A Potenza il 2 rapporto sui Cpr d’Italia del Tavolo asilo e immigrazione (TAI):“vanno chiusi”.


I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) restano in Italia luoghi di sospensione dei diritti fondamentali. A Palazzo San Gervasio riscontrati isolamento, spersonalizzazione e degrado. Un sistema incompatibile con i principi dello Stato di diritto e inefficace nei risultati. Come i manicomi, anche i Cpr vanno chiusi”. È questa la posizione di Arci Basilicata, Asgi, Antigone, Libera Basilicata, Rete comunità solidali, Cgil Potenza e Garante delle persone private della libertà della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, ribadita oggi in occasione della presentazione del secondo rapporto sui Cpr d’Italia del Tavolo asilo e immigrazione (TAI), al Polo Bibliotecario di Potenza. Il rapporto è frutto del monitoraggio in dieci Cpr: Milano, Torino, Gradisca d’Isonzo, Roma, Bari, Palazzo San Gervasio, Brindisi, Caltanissetta, Trapani, Nuoro. “Il Tai definisce i Cpr “istituzioni totali”, richiamando l’esperienza basagliana contro i manicomi: spazi chiusi e segreganti che trasformano la privazione della libertà in prassi di controllo sociale. Nel corso del 2025, delegazioni di parlamentari e operatori hanno visitato dieci Cpr in tutta Italia, segnalando limitazioni di accesso agli osservatori indipendenti e ostacoli alle visite ispettive. Il Rapporto 2025, in dialogo con l’iniziativa “Il viaggio di Marco Cavallo” del Forum Salute Mentale, ha posto la salute mentale al centro dell’analisi. Dal rapporto emerge che nei Cpr il diritto alla salute è sistematicamente compromesso: assistenza sanitaria privatizzata, diseguaglianze territoriali, ritardi nelle cure, scarso coordinamento con i servizi pubblici. Sono documentati uso improprio di psicofarmaci, autolesionismi e tentativi di suicidio. I Cpr non si limitano ad accogliere fragilità preesistenti: sono dispositivi patogeni che generano deterioramento psicofisico e perdita di dignità. Gravi anche le limitazioni alla tutela legale: difficoltà d’accesso agli avvocati, informazioni frammentarie e scarsa consapevolezza del proprio status giuridico. Le condizioni materiali risultano degradate: sovraffollamento, scarse condizioni igieniche, isolamento e inattività forzata. Tutto ciò riflette una logica di contenimento e controllo, non di tutela. Il Rapporto segnala inoltre criticità economiche e gestionali: nel 2024 oltre metà dei posti risultava inutilizzabile, mentre cresceva la quota di spazi formalmente attivi ma vuoti. Anche l’efficacia dei rimpatri è in calo: solo il 10,4% dei provvedimenti nel 2024 è avvenuto tramite Cpr, confermando un sistema costoso e inefficiente. Sul piano politico, il TAI denuncia una deriva europea verso la normalizzazione della detenzione amministrativa nelle politiche migratorie, rafforzata dal Nuovo Patto su migrazione e asilo e dal Protocollo Italia-Albania. Richiamando l’eredità di Franco Basaglia, il Tavolo Asilo e Immigrazione conclude che “i Cpr non sono riformabili” e chiede la loro “chiusura definitiva, l’esclusione della detenzione amministrativa dalle politiche migratorie e un cambio di paradigma fondato su accoglienza, inclusione e rispetto della dignità umana”.” A dicembre 2025 a Palazzo San Gervasio su una capienza teorica di 128 persone ed effettiva di 104, ne risultano detenute 84, tutti uomini. La struttura è gestita da Officine Sociali, nonostante penali, ore di personale mancanti e un’indagine per la morte di un trattenuto, aggiudicandosi peraltro, a giugno 2025, un nuovo appalto milionario proprio sul medesimo centro. Nel corso della visita è stata riferita l’urgenza di procedere all’assunzione di figure professionali; sono stati altresì evidenziati ritardi nell’accredito delle retribuzioni, seppure per circostanze pregresse. Il costo del prezzo giornaliero per detenuto dal 2018 al 2024 è aumentato, passando da 26,99 euro a 49,96 euro.

