A 70 anni dalla morte di Corrado Alvaro, a San Luca è un giorno di celebrazione e di festa. Si celebra l’anniversario della scomparsa di uno dei più grandi autori del Novecento italiano, la cui statura intellettuale è stata recentemente riconosciuta dal Ministero della Cultura con l’istituzione dell’Edizione Nazionale della sua opera. Si festeggia l’insediamento del nuovo comitato scientifico, che sostituisce quello dimessosi in blocco lo scorso dicembre dopo la nomina di Franco Arcidiaco alla presidenza della Fondazione Corrado Alvaro dopo la transizione commissariale che ha retto l’ente a seguito dello scioglimento del CdA dell’ente da parte della Prefettura di Reggio Calabria.
L’occasione è la realizzazione del convegno “Vivere rettamente: Scrittura e coscienza civile in Corrado Alvaro”, costruito in collaborazione con la Commissione Straordinaria che regge il Comune di San Luca lo scorso aprile. Un momento che, nelle intenzioni dei promotori, vuole segnare una fase di rilancio dell’istituzione dedicata allo scrittore di San Luca, puntando sulla valorizzazione della sua opera e sulla costruzione di una rete culturale capace di coinvolgere il territorio. Presente quasi tutti i membri del nuovo Comitato Scientifico protagonisti di un evento che ha messo al centro cultura, legalità e giovani.
Dopo i saluti di rito del Presidente Arcidiaco, che ha sottolineato il clima di collaborazione instaurato con la terna commissariale, è stato il Prefetto Antonio Reppucci, Commissario straordinario ad aprire i lavori sottolineando il significato della sede scelta per l’incontro: «Abbiamo voluto sposare questa importante iniziativa culturale per dare un segno concreto di dialogo e apertura a tutta la comunità. Essere oggi nella Sala Consiliare di questo Comune significa esaltare la democrazia. Lo stesso Reppucci ha rispedito al mittente le critiche emerse sui social per il mancato invito della cittadinanza affermando che «La Fondazione è aperta a qualsiasi contributo – ha affermato – e la città, nelle sue varie espressioni, può dare una mano. Non serve alcun invito».
Reppucci ha ricordato il proprio incontro con l’opera di Alvaro nel 2010, durante la sua esperienza in Calabria. «Ho scoperto uno scrittore che parlava di legalità e responsabilità. Senza legalità le società muoiono», ha detto, richiamando una delle riflessioni più note dell’autore: «Ciascuno è responsabile del proprio tempo». Un pensiero che, secondo il commissario, conserva una straordinaria attualità. «Dove c’è legalità ci sono prosperità, benessere e condivisione. Alvaro continua a indicarci una strada».
Sul rapporto con le nuove generazioni è intervenuto Francesco Mazza, regista ed editore, evidenziando la necessità di costruire credibilità più che inseguire linguaggi e mode. «Non è adeguandosi al linguaggio o ai format amati dai giovani che otterremo risultati. La differenza la farà il riuscire a farci percepire come credibili. Il resto verrà da sé», ha osservato, sottolineando come l’attuale attenzione mediatica verso Alvaro rappresenti un’occasione favorevole.
Particolarmente articolato l’intervento del presidente della Fondazione, Arcidiaco, che ha parlato della responsabilità assunta accettando l’incarico e della crescente consapevolezza della grandezza della figura di Alvaro. Ha ricordato la recente attenzione dedicata allo scrittore da alcune testate nazionali (tra le prossime uscite, un focus sul Il Sole 24 Ore) e ha spiegato che la presentazione del Comitato Scientifico rappresenta una «precondizione per l’interazione con la città» chiarendo che «siamo tutti concordi nel ritenere che San Luca sia un paese ferito che ha bisogno di tornare a credere. Ho sempre ritenuto che il Decreto 267 del 2000 che disciplina la possibilità di sciogliere enti dello stato fosse una legge speciale di cui la Calabria è vittima».
Rispondendo a chi ha criticato la presenza di numerosi giornalisti nel Comitato, Arcidiaco ha evidenziato come la dimensione giornalistica di Alvaro sia ancora poco conosciuta. A sostegno di questa tesi ha mostrato una copia del primo numero de “L’Espresso” del 2 ottobre 1955, contenente una pagina firmata da Alvaro dopo una delle grandi retate in Aspromonte. In quell’articolo, ha ricordato, lo scrittore denunciava il venir meno del patto di lealtà tra lo Stato e le piccole comunità.
Arcidiaco ha poi affrontato le difficoltà economiche della Fondazione, spiegando che l’ente si è trovato vicino alla paralisi per la mancata approvazione dei bilanci entro i termini di legge. Un ritardo che si era accumulato a causa dell’assenza dalle riunioni del CdA di alcuni membri del Consiglio. E ricordando come decisivo sia stato il sostegno espresso dal commissario Reppucci. «Se non ci fosse stato quel voto favorevole, la Fondazione non avrebbe potuto andare avanti», ha dichiarato. Quanto al Premio Alvaro, previsto tradizionalmente in estate, ha annunciato che slitterà con ogni probabilità all’autunno, anche per effetto dei cambiamenti amministrativi in corso che non hanno consentito di chiudere in tempo utile le procedure per la concessione di contributi da parte della Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Il dibattito si è poi concentrato sulla modernità e la poliedricità dell’opera alvariana che ha addirittura inaugurato e anticipato la nascita del filone collegato ai romanzi distopici di cui Alvaro con l’opera “L’uomo è forte” è stato antesignano e per cui rappresenta ancora oggi, in un tempo così tumultuoso e trafitto dall’arroganza del potere, un punto di riferimento. Un aspetto sottolineato da Nadia Crucitti, saggista, scrittrice e autrice di un articolo scientifico sul tema: «La sua modernità è sconvolgente», ha osservato, richiamando i temi del controllo del potere e della manipolazione delle coscienze.
