Chi arriva per la prima volta alla Valle dei Calanchi resta spesso in silenzio: davanti agli occhi si apre una distesa di argille chiare incise da profonde fenditure, una successione di creste sottili, rilievi frastagliati e valloni che sembrano modellati dalla mano di uno scultore gigantesco. Eppure qui l’artista ha un nome ben preciso, ed è quello di erosione.
Siamo nella parte orientale della Tuscia viterbese, uno degli angoli più sorprendenti del Lazio. Tra il Lago di Bolsena e la Valle del Tevere, questo territorio custodisce uno scenario che appare lontanissimo dall’immagine classica dell’Italia centrale fatta di colline morbide e campi coltivati.
Al centro di questo quadro spettacolare compare la sagoma di Civita di Bagnoregio, arroccata su uno sperone tufaceo alto oltre 400 metri. Il borgo, collegato alla terraferma da un lungo ponte pedonale, domina la vallata dall’alto e rappresenta il simbolo più celebre dell’area. Da decenni viene chiamato la “Città che muore“, definizione coniata dallo scrittore Bonaventura Tecchi per descrivere la fragilità geologica del luogo e la continua perdita di porzioni della rupe che lo sostiene.
Proprio osservando Civita si comprende la natura straordinaria della valle: qui il paesaggio racconta una storia ancora in corso, con creste, pareti e pinnacoli che cambiano aspetto con il passare del tempo.
Origini e formazione della Valle dei Calanchi
Per comprendere la straordinarietà della Valle dei Calanchi bisogna tornare indietro di circa 2 milioni di anni. In quell’epoca gran parte del territorio era occupata da antichi bacini marini che depositarono enormi quantità di argille e sedimenti. Questi materiali formarono uno strato profondo, compatto soltanto in apparenza, particolarmente vulnerabile all’azione dell’acqua.
Molto più tardi entrarono in scena i Monti Vulsini, il vasto complesso vulcanico che ha modellato gran parte dell’Alta Tuscia. Eruzioni, colate e depositi piroclastici accumularono sopra le argille strati di tufo, sabbie e materiali vulcanici. Nacque così una struttura geologica composta da elementi profondamente diversi tra loro.
La rupe che sostiene Civita di Bagnoregio rappresenta l’esempio più evidente di questa stratificazione: alla base compaiono argille marine e argille sabbiose, mentre più in alto si osservano sabbie, conglomerati e formazioni tufacee originate dall’attività vulcanica. Proprio questa alternanza costituisce la ragione della forte instabilità del territorio.
Pioggia, vento e corsi d’acqua hanno lavorato incessantemente ogni roccia per migliaia di anni. Rio Torbido e Rio Chiaro hanno inciso i versanti, approfondendo le vallate e favorendo frane, scivolamenti e colate di fango. Da tale processo hanno preso forma i calanchi, rilievi argillosi caratterizzati da profondi solchi e creste affilate che si sviluppano lungo i fianchi delle colline.
Rispetto ad altri fenomeni geologici, però, i calanchi possiedono una peculiarità affascinante: la loro evoluzione risulta relativamente rapida. Per questo motivo l’occhio umano riesce a percepire i cambiamenti del paesaggio senza dover attendere millenni. Si tratta di una sorta di laboratorio naturale a cielo aperto, nel quale la trasformazione del territorio resta costantemente visibile.
L’assenza quasi totale di vegetazione sui crinali accentua ulteriormente il carattere scenografico della valle. Le argille, impermeabili e facilmente erodibili, favoriscono il ruscellamento dell’acqua piovana e rendono difficile l’attecchimento delle piante. In questo modo nascono i versanti chiari e spogli che conferiscono all’insieme un aspetto austero e quasi extraterrestre.
Come funziona la visita e cosa vedere
Se la prima reazione che suscita questo angolo di Lazio è il silenzio, la seconda è la sorpresa: gran parte del fascino della Valle dei Calanchi deriva dalla sua capacità di stupire attraverso prospettive sempre diverse. Basta spostarsi di qualche centinaio di metri, infatti, per assistere a continui cambiamenti di forma, colore e profondità.
Il punto panoramico più semplice da raggiungere si trova nei pressi di Bagnoregio. Da qui lo sguardo abbraccia l’intera vallata e la sagoma inconfondibile di Civita. Al tramonto la luce radente mette in risalto pieghe, incisioni e rilievi, trasformando le argille in una successione di sfumature dorate e rosate.
Pure Lubriano regala scorci magnifici, anche perché da qui partono percorsi che consentono di avvicinarsi maggiormente alle formazioni erosive. Durante la primavera e nei periodi asciutti l’esperienza risulta particolarmente suggestiva, grazie alla migliore percorribilità dei sentieri e alla presenza di fioriture spontanee lungo i margini della valle.
Tra le strutture naturali più celebri merita una menzione la cosiddetta Cattedrale. Si tratta di una grande formazione argillosa caratterizzata da guglie e pinnacoli che si elevano verso il cielo con una silhouette sorprendente. La sua forma ha alimentato paragoni con edifici gotici e architetture monumentali, tanto da diventare uno dei simboli fotografici dell’area.
Altrettanto celebre è il Montione, rilievo spettacolare che emerge dal paesaggio con un profilo possente e isolato. Entrambe le formazioni contribuiscono a rafforzare quella sensazione di trovarsi davanti a un territorio fuori scala, nel quale modeste colline assumono l’aspetto di montagne imponenti.
Ai margini delle zone più erose compaiono ginestre, rosa canina, olmi e biancospini. Più lontano dalle argille affiorano boschi di castagno, roverella e cerro che ospitano una fauna tipica della Tuscia. Rapaci diurni, civette, barbagianni, volpi, istrici e cinghiali trovano rifugio tra valloni e aree boscate.
Merita una sosta anche la Grotta di San Bonaventura, antica tomba etrusca affacciata sulla valle. Secondo la tradizione religiosa, proprio qui il giovane Giovanni Fidanza, futuro San Bonaventura, avrebbe ricevuto la benedizione di San Francesco d’Assisi. Restano poche tracce del convento medievale che sorgeva nelle vicinanze, distrutto dai crolli del XVIII secolo, ma senza dubbio conserva ancora un forte valore simbolico.
Dove si trova e come arrivare
La Valle dei Calanchi occupa una vasta porzione della provincia di Viterbo e rientra nel comprensorio denominato Forre della Teverina, territorio di elevato interesse naturalistico che coinvolge i comuni di Bagnoregio, Lubriano, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Agliano e Graffignano.
Geograficamente si colloca tra il Lago di Bolsena a ovest e la Valle del Tevere a est. Il cuore dell’area coincide con i bacini del Rio Torbido e del Rio Chiaro, due corsi d’acqua che hanno avuto un ruolo decisivo nella modellazione del paesaggio. Per chi arriva in auto, Bagnoregio rappresenta il punto di accesso principale. Da qui si raggiungono facilmente i belvedere panoramici e l’ingresso di Civita. Lubriano costituisce un’alternativa eccellente per chi desidera osservare la vallata da prospettive differenti e avvicinarsi ai sentieri che attraversano il territorio.
Vale la pena dedicare tempo anche ai piccoli centri storici disseminati nei dintorni, pieni di case in tufo, vicoli silenziosi e testimonianze etrusche che raccontano una storia millenaria che si intreccia continuamente con quella della valle. Davanti a questo paesaggio si comprende perché la Valle dei Calanchi venga considerata uno dei luoghi più insoliti del Lazio: è uno scenario potente, fragile e irripetibile.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
proietticolonnaserena
Source link



