iamo alle solite. Cordoglio di circostanza, ma si continua a morire o a subire sfruttamento per pochi euro nei campi del Mezzogiorno dove il caporalato è diffuso e gestito anche da migranti. E la terribile vicenda di quattro giovani asiatici, arsi vivi nell’auto nel territorio di Amendolara (Cosenza) la dice tutta su quanto si continua a non fare per rimuovere le cause del caporalato https://giornalemio.it/cronaca/simonetti-articolo-1-disatteso-lindifferenza-alimenta-lillegalita/. Si continua a non intervenire sulle cause del sommerso che alimentano la manodopera illegale e ancora poco si fa per contenere i rischi di incidenti e morti sul lavoro. Gli appelli si perdono nel vuoto. Di seguito gli interventi del presidente della giunta regionale di Basilicata, di consiglieri regionali di Pd,M5s,Basilicata Casa Comune, Forza Italia, dei sindacati Cisl e Ugl. Interventi già letti e visti in passato, con i comitati per l’ordine e la sicurezza, gli incontri in Regione con sindacati e associazioni datoriali, mentre il decreto flussi continua a essere scarsamente applicato visto che il caporalato continua a prosperare. Basta cordoglio. Servono i fatti. Governo
Bardi: cordoglio per la morte di quattro braccianti
Il caso di Amendolara, in Calabria, con il decesso di cittadini di nazionalità pakistana. Il Presidente: “Alle loro famiglie e alla comunità pakistana va la vicinanza più sincera e il dolore dell’intera Basilicata. Dobbiamo impegnarci tutti perché certe scene non si ripetano più”.
Il Presidente della Regione, Vito Bardi, esprime cordoglio, a nome personale e dell’intera comunità lucana, per la tragica scomparsa dei quattro braccianti di nazionalità pakistana, deceduti nel terribile incendio avvenuto ad Amendolara, in Calabria. “Siamo di fronte a una tragedia che ci stringe il cuore e ci lascia senza parole. Quattro giovani vite, venute in Italia con la speranza di un futuro migliore attraverso il lavoro nei nostri campi, sono state spezzate in modo orribile. Alle loro famiglie e alla comunità pakistana va la vicinanza più sincera e il dolore di tutta la Basilicata”.
Il Presidente pone l’accento sulle condizioni di vulnerabilità che spesso circondano il lavoro agricolo stagionale: “È necessario intensificare l’azione di vigilanza con la massima fermezza e collaborare strettamente con le Prefetture, le Forze dell’ordine e le parti sociali per garantire alloggi dignitosi e trasporti sicuri ai lavoratori stagionali. Sradicare l’illegalità e l’ombra del caporalato – conclude Bardi – è un imperativo morale prima che politico. Dobbiamo impegnarci tutti perché certe scene non si ripetano più. Solo così onoreremo la memoria di chi ha perso la vita lavorando la nostra terra”.
COMUNICATO STAMPA
Chiorazzo e Vizziello (BCC): “Una strage che non può lasciarci indifferenti. Rafforzare gli strumenti contro il caporalato in Italia e in Basilicata”.
“Quanto accaduto lunedì 1 giugno ad Amendolara (Cosenza), con la barbara uccisione di quattro giovani braccianti diretti a lavorare in aziende agricole lucane, rappresenta una tragedia che scuote le coscienze e che deve rafforzare, senza ambiguità, la consapevolezza che la Basilicata non è affatto immune dal fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera agricola”.
Lo dichiarano il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo, ed il Capogruppo regionale di Basilicata Casa Comune, Gianni Vizziello.
“Dal Metapontino al Bradano-Vulture-Melfese ma anche in Val d’Agri, esistono aree agricole nelle quali migliaia di lavoratori stagionali vivono condizioni di forte vulnerabilità sociale ed economica, troppo spesso affidati a reti di intermediazione criminale che sfruttano il bisogno e la disperazione di uomini e donne privandoli di dignità, diritti e sicurezza. Pensare che il fenomeno riguardi soltanto altri territori sarebbe un grave errore di sottovalutazione, così come anche le inchieste giudiziarie delle ultime settimane stanno ancora una volta accertando”.