A seguire la docente, scrittrice e critica letteraria Cristina Briguglio ha posto l’accento sulla necessità di tornare a leggere davvero Alvaro. «Di lui si è scritto e parlato molto, ma oggi l’urgenza è leggerlo», ha affermato. Ha ricordato in particolare il valore degli scritti giornalistici e della produzione culturale pubblicata nelle Terze pagine dei quotidiani, soffermandosi su un articolo del 1947, “I tre gradi del lettore”, nel quale Alvaro esaltava il valore della lettura senza alcun intento moralistico. «Dobbiamo facilitare l’accesso ad Alvaro. Se il calabrese vuole essere parlato, Alvaro vuole essere letto».
Maria Fedele, direttrice di “Taurianova Capitale del Libro”, ha ribadito la disponibilità a mettere a disposizione della Fondazione una rete di relazioni e competenze per sostenerne le attività, ricordando come Alvaro debba essere considerato non semplicemente uno scrittore meridionale, ma un autentico interprete del pensiero meridionalista contemporaneo.
Grande attenzione è stata dedicata al mondo della scuola grazie all’intervento della dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Bovalino- San Luca, Margherita Festa. «Scegliere San Luca per ripartire è un gesto fortemente simbolico», ha detto, riconoscendo la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia con il territorio. La scuola, ha assicurato, sarà al fianco della Fondazione e il prossimo anno scolastico si aprirà all’insegna di Alvaro. «I ragazzi non hanno ancora piena consapevolezza di questa figura. Dobbiamo raccontarla bene». Per la dirigente, il messaggio centrale dello scrittore resta attualissimo: istruzione e cultura come strumenti fondamentali di cambiamento. Proprio la scuola che dirigo si farà interprete del messaggio della Fondazione che mira a fare entrare Alvaro nelle case dei sanluchesi e dei calabresi. Siamo in attesa degli esisti della presentazione di un progetto alla Regione mirato a far conoscere e a fare raccontare Alvaro e la sua opera. L’obiettivo è quello di rendere i ragazzi e le nuove generazioni di San Luca ambasciatori di Corrado Alvaro».
In rappresentanza dei giornalisti presenti dentro il Comitato Scientifico è intervenuto Carlo Parisi, segretario generale del sindacato dei giornalisti FIGECI, che ha alternato ricordi personali e riflessioni civili. «Provo entusiasmo ma anche rabbia per il modo in cui noi calabresi abbiamo trattato Corrado Alvaro», ha affermato. Dopo aver ripercorso la carriera giornalistica dello scrittore, collaboratore delle principali testate italiane e corrispondente dall’estero, Parisi ha denunciato la difficoltà della Calabria nel valorizzare le proprie eccellenze. Ha inoltre richiamato i temi della dignità, della legalità e del senso di abbandono avvertito in molti territori dell’Aspromonte, sottolineando come l’assenza dello Stato e la mancata diffusione delle opere di Alvaro nelle scuole abbiano contribuito a rafforzare distanze e incomprensioni.
La grecista Paola Radici Colace ha riportato l’attenzione sull’attività drammaturgica dello scrittore, ricordando in particolare “La lunga notte di Medea”, opera teatrale del 1949 con scenografie di Giorgio de Chirico, che riscosse notevole successo e testimonia la ricchezza di una produzione ancora da esplorare pienamente. Mentre Daniela Scuncia, saggista, editrice e critica, ha raccontato il proprio rapporto con Alvaro, nato sui banchi di scuola attraverso “Gente in Aspromonte” e maturato successivamente grazie alla lettura de “L’età breve”. Ha invitato a guardare la Calabria con lo stesso sguardo critico e lucido dello scrittore, ricordando anche il rapporto dell’autore con la poetessa Cristina Campo.
A chiudere gli interventi è stata l’editrice Antonella Cuzzocrea, che ha riflettuto sulle difficoltà del lavoro culturale in Calabria e sulla necessità di raccontare il territorio con strumenti adeguati. Richiamando alcune riflessioni alvariane e il dialogo ideale con il pensiero di Tommaso Campanella, ha annunciato l’avvio di nuovi progetti editoriali. Tra questi la pubblicazione di “Quasi una vita”, opera vincitrice del Premio Strega 1951, e soprattutto la nascita, entro la fine dell’anno, di una collana interamente dedicata a Corrado Alvaro, la Collana Alvariana.
L’incontro si è così concluso con un messaggio condiviso: il rilancio della Fondazione passa dalla capacità di fare rete, coinvolgere le giovani generazioni e restituire ad Alvaro il posto che gli spetta nel panorama culturale nazionale. Un obiettivo che richiederà tempo, risorse e partecipazione, ma che a San Luca sembra aver trovato una nuova spinta.
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Silvio Nocera
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