In vista del convegno «Genitorialità e generatività dopo le sentenze della Consulta», in programma l’11 giugno, abbiamo rivolto alcune domande al Professor Giuseppe Trabucchi sui più recenti sviluppi della giurisprudenza costituzionale in materia di procreazione medicalmente assistita, filiazione e tutela del nato. Le pronunce della Corte costituzionale degli ultimi anni hanno infatti inciso profondamente sul quadro normativo delineato dalla legge n. 40 del 2004, sollevando questioni che coinvolgono il rapporto tra genitorialità e generatività, il ruolo della volontà procreativa e la protezione dei soggetti più vulnerabili. L’intervista offre l’occasione per approfondire alcuni dei temi che saranno al centro del confronto interdisciplinare promosso dal convegno.
Giuseppe Trabucchi è stato Professore di Diritto Commerciale e degli Intermediari Finanziari. È stato Gast Professor presso l’Università di Monaco di Baviera negli anni 1978-1988. Si occupa del diritto societario e dell’impresa, della disciplina dell’insolvenza, del diritto dei contratti e delle obbligazioni, in particolare della responsabilità civile. Autore e curatore del Manuale di Diritto Civile e del Manuale di Diritto Commerciale del Prof. Alberto Trabucchi.
Il Prof. Giovanni Trabucchi
1. Il titolo del convegno richiama le recenti pronunce della Corte costituzionale. Quali sono le decisioni direttamente interessate e in che misura ritiene che abbiano segnato un passaggio significativo nel modo di intendere oggi la genitorialità e la generatività?
Le sentenze più recenti risalgono al 22 maggio dello scorso anno, n. 68 e 69: la prima ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8 della l. n. 40 del 2004 nella parte in cui non prevede che il nato in Italia da fecondazione assistita realizzata all’estero da una coppia di donne abbia lo status di figlio riconosciuto anche della madre intenzionale. La seconda ha confermato la legittimità costituzionale del divieto di accesso alla procreazione assistita per le donne single. Queste decisioni si inseriscono in un più ampio ventaglio di interventi della Consulta che hanno inciso profondamente sull’impianto originario della l. n. 40 del 2004: basti pensare alla sentenza n. 162 del 2014 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del divieto di fecondazione eterologa. Il mutato paradigma della genitorialità si fonda in tale contesto sulla volontà: è questo l’elemento cardine che prevale financo su quello biologico. Genitori si diventa perché si è prestato il consenso alla procreazione assistita e ciò accade, per quanto riguarda in particolare il padre, anche lì dove nelle more della procedura di pma sia maturata una volontà di segno opposto, giacché la Corte costituzionale con la sentenza n. 161 del 2023 ha confermato la legittimità costituzionale dell’art. 6, co. 3, della l. n. 40 nella parte in cui non prevede la possibilità per l’uomo di revocare il consenso dopo la fecondazione in vitro dell’ovulo. A ciò si aggiunga che a seguito della pronuncia n. 68 del 2025 già richiamata è possibile affermare che madri oggi si diventa anche senza avere generato una nuova vita: madri si diventa in forza del consenso prestato alla procreazione assistita realizzata all’estero insieme alla partner che ha portato avanti la gravidanza.
2. Genitorialità e generatività sono concetti strettamente legati, ma non coincidenti. Perché è stato scelto di metterli in dialogo? E che cosa ci aiuta a capire, oggi, il rapporto tra questi due piani?
La genitorialità nel contesto della procreazione assistita non dipende in modo biunivoco dalla capacità generativa del singolo e della coppia. Si può diventare genitori anche in mancanza della capacità generativa ricorrendo all’apporto di terzi donatori. Non solo, a seguito della decisione n. 68 del 2025 della Consulta si può diventare madre anche lì dove la generatività sia impedita non da una patologia fisica, bensì in ragione dell’impossibilità a procreare in quanto la coppia è formata da persone dello stesso sesso. Il rapporto tra genitorialità e generatività appare sempre più orientato all’autonomia: si può contribuire alla generazione di una nuova vita senza diventare genitori (donando il proprio apporto biologico) e si può essere genitori senza contribuire biologicamente alla generazione del nato.
3. Tra i temi del convegno emergono questioni molto attuali: l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, il ruolo della volontà procreativa, la tutela del nato. Quali sono oggi i nodi più controversi, sia dal punto di vista giuridico sia sul piano sociale? E quali sono, a Suo avviso, i più urgenti?
Il nodo più urgente è certamente quello che attiene alla tutela della dignità degli embrioni, alla tutela dei nascituri e dei nati. Intersecano profili diversi» oppure «attengono a profili diversi (accesso alla procreazione assistita da parte delle donne single, da parte delle coppie dello stesso sesso, da parte di coppie in età non più potenzialmente fertile, irrevocabilità del consenso solo per citarne alcuni) ma l’esigenza di tutela della nuova vita che la procreazione assistita permette di generare è l’elemento che emerge in relazione a tutte queste problematiche, sia pure in forme diverse. Il punto più delicato è probabilmente la necessità di coniugare tale necessità con l’evoluzione dei modelli familiari, riconosciuta dalla stessa Corte costituzionale, e con la tutela dei diritti riproduttivi, senza che la procreazione assistita divenga uno strumento di realizzazione delle aspirazioni degli adulti ad ogni costo.
4. Il convegno riunisce competenze e prospettive diverse. Quanto è importante, su temi così delicati, un confronto tra approcci differenti? E quale valore aggiunto può offrire questo dialogo?
La procreazione assistita intreccia questioni mediche, giuridiche, etiche. Non è possibile affrontare un tema così delicato senza tenere conto delle implicazioni che esso solleva in relazione a questi diversi ambiti. Il dialogo può aiutare a costruire soluzioni utili per le questioni ancora aperte che abbiano quale bussola i valori fondamentali e gli interessi di tutti i soggetti coinvolti.
5. Qual è il messaggio che desiderate trasmettere ai partecipanti all’11 giugno? E che cosa Vi augurate che il pubblico porti con sé al termine della giornata?
Vorremmo mostrare la complessità del tema alla luce della delicatezza delle questioni che emergono e che proprio tale complessità richiede una valutazione attenta che interseca competenze diverse. Questa riflessione non può che avere quale obiettivo primario la tutela della nuova vita che la procreazione assistita permette di generare.
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Redazione DIMT
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