Le scie bianche che attraversano il cielo dietro gli aerei potrebbero diventare uno dei nuovi fronti della lotta al cambiamento climatico. Quelle che a prima vista sembrano semplici strisce di vapore sono infatti contrails, abbreviazione di “condensation trails”, cioè scie di condensazione. In determinate condizioni atmosferiche possono trasformarsi in vere e proprie nuvole di cristalli di ghiaccio, capaci di trattenere il calore nell’atmosfera.
Ora un ambizioso progetto britannico vuole capire se l’intelligenza artificiale possa aiutare a ridurre questo effetto. Si chiama Operation Blue Skies e prevede un investimento complessivo di circa 5 milioni di sterline. L’iniziativa riunisce Google, governo britannico, Met Office, il gestore del traffico aereo National Air Traffic Services (NATS), l’Università di Cambridge e l’Imperial College London.
L’esperimento si concentrerà sullo spazio aereo di Shanwick, nella parte orientale del corridoio dell’Atlantico settentrionale. Si tratta di una delle aree più trafficate del mondo per il trasporto aereo e, secondo le stime utilizzate dal progetto, questa zona rappresenterebbe da sola circa il 5% del riscaldamento globale associato alle scie di condensazione degli aerei.
Cosa sono realmente le scie degli aerei
Le contrails si formano quando i gas caldi prodotti dai motori degli aerei entrano in contatto con l’aria estremamente fredda presente alle alte quote. Il vapore acqueo contenuto nei gas di scarico condensa e congela rapidamente, formando minuscoli cristalli di ghiaccio.

Non tutte le scie, però, hanno lo stesso comportamento.
In condizioni di aria relativamente secca, possono scomparire in pochi secondi o pochi minuti. Quando invece l’atmosfera è particolarmente fredda e umida, i cristalli di ghiaccio possono rimanere a lungo sospesi, espandersi e trasformarsi in sottili nubi artificiali.
È proprio questo fenomeno a preoccupare gli scienziati. Le nubi create o amplificate dalle contrails possono contribuire a trattenere nell’atmosfera una parte del calore che, in assenza di questo effetto, riuscirebbe a disperdersi nello spazio.
Il risultato è un ulteriore effetto di riscaldamento legato all’aviazione, distinto dalle emissioni di anidride carbonica prodotte dalla combustione del carburante.
L’intelligenza artificiale per prevedere le scie
L’idea alla base di Operation Blue Skies è relativamente semplice: se si riesce a prevedere dove una contrail particolarmente persistente potrebbe formarsi, si può cercare di evitare quella zona prima che l’aereo la attraversi.
Google utilizzerà immagini satellitari e dati relativi ai voli per individuare le aree in cui in passato si sono formate contrails. Queste informazioni saranno poi incrociate con i dati meteorologici, allo scopo di identificare le condizioni atmosferiche che favoriscono la formazione delle scie più persistenti e potenzialmente più dannose dal punto di vista climatico.
Il sistema dovrebbe quindi produrre delle previsioni sulle zone dell’atmosfera nelle quali sarebbe meglio evitare il passaggio degli aerei.
Le informazioni saranno trasmesse a NATS, che gestisce il traffico aereo britannico. I controllori potranno eventualmente indicare ai piloti una quota alternativa.
La modifica prevista, nella maggior parte dei casi, non dovrebbe comportare una vera e propria deviazione della rotta. L’ipotesi è soprattutto quella di modificare l’altitudine di volo di circa 2.000 piedi, poco più di 600 metri.
Si tratta di un tipo di variazione che gli aerei effettuano già normalmente per evitare turbolenze, maltempo o altre condizioni problematiche. Per i passeggeri, dunque, l’operazione dovrebbe risultare sostanzialmente impercettibile.
Un esperimento su 10.000 voli
Il progetto durerà 30 mesi. I test saranno effettuati durante alcune serate e notti degli inverni 2026-2027 e 2027-2028, quando il traffico aereo sull’area interessata è più contenuto.
Nel complesso, circa 10.000 voli dovrebbero attraversare lo spazio aereo interessato durante i periodi di sperimentazione. Solo una parte di questi, tuttavia, dovrebbe avere bisogno di modificare la propria quota per evitare le aree considerate a rischio di formazione delle contrails.
Secondo i responsabili del progetto, l’obiettivo non è rivoluzionare il funzionamento del traffico aereo, ma introdurre piccoli aggiustamenti all’interno delle procedure già esistenti.
Il problema del carburante
C’è però una questione tutt’altro che secondaria. Se un aereo modifica la propria quota, potrebbe consumare più carburante. E quindi produrre più emissioni di CO2.
