La scuola non può permettersi il lusso di avere paura dell’intelligenza artificiale. Ma non può nemmeno commettere l’errore opposto, dunque affidarsi alla tecnologia come se fosse una scorciatoia capace di sostituire studio, pensiero e relazione. È in questo spazio, separato da un confine molto labile, che si gioca il futuro dell’istituzione scolastica nei prossimi decenni.

Un confine che i licei italiani hanno già iniziato ad attraversare, ma senza che l’intelligenza artificiale diventi, almeno per ora, una nuova materia da mettere in orario. Il 2026-2027 sarà soprattutto un anno di transizione, sperimentazione e progressivo adattamento: l’IA potrà essere utilizzata in modo trasversale nelle attività didattiche, secondo le Linee guida adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con il DM 166/2025 e dal nuovo quadro europeo delineato dall’AI Act, mentre il nuovo impianto delle Indicazioni nazionali per i licei, che prevede un inserimento organico e trasversale dell’intelligenza artificiale, è destinato a trovare applicazione dall’anno scolastico 2027-2028.

È dunque una trasformazione che è già cominciata, ma che non si esaurisce nell’introduzione di nuovi strumenti digitali. L’obiettivo è costruire una scuola capace di utilizzare l’IA senza subirla, trasformandola in un’occasione per rafforzare proprio quelle competenze che una tecnologia in grado di generare testi, immagini, risposte e soluzioni rischia di indebolire. Comprendere come funziona un algoritmo, interrogarne le risposte, verificarne le fonti, riconoscerne errori e limiti diventano così parte integrante dell’apprendimento.

La prospettiva delineata dal MIM è quella di un’IA da governare in maniera consapevole, sicura, etica e responsabile, non di una tecnologia da accogliere con entusiasmo acritico. Una distinzione che porta con sé una domanda decisiva: come utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare l’apprendimento senza rinunciare al pensiero critico, alla relazione educativa e all’autonomia dello studente?

È da questa domanda che parte la riflessione di Rosanna Rizzo, dirigente scolastica del liceo scientifico Scorza di Cosenza, che guarda all’ingresso dell’IA nella scuola soprattutto come a una questione culturale e didattica. «L’intelligenza artificiale entra a scuola assolutamente non per sostituire il docente, ma per rafforzare l’apprendimento». Non una scorciatoia, dunque, e nemmeno una disciplina aggiuntiva, ma uno strumento da inserire dentro un modo diverso di fare didattica.

«Il vero cambiamento – spiega Rizzo – deve essere di tipo culturale e soprattutto di tipo didattico». Per questo utilizzare un sistema di IA per scrivere un tema e consegnarlo come proprio «non è innovazione, perché significa semplicemente sostituire il lavoro del ragazzo con quello di una macchina». L’utilizzo realmente formativo comincia invece quando lo studente viene chiamato a confrontarsi con ciò che l’algoritmo produce: verificare una fonte, individuare un errore, mettere a confronto interpretazioni diverse, controllare un procedimento matematico, simulare un colloquio o costruire una prima ipotesi di ricerca.

«Se chiediamo allo studente di confrontare il proprio testo con quello prodotto dall’intelligenza artificiale davanti al docente – aggiunge la dirigente – facendo in modo di individuare gli errori, verificare anche le fonti, magari correggere, spiegare le proprie scelte, allora sì che l’intelligenza artificiale diventa uno strumento potentissimo per imparare ad imparare».

L’IA non deve pensare al posto degli studenti

È qui che si misura la differenza tra una scuola che semplicemente utilizza una tecnologia e una scuola che la trasforma in uno strumento educativo. «La differenza fondamentale – osserva Rizzo – è far sì che i ragazzi possano pensare meglio, non far sì che l’intelligenza artificiale pensi al posto loro». Il rischio più serio, infatti, non coincide soltanto con il copia-incolla di un testo generato da una macchina. È la possibilità di delegare all’algoritmo attività cognitive che la scuola dovrebbe continuare ad allenare ogni giorno: leggere, comprendere, argomentare, risolvere problemi, scrivere e formulare giudizi.

«Dobbiamo insegnare come ragionare in un mondo nel quale le macchine sono in grado di generare risposte – afferma la dirigente – ma dobbiamo sempre essere noi a dominare la macchina».

Da qui nasce anche la necessità di una nuova alfabetizzazione, che non può essere soltanto tecnica. Gli studenti dovranno imparare a distinguere una risposta plausibile da una risposta corretta, una simulazione da una conoscenza verificata, un’opinione da un fatto. L’IA può diventare uno strumento per mettere alla prova il ragionamento, ma soltanto se quel ragionamento rimane nelle mani dello studente.

«Io non parlerei né di paura né di entusiasmo – dice Rizzo –. Parlerei di una parola molto semplice: responsabilità». Perché l’intelligenza artificiale può produrre «grandissimi benefici» oppure «danni inestimabili»: la differenza sta nell’uso che se ne fa.

E proprio la verifica diventa una competenza centrale. Una risposta generata dall’IA non può essere considerata automaticamente corretta. «Nel momento in cui io sto interrogando l’intelligenza artificiale – avverte la dirigente – quello non è oro colato». Dietro una risposta possono esserci dati incompleti, errori, informazioni non aggiornate o interpretazioni distorte. Anche la capacità di formulare una domanda, controllare ciò che viene restituito e verificarne le fonti diventa quindi parte dell’apprendimento.

«Noi dobbiamo avere persone capaci di pensare, verificare e scegliere – conclude su questo punto Rosanna Rizzo –. Questo penso che sia la cosa più importante».

