La prima cosa a colpire è il profumo: muschio umido e caffè turco macinato fresco, mentre i polmoni si riempiono della freschezza pungente sprigionata dall’acqua. Subito dopo si assiste invece a una scena che sembra sfuggire alle normali proporzioni del paesaggio balcanico. Davanti agli occhi appare una parete di calcare grigio chiaro che si alza per circa 240 metri, dove ai suoi piedi una massa d’acqua cristallina emerge da una grotta immensa e dà origine alla Buna, considerata una delle sorgenti carsiche più potenti d’Europa. È proprio in questo fiabesco contesto che prende vita il Monastero di Blagaj, spesso chiamato Tekija di Blagaj oppure Tekija alla sorgente della Buna.
L’edificio bianco, addossato alla montagna e affacciato sull’acqua turchese, rappresenta una delle immagini più celebri della Bosnia- Erzegovina. Ma del resto lo sguardo passa continuamente dalla sorgente alla facciata della tekija, poi sale verso l’alto fino a intercettare i resti della fortezza medievale che domina il villaggio.
Blagaj si trova a pochi chilometri da Mostar, il piccolo centro abitato che deve parte della sua fama proprio a questo complesso religioso legato al sufismo, la corrente mistica dell’Islam. E, secondo la tradizione sufi, l’ambiente circostante costituisce parte integrante della struttura religiosa. Per questa ragione acqua, roccia, sorgente, sentieri, grotte e sepolture assumono un valore simbolico all’interno di una visione cosmologica che collega natura e ricerca interiore.
Breve storia del Monastero di Blagaj
Le origini del Monastero di Blagaj affondano molto più indietro rispetto alla costruzione attuale. Scavi archeologici hanno individuato tracce di un insediamento tardoantico, mentre durante il Medioevo quest’area possedeva già una forte rilevanza culturale e religiosa. Sulla cima della falesia riposano ancora oggi i resti della città fortificata appartenuta a Stjepan Vukčić Kosača, potente nobile dell’Erzegovina medievale. La sua presenza testimonia l’importanza strategica della valle della Buna molti secoli prima dell’arrivo ottomano.
La tekija venne edificata probabilmente attorno al 1520 come luogo di raccoglimento dei dervisci. Il primo riferimento scritto certo risale al 1664 grazie al grande viaggiatore ottomano Evliya Çelebi, che descrisse un centro già famoso all’interno dell’Impero. Nel corso del tempo attraversò numerose trasformazioni, in quanto frane e crolli causati dalla parete rocciosa sovrastante provocarono danni ripetuti.
Particolarmente importante risultò il restauro ottocentesco, che introdusse elementi del barocco turco. Ancora oggi si possono osservare dettagli decorativi appartenenti a questa fase, piuttosto rara nel panorama architettonico bosniaco. La tekija ebbe una caratteristica insolita rispetto ad altri centri sufi della regione: appartenendo inizialmente all’ordine bektashi, accolse dervisci residenti in modo stabile, una situazione più vicina alla vita monastica cristiana rispetto alla tradizionale funzione delle case dervisce, generalmente utilizzate soltanto per incontri e pratiche spirituali.
Durante il XX secolo attraversò fasi difficili. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le attività dervisce subirono restrizioni e l’edificio passò sotto diverse amministrazioni. Soltanto negli anni successivi la comunità islamica locale riuscì a recuperare gradualmente la sua funzione originaria. Un vasto progetto di recupero, supportato da indagini archeologiche svolte tra il 2008 e il 2011, ha consentito la ricostruzione delle strutture storiche perdute e il recupero dell’aspetto tradizionale del complesso.
Come visitare il Monastero di Blagaj e cosa vedere
Basta seguire il corso della Buna per assistere alla comparsa improvvisa della falesia e della celebre facciata bianca affacciata sull’acqua. Da vicino l’edificio rivela una sorprendente eleganza: legno, pietra e intonaco dialogano con il paesaggio senza prevaricarlo. Linee semplici e proporzioni equilibrate trasmettono un senso di armonia che costituisce una delle sue caratteristiche più affascinanti.
All’interno si susseguono ambienti destinati alla vita religiosa e all’accoglienza dei viaggiatori. In passato il complesso comprendeva numerose strutture, tra cui una moschea con cupola, sale per l’insegnamento, spazi destinati ai pasti comunitari, cucina, hammam e camere per gli ospiti.
Particolarmente interessante risulta la semahana, la sala destinata allo svolgimento dello zikr. Questa pratica spirituale consiste nella ripetizione rituale di formule sacre e nomi divini accompagnati da peculiari ritmi respiratori. Non vi sorprenderà sapere, quindi, che ancora oggi gruppi di dervisci si riuniscono periodicamente per celebrare questi incontri religiosi.
Dalle finestre della semahana si apre una vista straordinaria sulla sorgente. Acqua e roccia diventano parte integrante della scenografia spirituale. Sopra una delle porte compare un’iscrizione che invoca l’apertura delle migliori porte da parte di Dio, un dettaglio che racconta molto della sensibilità mistica che caratterizza la tradizione sufi.
Merita attenzione anche il turbe, il mausoleo associato a Sari Saltuk, figura leggendaria dell’epoca ottomana. Secondo la tradizione il celebre mistico avrebbe chiesto che più bare venissero distribuite in territori differenti, rendendo impossibile individuare con certezza il punto della sua sepoltura. Blagaj rappresenta una delle località che rivendicano questo legame e proprio tale tradizione ha trasformato il sito in una meta significativa per numerosi fedeli.
Un altro elemento sorprendente riguarda l’antico hammam, di cui oggi restano le testimonianze di una raffinata struttura dotata di cupola traforata e di un sofisticato sistema per la distribuzione dell’acqua calda e fredda, prova dell’elevata qualità costruttiva raggiunta dagli artigiani ottomani.
Fuori dalla tekija conviene dedicare tempo alla contemplazione del paesaggio, poiché l’acqua assume tonalità che variano dal verde smeraldo al turchese intenso. Guardando verso l’alto si distinguono chiaramente i ruderi della fortezza medievale, mentre alle spalle della sorgente la grotta appare come una gigantesca apertura scavata nella montagna.
Dove si trova e come arrivare
Il Monastero di Blagaj si trova nell’omonimo, nell’Erzegovina meridionale, circa 12 chilometri a sud-est di Mostar. Raggiungerlo risulta piuttosto semplice: chi viaggia in automobile può arrivare in meno di 20 minuti dal centro di Mostar seguendo una strada ben segnalata che attraversa la valle della Neretva e i paesaggi rurali circostanti.
Collegamenti in autobus uniscono regolarmente Mostar e Blagaj. Una volta scesi alla fermata principale, servono pochi minuti a piedi per arrivare alla sorgente della Buna e al complesso religioso. Molti visitatori scelgono di includere Blagaj durante una giornata dedicata all’esplorazione dell’Erzegovina. La vicinanza con Mostar permette infatti di abbinare la visita alla celebre città del Ponte Vecchio con una tappa completamente diversa per atmosfera e ritmo.
Davanti alla Tekija di Blagaj si percepisce qualcosa che lascia a bocca aperta: natura, storia, spiritualità e architettura dialogano senza competere tra loro. La montagna protegge il monastero, l’acqua ne accompagna il racconto e il silenzio amplifica una sensazione difficile da definire.
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