La domanda è inevitabile: evitare una scia che riscalda l’atmosfera rischia di generare comunque un danno climatico attraverso il maggiore consumo di carburante?
I promotori del progetto sostengono che il beneficio potrebbe essere superiore al costo.
Secondo Paul Hodgson, responsabile tecnico di Google per l’operazione, le sperimentazioni precedenti indicano che l’aumento del consumo di carburante necessario per evitare le contrails sarebbe molto contenuto rispetto al beneficio climatico ottenuto.
Le stime citate parlano di una penalizzazione in termini di CO2 inferiore all’1% rispetto all’impatto climatico attribuito alle contrails.
Le simulazioni realizzate per Operation Blue Skies indicano inoltre che una deviazione completa attraverso lo spazio aereo di Shanwick potrebbe richiedere circa 100 chilogrammi di carburante aggiuntivo per ogni aereo interessato.
Esperimenti precedenti condotti a livello di singole compagnie aeree avrebbero già ottenuto riduzioni nell’ordine del 60-70% nella formazione o nell’effetto riscaldante delle contrails, secondo Hodgson.
Quanto pesano davvero le contrails sul clima?
La questione scientifica è particolarmente interessante perché il peso esatto delle contrails sul riscaldamento provocato dall’aviazione è ancora oggetto di analisi.
Hodgson ha spiegato che esiste una certa incertezza sulle cifre precise, ma che la comunità scientifica considera ormai il fenomeno un problema tutt’altro che marginale.
Secondo le stime citate nel progetto, il riscaldamento provocato dalle contrails potrebbe essere responsabile di circa un terzo dell’effetto climatico complessivo dell’aviazione.
La cifra deve essere interpretata con cautela, perché il contributo delle scie dipende fortemente dalle condizioni atmosferiche, dalla quota, dal tipo di aereo e dalla durata delle nubi di ghiaccio che si formano.
Proprio per questo Operation Blue Skies assume anche un valore scientifico: uno degli obiettivi sarà raccogliere dati reali e verificare quanto le previsioni dell’intelligenza artificiale siano effettivamente accurate.
Il paradosso dell’aviazione
Il progetto arriva in un momento delicato per il settore. Il governo britannico sta infatti sostenendo l’espansione degli aeroporti e una crescita della capacità del trasporto aereo.
Da una parte, quindi, si punta a rendere l’aviazione più efficiente e meno impattante; dall’altra, aumenta la domanda di voli.
Questo apre una questione più ampia: quanto possono davvero aiutare le nuove tecnologie a ridurre l’impatto ambientale di un settore destinato a continuare a crescere?
L’intelligenza artificiale può certamente migliorare la gestione delle rotte, ottimizzare i consumi e individuare condizioni atmosferiche difficili da prevedere con metodi tradizionali. Ma non elimina le emissioni prodotte dai motori degli aerei e non risolve il problema della CO2.
Anche Google, uno dei protagonisti dell’iniziativa, è contemporaneamente impegnata nello sviluppo di enormi infrastrutture informatiche e data center necessari per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale. Strutture che richiedono quantità enormi di energia e che sono a loro volta al centro del dibattito sull’impatto ambientale della rivoluzione digitale.
Un test che potrebbe cambiare il modo di volare
Il governo britannico contribuirà al programma con 2,65 milioni di sterline, mentre Google metterà a disposizione circa 1,4 milioni attraverso attività di ricerca sull’intelligenza artificiale, ingegneria e infrastrutture informatiche.
Il ministro britannico dell’Aviazione Keir Mather ha definito l’esperimento un possibile passo avanti verso un modo di volare più sostenibile, basato su piccoli cambiamenti alle rotte sull’Atlantico.
Ma il vero banco di prova arriverà con i dati.
Al termine della sperimentazione, i risultati dovrebbero essere pubblicati nella letteratura scientifica e messi a disposizione della comunità internazionale per una valutazione indipendente.
Se l’intelligenza artificiale riuscirà davvero a prevedere con sufficiente precisione le contrails più persistenti e a evitarle senza aumentare significativamente i consumi, potrebbe aprirsi una nuova strada per ridurre l’impatto climatico dell’aviazione.
In futuro, quindi, potrebbe non essere necessario vedere meno aerei nei cieli. Potrebbe essere sufficiente farli volare qualche centinaio di metri più in alto o più in basso, al momento giusto, nel posto giusto.
Una piccola modifica apparentemente invisibile ai passeggeri, ma potenzialmente importante per il clima.
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Redattore Travel
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