Dal capitano di Don Matteo ai Sassi: Eugenio Mastrandrea si innamora di Matera. “Una comunità che si racconta come un grande teatro a cielo aperto”
Volto sempre più apprezzato del cinema, della televisione e del teatro italiano, Eugenio Mastrandrea è entrato nel cuore del grande pubblico grazie al ruolo del capitano Diego Martini nella fortunata serie televisiva Don Matteo, trasmessa su Rai1. Attore versatile e sensibile, capace di alternare produzioni popolari a progetti teatrali di grande spessore, nei giorni scorsi ha scelto Matera come meta di una pausa lontano dai riflettori insieme alla sua fidanzata.
Un ritorno, più che una semplice vacanza. Dopo una breve visita avvenuta qualche settimana fa per motivi professionali, l’attore romano è tornato nella città dei Sassi per viverla con più calma, lasciandosi conquistare ancora una volta dai suoi paesaggi, dalla sua storia e soprattutto da quel forte senso di comunità che, a suo dire, rappresenta oggi un valore sempre più raro.
Tra passeggiate negli antichi rioni scavati nella roccia e riflessioni sul ruolo della cultura nelle città contemporanee, Mastrandrea racconta il suo legame nascente con Matera, le differenze rispetto alla vita nella Capitale e i progetti artistici che lo attendono nei prossimi mesi, a partire dal nuovo spettacolo teatrale Pseudolus. E Don Matteo 16? Chissà!
La prima volta a Matera?
In realtà è la seconda, ma è come se fosse la prima, perché ero venuto con la mia fidanzata per fare uno spettacolo circa un mese e mezzo fa. Purtroppo potevamo fermarci una sola notte, ma quando siamo arrivati siamo rimasti stregati. Ci siamo innamorati follemente di questo scenario, che non avevamo mai visto altrove, e così siamo tornati per goderci la città un po’ di più.
Oltre all’architettura dei Sassi c’è qualcos’altro che l’ha affascinato?
Sì, il clima di bellezza che si respira. Qui, oltre al sole e al cielo azzurro intenso che ho trovato in questi giorni, si percepisce una grande attenzione verso tutto ciò che è arte, cultura e bellezza, in particolar modo per ciò che riguarda la dimensione comunitaria.
Lo dico da forestiero, ma quello che percepisco passeggiando per le strade, parlando con le persone e ascoltando le storie raccontate è una fortissima coesione comunitaria, un’attenzione profonda alla storia e alle tradizioni di questo luogo.
Da studioso di teatro, questo mi attrae moltissimo, perché il teatro è il luogo in cui la comunità si celebra, in cui si raccontano storie che appartengono a tutti, che coinvolgono tutti e che tutti possono abbracciare. E questo, ripeto, da forestiero, da scopritore e ormai da innamorato di Matera, mi appare particolarmente evidente.
La città, per come la vedo io, e in particolare i Sassi, assomiglia a un teatro naturale continuo.
Mi sembra quasi un continuo gioco di specchi: fai un passo e cambia la prospettiva. La osservi da un affaccio panoramico e la città ha una sua immagine, uno skyline ben delineato. Ti sposti di poco e lo scorcio cambia completamente, rivelandoti qualcosa di totalmente diverso.
Il sentimento comunitario che si respira in ogni aspetto è molto bello e per nulla scontato. Anzi, oggi è sempre più raro percepire l’identità di un popolo al primo impatto. Io vengo da una grande città come Roma e questo sentire, purtroppo, si è quasi completamente perso.
Lei vive e lavora a Roma, la città del cinema e del teatro per eccellenza, un grande hub artistico, almeno nell’immaginario collettivo. Che cosa c’è di diverso, rispetto ad altri luoghi e in particolare a Matera?
Io sono molto innamorato della mia città. È il luogo dove sono nato e cresciuto, dove vivono i miei affetti familiari. Tuttavia credo, e lo dico con grande dispiacere, che Roma abbia ormai contratto il morbo delle metropoli moderne.
C’è una grande dispersione di spazi e di energie. Un agglomerato umano così vasto porta inevitabilmente a una dispersione delle relazioni, complice anche la vita contemporanea, fatta di ritmi frenetici, lavoro, spostamenti continui e una routine spesso nevrotica.
Nelle grandi città tutto questo si amplifica e diventa, a volte, difficile da sostenere.
Credo che la risposta, oggi, si trovi nei piccoli centri. O meglio, non tanto nei piccoli centri in sé: la risposta è nella comunità, con la C maiuscola.
La risposta è la collettività. Non è un gioco individuale: si vince soltanto in squadra.
Credo fermamente che una risposta positiva alla vita contemporanea può arrivare dalle piccole e medie città, dove si ritrova ancora quel senso di appartenenza che va coltivato e protetto attorno a un nucleo di tradizioni, storia e cultura.
Ma non protetto come qualcosa di museale, da chiudere in una teca affinché venga soltanto osservato e fotografato ma vissuto quotidianamente, continuando a coltivare amicizie, affetti, passeggiate in piazza, incontri con volti e sguardi che ci appartengono e ai quali apparteniamo.
Mi spiace farle dimenticare per un attimo che è in vacanza, ma la domanda è d’obbligo. Ci sarà Don Matteo 16? E il Capitano Diego Martini con Giulia?
Chissà (sorride). Certo, il capitano dei Carabinieri Diego Martini è stato un punto fermo e amatissimo nelle ultime due stagioni (e sorride ancora).
Capisco! Ma ci può dire, allora, a quali progetti sta lavorando in questo momento?
Al momento sono alle prese con la preparazione del mio nuovo spettacolo, che si intitola Pseudolus. Si tratta di un adattamento dell’omonima commedia di Plauto, una brillante opera latina che racconta le vicende di un servo astuto e intelligente.
Tra intrighi, travestimenti, scambi di persona e mille stratagemmi, il protagonista cerca in ogni modo di aiutare il suo giovane padrone nelle sue pene amorose.
Lo spettacolo debutterà in prima nazionale al Tindari Teatro Festival, nella splendida cornice del Teatro Greco dell’area archeologica di Tindari (ME). Prima del debutto ci saranno alcune anteprime, a Spoleto e a Roma.
Successivamente porteremo lo spettacolo in tournée nei teatri italiani, sia durante la stagione estiva sia nel prossimo inverno.
Tornando a Matera, potrebbe nascere un progetto artistico che la riporti nella città dei Sassi?
Non lo escludo. Come ho già detto, Matera ha un’energia che si respira in ogni sasso, in ogni pietra, in ogni parete, e quindi qualche idea ce l’ho già. Tuttavia preferisco studiarla ancora meglio prima di parlarne.
Comunque sarebbe fantastico e del tutto naturale in un palcoscenico così unico.
Giornalista freelance . Tra le collaborazioni, Il Quotidiano della Basilicata, Avvenire, Il Fenotipo (periodico dell’Avis Basilicata), Fermenti (periodico Diocesi di Tricarico), Infooggi.
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Anna Giammetta
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