Per questo il lavoro che bisogna continuare a portare avanti insieme alle associazioni degli agricoltori, alle reti sociali, alle organizzazioni di volontariato impegnate sul campo e alle istituzioni, è quello di promuovere una conoscenza approfondita delle dinamiche che investono il settore agricolo e il sistema della manodopera stagionale, troppe volte affidato ad intermediari criminali.
Nel corso delle ultime settimane, proprio nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio regionale sulla legalità e sulla criminalità organizzata di stampo mafioso, su iniziativa del Procuratore Luigi Gay, abbiamo audito le organizzazioni agricole e studiosi impegnati da anni nell’analisi del fenomeno, tra cui il professor Giovanni Ferrarese, autore di importanti studi e pubblicazioni sul tema. Un contributo prezioso che ci ha aiutato a comprendere come il caporalato non sia soltanto una questione criminale, ma anche sociale, economica e culturale.
Accanto all’azione repressiva e ai controlli, occorre però rafforzare concretamente le reti di integrazione lavorativa e sociale, anche non stagionale, valorizzando i progetti di accoglienza già presenti sul territorio regionale e completando finalmente le strutture e i servizi previsti nelle aree a maggiore richiesta di manodopera agricola.
Non possiamo più consentire che centinaia di lavoratori stagionali siano lasciati senza alternative dignitose, finendo inevitabilmente nelle mani di organizzazioni criminali senza scrupoli, che controllano trasporti, alloggi e perfino il diritto al lavoro.
Difendere la legalità – concludono Chiorazzo e Vizziello – significa difendere la dignità del lavoro, i diritti delle persone e la credibilità di un intero comparto agricolo che ha invece bisogno di essere sostenuto e tutelato”.
Comunicato stampa.
Caporalato, Giordano (UGL Matera): “I morti di Amendolara gridano giustizia. Basta ipocrisie, denunciamo lo sfruttamento da anni”.
“La morte atroce di Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni e Safi Iayjad, 27 anni, bruciati vivi ad Amendolara (CS) dopo aver rivendicato il diritto a essere pagati per il lavoro svolto, rappresenta una tragedia che scuote le coscienze e che non può essere liquidata con il solito rito delle dichiarazioni di circostanza. Quei quattro giovani morti chiedono verità, giustizia e responsabilità”.
È quanto dichiara il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, che torna a denunciare con forza il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo nelle campagne del Metapontino e nell’intera fascia jonica.
“Da anni l’UGL Matera denuncia una realtà che molti hanno preferito ignorare o minimizzare. Lo sfruttamento della manodopera, il lavoro nero, il caporalato, le condizioni di precarietà e l’assenza di controlli adeguati costituiscono una piaga che continua a colpire i lavoratori più deboli e ricattabili. I quattro morti di Amendolara non sono una fatalità: sono il simbolo drammatico di un sistema malato che troppo spesso prospera nell’indifferenza generale. Quei ragazzi lavoravano nelle campagne del Metapontino, contribuivano con il loro sacrificio alla ricchezza di un comparto fondamentale per l’economia lucana e oggi non ci sono più perché hanno avuto il coraggio di chiedere ciò che spettava loro. È un fatto gravissimo che impone una riflessione profonda e soprattutto l’assunzione di responsabilità da parte di tutti. L’UGL Matera ha sempre mantenuto alta l’attenzione su questi fenomeni. Abbiamo denunciato più volte situazioni di sfruttamento nel settore agricolo e in altri comparti stagionali, compreso quello turistico, dove non mancano segnalazioni di lavoro sottopagato, contratti irregolari e diritti negati. Lo abbiamo fatto quando era scomodo parlarne e continueremo a farlo senza arretrare di un passo. Non servono passerelle mediatiche, convegni o slogan. Servono controlli continui, più ispettori, verifiche sul rispetto dei contratti, trasporti sicuri, alloggi dignitosi e tolleranza zero verso chi sfrutta i lavoratori per aumentare i profitti. È necessario colpire non soltanto i caporali ma l’intera filiera dell’illegalità che alimenta questo sistema. Da troppo tempo si parla di lotta al caporalato senza risultati adeguati. Intanto continuano gli incidenti, gli infortuni, le morti sul lavoro e le situazioni di sfruttamento che restano sommerse. I morti di Amendolara devono rappresentare un punto di svolta. Non possiamo più accettare che nel 2026 ci siano lavoratori trattati come schiavi moderni. L’UGL Matera esprime piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle Forze dell’Ordine affinché siano accertate tutte le responsabilità. Ma allo stesso tempo ribadisce che la politica e le istituzioni hanno il dovere di passare dalle parole ai fatti. La memoria di Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad non può essere archiviata con qualche dichiarazione di cordoglio. Quei quattro giovani morti ad Amendolara devono diventare il simbolo di una battaglia di civiltà che imponga finalmente legalità, sicurezza e dignità del lavoro. L’UGL Matera continuerà a denunciare ogni forma di sfruttamento, come ha sempre fatto, perché il lavoro deve essere dignità e non morte.”
