Follia Ue, 300 miliardi per le pale eoliche in Africa


Dopo l’appello della Meloni, Eni riporta il prezzo del diesel a 2,19 euro. «Sberla» alla Schlein che aveva protestato con cartelli «bugiardi» sul gasolio a 3 euro. Uno studio rivelato da Politico avverte: con un inverno rigido, 12 milioni di case in Europa a rischio freddo. L’Ecofin ha però altre priorità e ricorda agli Stati di partecipare al finanziamento per 300 miliardi dei progetti per il clima in Africa. Intanto Trump sigla un accordo con Putin: la Russia fornirà 300.000 tonnellate di gasolio.

La Meloni chiama, Eni risponde e la sinistra rosica. Si può sintetizzare così l’ultima querelle nata intorno alle azioni del governo per calmierare i prezzi di carburanti e gas impazziti ormai da mesi a causa della guerra in Iran e le grottesche risposte dell’opposizione.

Dopo gli appelli del premier, infatti, la più grande azienda energetica del Paese ha riportato il prezzo del diesel a 2,19 euro al litro (politiche commerciali e non abbassamento del price cap, precisano). Una «sberla» indiretta alla Schlein e ai compagni che solo 24 ore prima agitavano cartelli «bugiardi» nell’Aula di Montecitorio: «Meloni gasolio a 3 euro». Non solo il diesel in Italia non si è mai avvicinato ai 3 euro (in modalità self in nessuna Regione supera in media i 2,27 euro), ma il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha nuovamente adeguato i listini.

Finita qui? Neanche per sogno. Perché poi è arrivato il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che, come da promessa, ha presentato un’interpellanza urgente in Parlamento: «Il governo deve spiegare perché ha sostenuto e pubblicizzato queste operazioni e dovrà risponderne in Aula. Ci siamo trovati di fronte a una strategia ben pianificata di propaganda e marketing che ha beffato gli italiani». Più che marketing siamo davanti ad azioni di moral suasion che danno sollievo ai portafogli dei cittadini e se Bonelli anziché impegnarsi a dar ragione a De Luca (il sindaco di Salerno che lo ha definito «portaseccia») facesse uno sforzo di sano realismo politico, potrebbe ammetterlo. «Il Mef», gli ha risposto la sottosegretaria all’Economia Sandra Savino, «non esercita poteri di gestione operativa sulle scelte commerciali delle società partecipate (Il Mef detiene il 2,17% e la controllata Cdp il 30,92% di Eni), né dispone di prerogative ispettive sulle offerte».

Il rischio di restare senza gas durante l’inverno

I problemi sono purtroppo altri. E nascono soprattutto da fattori esogeni, leggi conflitto perpetuo in Medio Oriente. Lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, un report rivelato da Politico secondo il quale, in caso di inverno rigido, l’Unione europea si troverebbe ad affrontare una carenza di gas equivalente al consumo di 12 milioni di abitazioni. Vuol dire che 12 milioni di famiglie potrebbero restare senza riscaldamento, acqua calda e fornelli accesi? L’ipotesi è estrema, ma che ci sia deficit complessivo di gas naturale pari a circa 14 miliardi di metri cubi (la domanda di 10 e 12 milioni di famiglie europee) è messo nero su bianco dall’Institution for Energy Economics and Financial Analysis, un think tank energetico con sede negli Stati Uniti, e trova conferma nelle analisi di Entsog, l’associazione europea che riunisce i gestori delle reti di trasporto del gas.

Insomma, c’è poco da stare sereni. Anche se l’Italia è stata lungimirante e ha fatto a suo tempo i compiti a casa, incamerando gas quando i prezzi non erano ancora impazziti e potendo vantare oggi su un lusinghiero 88,30% di riempimento degli stoccaggi. Percentuale che messa a confronto con il 59,44% della Germania e il 73,12% della media Ue ci strappa un sorriso. Pensando che pure Olanda, Belgio, Austria e Slovacchia non sono messi bene.

«Quell’88% dell’Italia si traduce in 17 miliardi di metri cubi di gas», ha spiegato in un’intervista ad Mf l’ad di Snam Agostino Scornajenchi, «in un Paese che ne consuma 60-65 miliardi all’anno è una condizione necessaria ma non sufficiente […] Non dobbiamo inoltre dimenticare che in un mercato interconnesso, le riserve insufficienti di un Paese possono avere conseguenze su tutti gli altri, comportando possibili ripercussioni sui prezzi». In soldoni, se la Germania non si è premurata di acquistare gas a marzo-aprile (40 euro a Mw/h) scommettendo su una guerra di breve durata ed è costretta a rifarsi adesso che il conflitto è deflagrato (con il prezzo raddoppiato), le conseguenze potrebbero ricadere anche su di noi.

L’Ecofin e i 300 miliardi per il clima in Africa

Toccherebbe «tifare» per il cambiamento climatico (niente inverno rigido) verrebbe da dire con un sorriso amaro. Il punto è che neanche un po’ di sarcasmo possiamo concederci, perché la cronaca riesce sempre a sorprenderci in negativo. L’ultima novità arriva dall’Ecofin, la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze della Ue che non si è limitata a istituire l’ennesimo tavolo per decidere se tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Ha pensato bene di «ribadire l’impegno dell’Ue e dei suoi Stati membri a raggiungere l’obiettivo collettivo internazionale di mobilitare 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 in finanziamenti per il clima destinati ai Paesi in via di sviluppo, sollecitando tutti i governi con capacità finanziaria ad intensificare gli sforzi». Obiettivo? Aiutare soprattutto i Paesi africani a liberarsi dal carbone, dal petrolio e dal gas che causano il surriscaldamento del Pianeta.

Per la serie, la lezione dei disastri del Green deal non ci è servita a nulla. Continuare a pompare risorse per ridurre le emissioni di CO2 mentre il resto del mondo (Cina, India, Stati uniti) non lo fa o finge solo di farlo, non solo non serve a nulla ma è controproducente, perché affossa l’economia del Vecchio continente. Un’Europa che si appella ai decimali per respingere le richieste di flessibilità dell’Italia per le pensioni, mentre sprona gli Stati membri a trovare 300 miliardi per il clima in Africa, è semplicemente sfasata rispetto alla realtà e alle sofferenze dei cittadini.


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