Il docente resta al centro della relazione educativa

Il cambiamento non riguarda soltanto gli studenti. L’intelligenza artificiale potrà modificare anche il lavoro degli insegnanti, aiutandoli nella preparazione dei materiali, nella costruzione di esercizi con differenti livelli di difficoltà e nella progettazione di percorsi personalizzati. Ma la tecnologia non può sostituire la funzione educativa del docente.

«Un algoritmo non può capire la storia personale di ciascun ragazzo – spiega Rizzo –. Non può capire che c’è un ragazzo più portato, un ragazzo meno portato, non vede le difficoltà e le diversità di ognuno». L’apprendimento, infatti, passa anche dalla relazione, dalla fiducia e dalla capacità dell’insegnante di interpretare ciò che accade in classe.

«Il docente deve rimanere sempre la figura che dà il senso, che dà il metodo e anche la direzione dell’apprendimento», afferma la dirigente.

Per questo al liceo “Scorza” Scorza la risposta passa anche dalla formazione. L’istituto, individuato come nodo formativo per l’intelligenza artificiale, avvierà percorsi rivolti ai propri docenti, con un approccio che non sarà limitato agli aspetti tecnici.

«Non sarà solo una formazione tecnica – precisa Rizzo –. Alcuni docenti lavoreranno sulla progettazione didattica, alcuni sulla valutazione, alcuni sull’etica, alcuni sulla verifica delle informazioni».

È una fase nella quale la scuola è chiamata ad acquisire strumenti, competenze e regole prima che il nuovo quadro dei licei trovi piena applicazione. «I docenti italiani, più o meno, quando siamo investiti da situazioni particolarmente determinanti, sono in grado di rimboccarsi le maniche», osserva Rizzo, guardando alla capacità del sistema scolastico di adattarsi ai cambiamenti.

Dalla sperimentazione a una strategia complessiva

Al liceo scientifico “Scorza” Scorza, intanto, la sperimentazione guarda già oltre. Nel 2026-2027 saranno due le prime e due le seconde coinvolte in percorsi integrati con intelligenza artificiale, robotica e strategia d’impresa. L’obiettivo, però, non è lasciare queste esperienze confinate alle singole classi, ma trasformarle progressivamente in una strategia che coinvolga l’istituto nel suo complesso.

«Passare dalla sperimentazione ad una strategia complessiva – spiega Rizzo – significa soprattutto che non possiamo subire il processo, ma lo dobbiamo governare».

Governare significa anche affrontare il tema dell’equità. L’accesso agli strumenti di IA non è infatti necessariamente uguale per tutti: esistono servizi gratuiti e versioni a pagamento con prestazioni differenti. Se la qualità della tecnologia disponibile agli studenti dipendesse esclusivamente dalle possibilità economiche delle famiglie, l’IA potrebbe trasformarsi in una nuova fonte di disuguaglianza.

«Se lasciamo che l’accesso alla qualità dell’intelligenza artificiale vada a dipendere solo dalla famiglia – avverte la dirigente – rischiamo di creare una nuova forma di disuguaglianza». La scuola, per questo, deve fare dell’IA «non uno strumento di selezione, ma uno strumento di crescita e anche di inclusione».

C’è poi il tema della sicurezza. Gli studenti sono in larga parte minorenni e l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale deve quindi confrontarsi con privacy, protezione dei dati e tutela dei soggetti vulnerabili. Non basta, dunque, stabilire che l’IA può essere utilizzata: occorre definire come, quando e con quali garanzie.

«Non possiamo dire oggi utilizziamo l’intelligenza artificiale – osserva Rizzo –. Va utilizzata in modo sicuro e soprattutto proporzionato con quella che è la missione educativa, che deve rimanere sempre al primo posto».

Storia, geografia e inglese: leggere il mondo oltre il programma

La trasformazione dei licei non riguarda soltanto l’intelligenza artificiale. Nel nuovo impianto trova spazio anche la separazione tra storia e geografia, con il superamento della geostoria. Distinguere le discipline non significa però spezzare i collegamenti tra loro: al contrario, la lettura del mondo contemporaneo richiede di mettere continuamente in relazione tempo, spazio e fenomeni.

«I ragazzi devono saper confrontare le fonti – evidenzia la dirigente –, distinguere quello che è un fatto da un’opinione e andare a costruire in autonomia un giudizio». Una guerra, una crisi economica, un fenomeno migratorio, una crisi energetica o il cambiamento climatico non possono essere studiati soltanto come eventi isolati. Occorre comprenderne le radici storiche, la dimensione geografica, gli interessi coinvolti e le conseguenze. Solo così l’attualità entra in classe come strumento per imparare a interpretare il presente.

Un principio che ritorna anche nel CLIL, il Content and Language Integrated Learning. L’insegnamento di una disciplina non linguistica attraverso una lingua straniera, spiega la dirigente, non deve trasformarsi in una barriera linguistica, ma «utilizzare l’inglese come strumento per accedere a contenuti e conoscenze, proprio come l’IA».

Una scuola capace di governare il cambiamento

«Il mio obiettivo – chiude la dirigente – sarebbe quello di fare della scuola che dirigo, lo “Scorza”, una scuola capace di tenere in visione quello che è l’umanesimo, la tecnologia, la scienza, la responsabilità, l’innovazione e quindi anche il pensiero critico».

«Il nostro compito non è proteggere i ragazzi dall’intelligenza artificiale – conclude la dirigente –. Il nostro compito è prepararli a vivere dentro l’intelligenza artificiale, però con autonomia e senso critico». Il vero traguardo non sarà, allora, avere studenti semplicemente più tecnologici. Sarà formare giovani capaci di usare la tecnologia senza smettere di pensare.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Paolo Mazza

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.