Le condizioni abitative a Palazzo San Gervasio risultano particolarmente compromesse. Le celle appaiono fatiscenti, in alcuni casi bruciate, con evidenti danni strutturali e tutte le finestre interne rotte, determinando un ambiente complessivamente malsano e degradato. Le celle appaiono fatiscenti, in alcuni casi bruciate, con evidenti danni strutturali e tutte le finestre interne rotte, determinando un ambiente complessivamente malsano e degradato. Le persone trattenute sono esposte sia al freddo sia al caldo, in assenza di adeguati sistemi di protezione climatica; condizioni analoghe si riscontrano anche negli uffici, realizzati in prefabbricati precari. Le stanze sono organizzate in moduli privi di porte, con spazi comuni che comprendono sia l’area notte sia i servizi igienici. Agli estremi si trovano stanze da quattro posti con letti in cemento e materassi molto sottili rivestiti in plastica; al centro sono collocati bagni alla turca e docce. La separazione degli spazi avviene tramite dislivelli e scale interne, senza reali barriere. Gli ambienti risultano ingombri da bottiglie di plastica e presentano segni evidenti di incuria diffusa, che incidono direttamente sulla salubrità e sulla dignità della permanenza. Un secondo elemento riguarda l’accesso effettivo agli spazi. Tra i Cpr visitati, solo a Palazzo San Gervasio i trattenuti risultano formalmente confinati nelle sole celle e non possono accedere ad aree comuni antistanti alle stanze. L’accesso alle aree esterne si traduce nella possibilità di utilizzare un “modulo più ampio” per giocare a pallone, che resta tuttavia una cella semplicemente più grande, dalla quale è impossibile vedere l’esterno: lo spazio ricreativo rimane quindi interno a una logica di chiusura, più che di reale apertura. Anche a Palazzo San Gervasio il degrado è marcato: i servizi igienici, collocati direttamente all’interno delle celle, presentano condizioni di forte sporcizia e disordine, con accumulo di rifiuti (in particolare bottiglie di plastica) e pulizie effettuate con strumenti inadeguati, utilizzati promiscuamente per pavimenti e sanitari. In entrambi i casi, il deterioramento non appare contingente, ma strutturale e persistente. A Palazzo San Gervasio, i trattenuti riferiscono la presenza di acqua solo tiepida e non sempre sufficiente. Nel Cpr di Palazzo San Gervasio durante la visita è stato osservato che, nonostante le basse temperature, diversi trattenuti indossavano abiti estivi e sandali, con persone visibilmente infreddolite, segnalando una dotazione non adeguata alle condizioni climatiche. La disponibilità limitata di indumenti rende il ricorso alla lavanderia un elemento essenziale per il mantenimento di condizioni igieniche adeguate; tuttavia, fatta eccezione di alcuni casi, il servizio di lavanderia presenta criticità marcate in diversi Cpr. A Palazzo San Gervasio, la lavanderia è indicata come attiva una volta alla settimana, il sabato. Nel Cpr di Palazzo San Gervasio, la mancanza di spazi dedicati alla refezione obbliga i trattenuti a consumare i pasti all’interno delle celle. Il vitto è descritto come monotono, basato quasi esclusivamente su piatti di pasta, e privo di varietà. Le modalità di consumo risultano particolarmente degradanti: in assenza di tavoli o spazi comuni, le persone mangiano sedute sui letti o su gradini improvvisati.

