Dalle vicende legate al mondo delle ambulanze agli assalti milionari ai portavalori. Il nome del foggiano Andrea Baratto, nato nel 1981, attraversa ormai da anni diverse inchieste giudiziarie, alcune delle quali ancora nella fase delle indagini e dunque tutte da valutare nel rispetto della presunzione di innocenza. L’ultimo tassello arriva dalla Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il suo ricorso contro la sentenza pronunciata il 10 novembre 2025 dalla Corte d’Appello di Bari.
Una decisione che riguarda una tentata estorsione e che riporta l’attenzione su un personaggio già comparso ripetutamente nelle cronache giudiziarie foggiane. Oggi Baratto è coinvolto nelle grandi indagini sui commando specializzati negli assalti ai blindati, con gli investigatori che stanno cercando di ricostruire collegamenti e ruoli tra foggiani, cerignolani e uomini provenienti dall’area garganica.
La Cassazione e la tentata estorsione
Nel procedimento appena arrivato davanti alla Suprema Corte, la difesa aveva contestato l’affermazione della responsabilità per tentata estorsione, chiedendo anche che il fatto venisse riqualificato come violenza privata.
La Cassazione ha però ritenuto i motivi aspecifici e non consentiti, osservando che le decisioni di merito avevano già fornito una motivazione adeguata sulla sussistenza della tentata estorsione e sulla valutazione degli elementi probatori.
Particolarmente significativo è un passaggio dell’ordinanza: il reato venne commesso mentre Baratto si trovava agli arresti domiciliari per un’altra causa. I giudici d’appello avevano inoltre valorizzato la pluralità di precedenti e quella che nell’atto viene definita una “progressione criminosa”, elementi utilizzati anche per il riconoscimento della recidiva.
La Cassazione ha confermato anche la correttezza del diniego delle attenuanti generiche, per il quale i giudici territoriali avevano richiamato “l’intensa capacità criminale” desunta dagli “innumerevoli precedenti penali” e dalla mancanza di elementi favorevoli alla mitigazione della pena.
Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con la condanna al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro alla Cassa delle ammende.
Il salto nelle inchieste sui grandi assalti
Ma negli ultimi mesi il nome di Baratto è comparso in scenari investigativi completamente differenti. Nell’inchiesta sull’assalto del 27 ottobre 2025 sull’A14, a Porto Recanati, il gip di Ancona lo colloca nella componente foggiana di un gruppo nel quale, secondo l’accusa, sarebbero confluite differenti anime della criminalità della Capitanata.
Il bersaglio erano due furgoni Mondialpol che trasportavano complessivamente 2 milioni e 910mila euro. Per l’accusa Baratto, Luigi Ferro e Francesco Caggiano Scelsi avrebbero fatto parte degli esecutori materiali, mentre a Giuseppe D’Angelo viene attribuito un ruolo logistico. Il commando avrebbe utilizzato kalashnikov AK-47, esplosivi, auto rubate, targhe clonate e chiodi a quattro punte.
Nel provvedimento Baratto viene inserito nella “batteria foggiana”. Gli accertamenti scientifici citati negli atti riferiscono inoltre del rinvenimento del suo Dna sull’imboccatura di una bottiglietta. L’ordinanza gli attribuisce precedenti penali e di polizia per rapina, armi, estorsione, evasione e tentato omicidio.
Da Porto Recanati a Ortona e al colpo sventato nel Modenese
Il quadro si allarga ulteriormente con le indagini sugli assalti ai portavalori avvenuti o progettati tra Abruzzo ed Emilia-Romagna.
Baratto risulta tra gli indagati per il tentativo di rapina sventato il 18 marzo nelle campagne di Vignola, nel Modenese. L’obiettivo era un blindato Battistolli che avrebbe trasportato lingotti d’oro per circa 7 milioni e 400mila euro. Quattordici persone furono arrestate in flagranza e altre tre raggiunte successivamente da una misura cautelare.
L’ipotesi sulla quale stanno lavorando le Dda di Bologna e dell’Aquila è che dietro quell’azione e l’assalto consumato il 5 gennaio sull’A14, nei pressi di Ortona, possa esserci stata la stessa organizzazione composta prevalentemente da foggiani e cerignolani.
Proprio l’ordinanza relativa al colpo di Porto Recanati ricorda che Baratto era già detenuto nell’ambito dell’altra indagine riguardante l’assalto del 5 gennaio 2026 a Ortona.
Il filo con il mondo delle ambulanze
Prima dei grandi assalti ai blindati, però, il nome di Baratto era già comparso nelle cronache giudiziarie legate al settore delle ambulanze.
Un vecchio articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, conservato negli archivi e risalente a molti anni fa, raccontava l’inchiesta sul cosiddetto “racket del caro estinto”, una vicenda che ruotava intorno agli ospedali foggiani e alle presunte infiltrazioni criminali nei servizi collegati ai decessi e al trasporto sanitario. Nell’articolo si riferiva della richiesta di rinvio a giudizio per 38 persone e dell’ipotesi accusatoria secondo la quale medici, infermieri, autisti e vigilantes avrebbero fornito informazioni sui decessi. Baratto venne coinvolto in quanto autista di ambulanza presso una cooperativa.
È un precedente di cronaca che assume oggi un particolare interesse proprio alla luce delle successive vicende giudiziarie nelle quali il nome di Baratto è tornato a intrecciarsi con il settore delle ambulanze.
Le accuse del 2021 e la nuova indagine nel 2023
Nel 2021 Baratto venne infatti arrestato nell’ambito di un’indagine per lesioni, evasione ed estorsione aggravata ai danni di un’associazione di volontariato impegnata nel trasporto in ambulanza dei degenti. In quella circostanza la polizia lo indicava come ritenuto contiguo alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza.
Due anni più tardi il suo nome tornò nuovamente al centro di un’inchiesta. Secondo la ricostruzione investigativa dell’epoca, Baratto avrebbe tentato di monopolizzare per la coop “Angeli del Soccorso” il trasporto dei pazienti nell’area del Policlinico Riuniti di Foggia attraverso intimidazioni nei confronti di altri operatori del settore. In quel procedimento venne raggiunto da una misura cautelare in carcere per tentata estorsione.
Ed è proprio la vicenda arrivata ora in Cassazione a fornire un nuovo sviluppo giudiziario: i giudici di legittimità hanno ritenuto corretta la qualificazione del fatto come tentata estorsione e non come violenza privata, dichiarando inammissibile il ricorso.
Dalle ambulanze alla “batteria foggiana”
È dunque un percorso giudiziario lungo quello che emerge mettendo in fila gli atti e le inchieste. Da un lato le vicende legate al settore delle ambulanze; dall’altro, negli ultimi mesi, l’ingresso nelle indagini sui grandi assalti ai portavalori.
Nell’inchiesta di Ancona, in particolare, l’accusa ritiene che per i colpi più complessi uomini appartenenti a differenti realtà criminali della provincia di Foggia fossero capaci di collaborare mettendo insieme capacità organizzative, logistica, armi, autisti e gruppi di fuoco. Baratto viene collocato dagli inquirenti nella componente foggiana di questo scenario.
Una ricostruzione investigativa che non equivale, naturalmente, a un accertamento definitivo di responsabilità. Le contestazioni relative agli assalti ai portavalori sono ancora nella fase cautelare e dovranno affrontare il vaglio dei successivi gradi del procedimento, con la presunzione di innocenza valida fino a un’eventuale condanna definitiva.
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Francesco Pesante
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