Matera, 03 giugno 2026
Strage di Amendolara, Lacorazza: fare piena luce
Il Capogruppo del PD: Solo dentro un sistema di diritti, inclusione e legalità può essere garantita una reale integrazione e tutela della dignità del lavoro
“È necessario fare piena luce e individuare tutti gli elementi utili per chiarire quanto accaduto nella strage che ha coinvolto quattro braccianti extracomunitari, in circostanze atroci, ad Amendolara, in Calabria”. Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Piero Lacorazza.
“Non è possibile – aggiunge Lacorazza – fermarsi alla sola cronaca di quanto avvenuto. È indispensabile andare fino in fondo, per interpretare il contesto lavorativo e sociale in cui si inserisce questa tragica e disumana vicenda, accertando le responsabilità e lavorando affinché fatti di tale gravità non possano ripetersi”.
“È dall’accertamento della verità che può scaturire un giudizio politico affinché possano assumersi conseguenti decisioni in particolare da parte delle Autorità competenti. Tuttavia i fatti di cronaca indicherebbero un contesto violento e criminale verso lavoratori stranieri che vivono condizioni di isolamento e vulnerabilità che spesso li espongono a sfruttamento e illegalità. Solo dentro un sistema di diritti, inclusione e legalità – conclude Lacorazza – può essere garantita una reale integrazione e tutela della dignità del lavoro”.
Comunicato Stampa ARANEO-VERRI (m5s)
Amendolara: quei quattro uomini stavano venendo a lavorare nelle nostre campagne.
Non basta il cordoglio. Servono risposte di Stato.
Quattro uomini bruciati vivi dentro un furgone. Quattro braccianti agricoli pakistani, uccisi nelle campagne di Amendolara mentre il Paese celebrava ottant’anni di Repubblica. Li chiamiamo lavoratori immigrati, li trattiamo come numeri nelle statistiche del caporalato, e li ricordiamo soltanto quando muoiono nel modo più atroce che si possa immaginare. Vogliamo dirlo senza perifrasi: questa è una strage. E come tale va trattata — non come un fatto di cronaca destinato a scomparire nel giro di un ciclo di notizie.
Quei quattro uomini, con ogni probabilità, stavano venendo qui. Nelle campagne della piana di Metaponto, nelle stesse terre lucane dove ogni stagione centinaia di braccianti stranieri raccolgono frutta e ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole e nei mercati europei. Percorrevano ogni giorno la Statale 106 Jonica, quella strada che è diventata un cimitero, spostandosi tra Calabria e Basilicata secondo le esigenze della raccolta stagionale. Lo facevano dentro reti informali di trasporto controllate dai caporali, senza contratti, senza garanzie, spesso senza nemmeno la certezza del salario promesso e sono morti, forse, proprio per aver rivendicato il diritto alla paga. Vite invisibili fino a quando non riempiono pagine di cronaca nera.