A Palazzo San Gervasio, all’arrivo nel Cpr i trattenuti hanno a disposizione una scheda telefonica pagata dall’ente gestore. Successivamente ogni telefonata ha un costo medio di 5 euro per una durata inferiore a cinque minuti. Anche in questo caso, il telefono messo a disposizione non ha accesso ad internet e non consente di effettuare videochiamate. Un trattenuto riportava disperato di non poter vedere sua figlia di cinque anni che non riesce a capire dove si trovi il padre. Un secondo trattenuto aveva una mano gonfia a causa di un litigio scoppiato per utilizzare il telefono. In genere, nei Centri visitati sono stati reperiti Regolamenti interni, di ampiezza e lunghezza variabile, alcuni con articolati essenziali e ridotti (Palazzo San Gervasio 2 pagine, in più lingue veicolari e in arabo). La doglianza circa le difficoltà di scelta e nomina di un legale di fiducia è diffusa. In molti centri non viene consegnato o reso altrimenti disponibile l’elenco dei difensori che prestano il gratuito patrocinio (Torino, Macomer), e comunque anche quando dichiarato dai gestori non è riscontrato in pratica. In alcuni colloqui, i trattenuti hanno riferito di ricevere un foglio già compilato per la nomina (Gradisca d’Isonzo, Palazzo San Gervasio). In tutti i centri, in ogni caso, si è riscontrata scarsa trasparenza circa le nomine degli avvocati. Alcuni trattenuti hanno dichiarato che l’informativa orale si svolge velocemente e che sono stati invitati a firmare qualcosa che non hanno compreso (Trapani, Palazzo San Gervasio). Emblematico il caso di Palazzo San Gervasio, in cui alcuni trattenuti avrebbero smesso anche di chiedere di uscire per svolgere attività minime, come giocare a pallone, segnalando una condizione di apatia e disinvestimento totale dal tempo libero. Le giornate si ripetono identiche, senza scansioni, obiettivi o possibilità di occupare il tempo in modo significativo. Il corpo resta inattivo, se non per il camminare circolare nei cortili; la mente resta costantemente esposta all’ansia legata all’incertezza sulla durata del trattenimento e al suo esito. Nei Cpr il diritto alla salute è garantito solo formalmente dalla presenza di personale sanitario privato, assunto o con contratti di collaborazione, e gestito direttamente dall’ente gestore del centro, in assenza di linee guida chiare e condivise e di controllo da parte degli enti pubblici preposti, a differenza anche degli istituti penitenziari, dove l’assistenza sanitaria è gestita dal Sistema Sanitario Nazionale. Prefetture e Aziende Sanitarie Locali (ASL) stipulano, inoltre, protocolli d’intesa che regolano il rilascio delle valutazioni di idoneità al trattenimento e l’accesso delle persone trattenute ai servizi sociosanitari locali in caso di necessità: durante il recente monitoraggio, solo a Gradisca d’Isonzo , Milano, Palazzo San Gervasio e Brindisi è stata mostrata copia dei protocolli in corso. Nei Cpr di Gradisca d’Isonzo, Torino, Milano, Roma, Palazzo San Gervasio e Brindisi è stato possibile visionare alcune cartelle cliniche, ma non è stato possibile verificarne la presenza per tutte le persone trattenute. Inoltre, spesso le cartelle cliniche visionate sono risultate piuttosto sintetiche o incomplete in termini di dati. A Palazzo San Gervasio, la delegazione ha incontrato due ragazzi con le dita della mano gonfie, un trattenuto con problemi ai denti, un altro con la caviglia gonfia (riferita in seguito ad una caduta dentro la cella) che lamentava dolore e senza fasciatura; giorni prima la caviglia era stata fasciata con una busta di plastica perché mancavano garze o simili. Alle richieste di chiarimento rispetto ad una mancata presa in carico per tutti questi casi la risposta è stata sempre la stessa: le lunghe liste di attesa della sanità pubblica. A Gradisca d’Isonzo, Torino, Milano e Palazzo San Gervasio gli psichiatri delle ASL entrano regolarmente in struttura, mentre negli altri centri ci sono convenzioni specifiche con i Centri di Salute Mentale (CSM) per accedere agli ambulatori o ai servizi di emergenza. I tentativi di suicidio e gli atti autolesivi vengono spesso sminuiti o sottovalutati dal personale dei centri, riducendoli a semplici atti dimostrativi: da evidenziare ad esempio che nei “Criteri per l’invio a consulenza specialistica psichaitrica e SerD” individuati dalla ASP di Potenza per il Cpr di Palazzo San Gervasio, al punto 3 sono indicate: “Condizioni d’umore ascrivibili a depressione grave con eventuali gesti autolesivi di carattere anticonservativo e non dimostrativo per il raggiungimento di benefici legati alla loro condizione di trattenimento” . Va invece evidenziato che per alcune persone, i tentativi suicidari o forme di autolesionismo possono rappresentare una delle poche modalità percepite per segnalare il proprio disagio o per tentare di modificare, anche temporaneamente, le condizioni di trattenimento. In questo senso, più che meri “atti dimostrativi” , tali episodi andrebbero interpretati come manifestazioni estreme di una sofferenza che non trova altri canali di espressione e come tentativi di recuperare un minimo di controllo in un contesto percepito come totalmente privo di agency. La presenza di psichiatri del servizio pubblico all’interno di alcuni CPR (Gradisca d’Isonzo, Torino, Milano, Palazzo San Gervasio), invece di tutelare la salute delle persone trattenute, diventa funzionale al rafforzamento dell’istituzione e si inserisce in un sistema di contenimento e cronicizzazione della marginalità perfettamente rappresentato dalla detenzione amministrativa, utile solo per scopi elettorali. A Palazzo San Gervasio, il registro visionato era composto da fogli A4 spillati in assenza di ordine cronologico (e quindi facilmente manomettibile). L’epidemiologia degli eventi ricalcava quella di un penitenziario: astinenza da farmaci psicoattivi e sostanze d’abuso, atti di autolesionismo, ingestione volontaria di corpi estranei potenzialmente pericolosi, traumi, crisi ipertensive, dispnea, crisi iperglicemiche ecc.” Al link il rapporto completo: https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2026/01/CPR-dItalia_26.01.pdf


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 Vito Bubbico

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