«State attenti perché l’anno prossimo faccio il partito». Fabrizio Corona trasforma la polemica scoppiata intorno alla sua partecipazione al Premio Città di Corridonia in una specie di primo comizio. Il ministero dell’Agricoltura prende le distanze dall’evento, diffida gli organizzatori dall’utilizzare il proprio logo e precisa che nessun euro pubblico finirà nelle tasche dell’ospite. Lui sale sul palco dell’ippodromo Sigismondo Martini e risponde annunciando una possibile discesa in politica.
Per ora non esistono un nome, un simbolo, un programma o una struttura organizzativa. Esiste però una frase pronunciata davanti al pubblico, accompagnata dal consueto tono di sfida: «Lo sapete che quando hanno saputo che c’ero io non mi volevano far salire sul palco. State attenti perché l’anno prossimo faccio il partito».
Una provocazione, forse. Ma anche un messaggio costruito perfettamente intorno al personaggio: Corona prende un tentativo di isolamento istituzionale e lo trasforma nell’argomento centrale di una possibile campagna contro il sistema.
Fabrizio Corona annuncia il partito: «State attenti»
La miccia parte dalla presenza di Corona come ospite principale della manifestazione ippica di Corridonia, in provincia di Macerata. A poche ore dall’appuntamento, il ministero dell’Agricoltura contesta agli organizzatori l’utilizzo del logo istituzionale sulle locandine e chiarisce che l’iniziativa non rientra tra le attività promosse dal dicastero.
Corona legge quella presa di distanza come il tentativo di impedirgli di salire sul palco. Davanti al pubblico cita anche il procedimento per diffamazione che lo vede contrapposto a Giorgia Meloni, con una nuova udienza prevista per il 28 settembre: «Siete contenti che sono qui? Perché a settembre ho il processo con Giorgia Meloni».
Subito dopo arriva l’annuncio politico. Non una semplice candidatura all’interno di una formazione già esistente, ma l’idea di fondare un partito personale. Corona non aggiunge dettagli, non indica alleati e non spiega quale collocazione vorrebbe assumere. Usa però una formula studiata per lasciare il segno e presentarsi ancora una volta come l’uomo che nessuno riesce a tenere fuori dalla scena.
La diffida del ministero diventa benzina politica
Il sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra aveva usato parole nette: «Neanche un euro del ministero e quindi dei contribuenti italiani entrerà nelle tasche del signor Corona».
La Pietra ha precisato che il ministero concede sovvenzioni agli ippodromi per la gestione delle giornate di corse, per gli interventi infrastrutturali e per il miglioramento dei servizi destinati agli operatori e al pubblico. Gli organizzatori possono invitare altri personaggi utilizzando risorse private, ma non possono collegare quelle iniziative all’immagine istituzionale del dicastero.
La nota ministeriale ha quindi separato l’attività ippica dalla presenza di Corona e ha annunciato possibili azioni legali in caso di nuovi utilizzi impropri del logo. Una presa di posizione nata per proteggere il ministero, ma che ha consegnato all’ex re dei paparazzi il terreno ideale sul quale costruire la propria risposta.
Corona si propone da anni come un uomo perseguitato dal potere politico, giudiziario e mediatico. La diffida gli permette di rilanciare quella narrazione: le istituzioni prendono le distanze, lui reagisce minacciando di presentarsi direttamente agli elettori.
Gli organizzatori: «Avevamo l’autorizzazione scritta»
La società Caroli Global Service, che gestisce l’ippodromo Sigismondo Martini, respinge l’accusa di aver utilizzato senza permesso il logo del Masaf. Gli organizzatori sostengono di aver ricevuto un’autorizzazione scritta e ricostruiscono una sequenza precisa.
Il 23 luglio la Direzione generale ippica avrebbe chiesto alcune modifiche grafiche alla locandina. La società afferma di averle apportate e di aver poi ricevuto, l’11 agosto, una comunicazione via pec che autorizzava l’impiego del materiale aggiornato. La diffida sarebbe arrivata soltanto il 13 agosto, a ridosso della manifestazione.
La società ha comunque rimosso immediatamente il logo per evitare che la disputa compromettesse il Premio Città di Corridonia. Ha inoltre precisato che nessun finanziamento pubblico destinato all’ippodromo è servito a pagare Corona e che le spese promozionali provenivano esclusivamente da risorse private.
Resta dunque una battaglia sulle autorizzazioni che il ministero e gli organizzatori ricostruiscono in modo diverso. Per Corona, però, la controversia amministrativa conta soprattutto come detonatore mediatico.
Dal processo con Meloni alla possibile discesa in campo
Le voci su un futuro politico di Fabrizio Corona circolano da tempo. In passato si è parlato di candidature e della possibile nascita di un movimento. A Corridonia, però, l’ex fotografo ha alzato la posta e ha parlato esplicitamente di un partito.
Al momento l’annuncio resta privo di contenuti concreti. Corona non ha presentato un manifesto, non ha indicato candidati e non ha spiegato se intenda davvero affrontare il percorso necessario per partecipare alle elezioni. La frase potrebbe quindi rappresentare l’ennesima provocazione studiata per occupare il dibattito pubblico.
Il tempismo, tuttavia, rivela una strategia riconoscibile. Corona collega il processo con Giorgia Meloni, la diffida del ministero e la propria presenza contestata sul palco. Poi si presenta come il bersaglio di un sistema che vorrebbe fermarlo e promette di reagire entrando direttamente nell’arena politica.
Il possibile partito nasce così, almeno sul piano mediatico, prima ancora che politico: da una polemica, da un palco e da un avvertimento. «State attenti», dice Corona. Per capire se dietro quella frase esista davvero un progetto bisognerà aspettare. Intanto ha già ottenuto il primo risultato: costringere tutti a parlarne.
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Luca Arnau
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