Così come il 4 ottobre scorso, quando quattro lavoratori indiani hanno perso la vita in un incidente stradale sulla Fondovalle dell’Agri mentre si spostavano verso i campi viaggiando in dieci su un’auto omologata per sette. Anche allora ci furono cordoglio e dichiarazioni di vicinanza istituzionale. Poi tutto è tornato come prima e rischiamo che anche questa volta il copione si ripeta.
Fatti gravi come questi non possono essere relegati alla notizia di cronaca di qualche giorno, per poi finire nel dimenticatoio della politica. Il caporalato non è un tema da convegno ma un fenomeno da estirpare con azioni concrete e costanti di contrasto al lavoro sommerso e ad ogni forma di sfruttamento.
Come consigliere regionali della Basilicata, chiediamo che la politica non si fermi al cordoglio e che si convochi urgentemente un tavolo con le prefetture di Potenza e Matera, con i sindacati del lavoro agricolo e con le associazioni di categoria, per verificare lo stato effettivo dei controlli ispettivi sul lavoro stagionale nelle aree del Metapontino, del Vulture e del Lagonegrese.
Chiediamo che venga data piena e immediata operatività alla Rete del lavoro agricolo di qualità e alla Banca dati degli appalti in agricoltura prevista dal decreto del 2024, strumenti già esistenti sulla carta ma ancora largamente inefficaci nella pratica. Riteniamo importante che si apra una riflessione seria e pubblica sul tema del permesso di soggiorno per attesa occupazione, perché è inaccettabile che lavoratori entrati regolarmente in Italia attraverso i canali legali del decreto flussi diventino automaticamente irregolari — e quindi preda del caporalato — alla scadenza del contratto, per le inefficienze di una macchina amministrativa che in Basilicata riesce a convertire appena l’1,1% delle domande presentate.
La Repubblica che celebriamo il 2 giugno è fondata sul lavoro — recita l’articolo 1 della Costituzione. Ma questo principio non vale per tutti finché ci sono lavoratori che vengono bruciati vivi perché qualcuno ha deciso che la loro vita ha meno valore del costo di un trasporto regolare e di un contratto firmato. Lo diciamo con tutta la forza che sentiamo necessaria: il cordoglio non basta più. Serve uno Stato che sia presente, che controlli, che sanzioni, che protegga. Serve una politica che abbia il coraggio di toccare interessi economici consolidati. Serve che questi quattro uomini non siano morti invano.
Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)
Tragedia braccianti, Picerno: un monito per tutti
Il Consigliere di Fi: basta ritardi, la Basilicata utilizzi subito i fondi disponibili per garantire accoglienza, dignità e sicurezza ai lavoratori agricoli migranti
“La drammatica notizia della morte di alcuni braccianti agricoli migranti, rimasti vittime dell’incendio del mezzo sul quale viaggiavano dopo una giornata di lavoro nei campi, rappresenta una tragedia che scuote profondamente le coscienze e che impone una riflessione seria, concreta e non più rinviabile sulle condizioni di vita di migliaia di lavoratori che ogni anno raggiungono i territori agricoli del Mezzogiorno e della Basilicata per contribuire con il loro lavoro alla crescita del settore primario”. Lo dichiara Fernando Picerno, Consigliere regionale di FI, che aggiunge:
“Di fronte a fatti come questi non possono bastare il cordoglio, la commozione e le dichiarazioni di circostanza. Ogni tragedia che coinvolge lavoratori costretti a vivere in condizioni di precarietà deve interrogare le Istituzioni e richiamarle alle proprie responsabilità. Per questo ritengo che sia arrivato il momento di accelerare senza ulteriori indugi l’utilizzo delle risorse già stanziate per l’accoglienza dei braccianti agricoli migranti presenti in Basilicata, affinché si possa finalmente garantire loro condizioni abitative dignitose, servizi adeguati e una presenza organizzata e sicura sul territorio.”
