strutturale
Guardare avanti con certezza non è semplice. Joosen ammette: “Il settore è sotto pressione a causa dell’aumento del costo del lavoro e degli elevati costi di investimento. La manodopera incide oggi per oltre il 40% sulla struttura dei costi, un peso enorme, che spinge le aziende a ragionare su economie di scala o su forme di collaborazione”.
“L’automazione e la robotizzazione potrebbero offrire una soluzione nel medio-lungo periodo, ma richiedono investimenti ingenti e spesso strutture aziendali più grandi. Questo rende difficile per i produttori più piccoli crescere in modo autonomo. La collaborazione all’interno di gruppi più ampi è una strada percorribile, ma dipende molto dalla fiducia reciproca e dall’organizzazione. La conclusione è chiara: in un settore dove margini e mercati sono in continuo movimento, contano sempre meno le scelte rapide e sempre di più la capacità di adattarsi in modo strutturale”.
Per maggiori informazioni:
Wim Joosen
Tuinderij Joosen
Luyckstraat 3 b
2960 Brecht, Belgio
+32 3 313 96 68
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