“Parliamo di donne e uomini – prosegue – che rappresentano una componente essenziale della filiera agricola regionale. Senza il loro contributo, molte produzioni agricole della Basilicata incontrerebbero enormi difficoltà. Eppure troppo spesso questi lavoratori sono costretti a vivere ai margini, in condizioni di disagio, in sistemazioni precarie, talvolta prive dei servizi minimi necessari per una vita dignitosa. È una situazione che non può essere considerata normale e che non va affrontata esclusivamente quando si verificano episodi tragici. Serve una programmazione stabile, una visione di lungo periodo e soprattutto la volontà politica di trasformare progetti e finanziamenti già disponibili in interventi concreti e immediatamente operativi.”
“Da anni – evidenzia Picerno – si parla della necessità di rafforzare le strutture di accoglienza destinate ai lavoratori stagionali. Oggi più che mai è necessario passare dalle parole ai fatti e centrare l’attenzione su tutti i braccianti agricoli dell’area del Metapontino e del Vulture Alto Bradano. Penso alla struttura di Scanzano Jonico, che necessita di essere adeguata e potenziata affinché possa diventare un punto di riferimento stabile per l’accoglienza dei lavoratori agricoli. Penso inoltre al tabacchificio di Palazzo San Gervasio, simbolo di una sfida che la Basilicata non può permettersi di perdere. Ricordiamo che per questa ultima struttura sono stati stanziati quasi 4 milioni a valere sui fondi FESR ed è stato predisposto un importante progetto di ristrutturazione e riqualificazione, finalizzato alla realizzazione di spazi adeguati, servizi igienici efficienti, aree comuni, punti di assistenza e tutte quelle condizioni necessarie per garantire una permanenza dignitosa ai lavoratori stagionali. La riflessione che dobbiamo porci è semplice: non possiamo più aspettare, ma dobbiamo vedere pienamente operative strutture già finanziate e progettate. Quante altre emergenze devono verificarsi affinché si comprenda che l’accoglienza non è un tema secondario, ma una componente essenziale delle politiche agricole, sociali e di sviluppo del territorio?”
Secondo il Consigliere regionale, “investire nell’accoglienza significa investire contemporaneamente nella dignità umana, nella legalità e nella competitività dell’intero comparto agricolo. Chi pensa che queste strutture rappresentino soltanto una misura di carattere sociale commette un errore di valutazione. Garantire alloggi sicuri e servizi adeguati ai lavoratori migranti significa aiutare concretamente anche gli imprenditori agricoli lucani, che ogni anno affrontano difficoltà crescenti nel reperimento della manodopera. Un sistema di accoglienza organizzato consente di programmare meglio i flussi lavorativi, facilita l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, migliora le condizioni generali di sicurezza e riduce fenomeni di marginalità che spesso generano tensioni sociali. Significa creare un contesto più ordinato, più efficiente e più sostenibile per tutti.”
“Non dobbiamo dimenticare – prosegue Picerno – che dove manca l’intervento pubblico trovano spazio fenomeni di sfruttamento, caporalato, degrado e illegalità. Quando un lavoratore non dispone di un alloggio dignitoso, di un sistema di trasporto adeguato o di servizi essenziali, diventa inevitabilmente più vulnerabile e più esposto a forme di abuso. Per questo l’accoglienza non rappresenta soltanto un gesto di solidarietà, ma un presidio di legalità. Ogni posto letto realizzato, ogni struttura riqualificata, ogni servizio garantito costituisce un passo avanti nella lotta contro lo sfruttamento lavorativo e nella costruzione di un’agricoltura più giusta e più moderna.”
“Credo che la Basilicata abbia tutte le potenzialità per diventare un modello nazionale di integrazione e di gestione dei flussi stagionali. Disponiamo delle competenze, delle risorse economiche e delle esperienze necessarie. Quello che serve oggi è la capacità di accelerare le procedure e di assumere decisioni coraggiose. Non possiamo permetterci che fondi pubblici destinati a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori rimangano inutilizzati mentre migliaia di persone continuano a vivere in situazioni di difficoltà. Non possiamo accettare che progetti già definiti restino bloccati da ritardi burocratici o da lungaggini amministrative. La politica ha il dovere di dare risposte concrete e misurabili. L’agricoltura lucana è una delle principali ricchezze della nostra regione e il suo futuro passa anche dalla capacità di garantire dignità a coloro che ogni giorno, con sacrificio e fatica, contribuiscono ai risultati produttivi delle nostre aziende. Parlare di accoglienza significa parlare di sviluppo, di economia, di diritti, di sicurezza e di futuro. Per questa ragione rivolgo un appello a tutti noi delle istituzioni che siamo coinvolti, affinché si proceda con la massima urgenza all’attivazione degli interventi già programmati, all’utilizzo integrale delle risorse disponibili e alla piena realizzazione delle strutture previste non solo a Scanzano Jonico o a Palazzo San Gervasio, ma anche negli altri territori interessati dalla presenza dei lavoratori agricoli stagionali.”
“Una società – conclude Picerno – si misura da come tratta le persone più fragili e da come tutela chi contribuisce ogni giorno alla sua crescita. I braccianti migranti non sono numeri, non sono semplici strumenti della produzione agricola: sono lavoratori, sono padri e madri di famiglia, sono persone che hanno lasciato il proprio Paese in cerca di un’opportunità e che meritano rispetto, tutela e dignità. La tragedia che abbiamo visto in questi giorni deve rappresentare un punto di svolta. Trasformiamo il dolore in responsabilità, l’indignazione in azione amministrativa, la solidarietà in politiche concrete. La Basilicata ha il dovere morale, civile e istituzionale di fare la propria parte e di dimostrare che sviluppo economico e tutela della dignità umana possono e devono camminare insieme È il momento delle decisioni e dei fatti. È il caso di dare piena attuazione ai progetti già finanziati e di costruire un sistema di accoglienza all’altezza dei valori di civiltà, solidarietà e giustizia sociale che la nostra comunità regionale ha sempre rivendicato.”
Caporalato, Cavallo (Cisl) e Apetino (Fai Cisl): «Strage Amendolara fatto grave e inaccettabile in paese civile, si convochino anche in Basilicata tavoli anti-caporalato»
Potenza, 3 giugno 2026 – «La morte dei quattro braccianti pakistani, bruciati vivi nell’auto su cui viaggiavano ad Amendolara, in Calabria, è un fatto grave e inaccettabile in un paese civile». È quanto dichiarano il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo e il segretario generale della Fai Cisl Basilicata Raffaele Apetino. «In attesa dei dovuti riscontri da parte della magistratura e delle forze dell’ordine in merito alle prime ipotesi – continuano i due sindacalisti – il quadro che emerge dalle cronache giornalistiche e dalle testimonianze finora raccolte è a dir poco drammatico. Ancora una volta è l’ombra dello sfruttamento e del caporalato ad allungarsi sulle campagne del Mezzogiorno, fenomeno che, come raccontano recenti fatti di cronaca, non risparmia il nostro territorio e il Metapontino in particolare. Servono un impegno ancora più incisivo e una maggiore cooperazione tra istituzioni, imprese e parti sociali per sradicare la malapianta dello sfruttamento e bonificare il territorio da questi fenomeni criminali che inquinano il comparto danneggiando le imprese oneste. Non è più tollerabile assistere a questo far west. La reazione delle istituzioni competenti deve essere durissima. Per questo abbiamo già inoltrato unitariamente una richiesta formale al prefetto di Matera affinché convochi con la massima urgenza il tavolo provinciale contro il caporalato per un esame congiunto della situazione e per mettere a punto ulteriori strumenti di contrasto a questa vera e propria economia criminale. Non è più tempo di rinviare: servono risposte concrete e immediate, qui, nel nostro territorio. In questo momento di profondo dolore per la perdita di quattro vite umane e per i quotidiani soprusi subiti dalle lavoratrici e dai lavoratori migranti ad opera di aguzzini senza scrupoli, non possiamo che sollecitare celerità e chiarezza sulla vicenda ed esprimere la piena solidarietà e vicinanza del sindacato alle famiglie dei lavoratori uccisi», concludono Cavallo ed Apetino.
Luigi Cannella
USR Cisl Basilicata
Ufficio stampa
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Franco Martina
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