Aveva raccontato di sentirsi come Dory, la piccola pesciolina di Alla ricerca di Nemo che continua a nuotare anche quando davanti compaiono gli squali. Hayden Panettiere aveva scelto quell’immagine per descrivere una vita trascorsa a rialzarsi: bambina prodigio di Hollywood, star mondiale con Heroes, protagonista di Nashville, ma anche donna costretta a combattere contro dipendenze, depressione e una relazione segnata dalla violenza.

Domenica 16 agosto qualcuno l’ha trovata priva di sensi in un’abitazione di Greenville, nella Carolina del Sud. I soccorritori hanno tentato di rianimarla, ma alle 14.32 hanno dichiarato la morte dell’attrice, appena quattro giorni prima del suo trentasettesimo compleanno.

L’autopsia non ha individuato traumi capaci di spiegare il decesso e gli investigatori, al momento, non sospettano un’aggressione. La causa della morte resta però indeterminata: saranno soprattutto gli esami tossicologici a chiarire che cosa abbia fermato il cuore di Hayden.

Il Narcan in casa e l’ipotesi dell’overdose

Le comunicazioni dei soccorritori hanno aperto immediatamente un interrogativo. Durante l’intervento gli operatori parlarono via radio di una possibile overdose e nell’abitazione risultava presente del Narcan, il nome commerciale del naloxone, farmaco utilizzato per contrastare rapidamente gli effetti potenzialmente letali degli oppioidi.

È un elemento importante, ma non ancora una risposta. La presenza del Narcan e la prima valutazione dei sanitari non dimostrano che Hayden sia morta per overdose. Gli esami tossicologici dovranno verificare l’eventuale presenza di oppioidi, alcol, farmaci o altre sostanze e stabilire se abbiano avuto un ruolo nel decesso.

Proprio la storia personale dell’attrice rende però inevitabile l’attenzione su questa possibilità. Hayden aveva raccontato pubblicamente la propria lunga battaglia contro alcol e droghe, arrivata negli anni peggiori a mettere seriamente in pericolo la sua salute.

Con lei c’era Brian Hickerson

Nella casa si trovava anche Brian Hickerson, il compagno con il quale Hayden aveva vissuto una relazione estremamente tormentata. Secondo il rapporto della polizia, tuttavia, non sarebbe stato lui a trovare per primo l’attrice: a scoprire Hayden priva di sensi su una sedia sarebbe stato Zach Hickerson, fratello di Brian, mentre quest’ultimo dormiva in un’altra stanza.

La presenza di Hickerson ha inevitabilmente riportato alla luce il passato della coppia. L’uomo era finito più volte nei guai con la giustizia per episodi di violenza domestica nei confronti dell’attrice e nel 2021 aveva trascorso 45 giorni in carcere dopo un procedimento legato alle aggressioni.

Hayden aveva successivamente riallacciato i rapporti con lui. I due erano tornati insieme anche recentemente e l’attrice era arrivata nella Carolina del Sud da Los Angeles proprio in sua compagnia il giorno precedente alla morte.

Un passato pesantissimo che, tuttavia, deve restare distinto dall’indagine attuale: la polizia non ha indicato Hickerson come sospettato, mentre l’autopsia non ha trovato segni di violenza che possano avere provocato o contribuito al decesso.

Le «pillole della felicità» quando aveva 16 anni

Dietro il mistero delle ultime ore c’è la storia di una bambina entrata nello spettacolo prima ancora di imparare a parlare. Hayden aveva appena undici mesi quando comparve nel suo primo spot. A quattro anni recitava nelle soap opera e a diciassette diventò una star internazionale grazie a Heroes.

Nel memoir This Is Me: A Reckoning aveva raccontato anche uno dei passaggi più inquietanti della sua adolescenza. Intorno ai sedici anni, prima di interviste e red carpet, qualcuno del suo entourage avrebbe cominciato a darle quelle che venivano chiamate «happy pills», le pillole della felicità. Dovevano renderla più brillante, energica e disponibile davanti alle telecamere.

Soltanto da adulta comprese quanto fosse anomalo che qualcuno intervenisse sull’umore di un’adolescente attraverso delle sostanze per ottenere una prestazione migliore. Hayden indicò proprio quel periodo come l’inizio di un rapporto con le droghe destinato a diventare sempre più distruttivo.

Negli anni successivi arrivarono alcol, dipendenze, periodi di riabilitazione e una grave depressione post-partum dopo la nascita della figlia Kaya, avuta dall’ex campione di pugilato Wladimir Klitschko. A un certo punto un medico la avvertì che, continuando in quel modo, avrebbe potuto morire.

Una vita passata a provare a ricominciare

Hayden aveva provato a farlo. Aveva affrontato otto mesi di riabilitazione, era tornata a lavorare e aveva deciso di raccontare senza sconti ciò che le era accaduto. Aveva parlato della dipendenza, della violenza subita, della depressione e della dolorosa decisione di lasciare che la figlia crescesse principalmente con il padre mentre lei cercava di rimettere insieme la propria vita.

Proprio per questo le circostanze della sua morte risultano ancora più amare. Il Narcan trovato nella casa, la possibile overdose indicata inizialmente dai soccorritori e il suo passato rappresentano tasselli di un quadro che soltanto la tossicologia potrà completare.

Per adesso rimane una certezza: Hayden Panettiere è morta a 36 anni nella casa in cui si trovava insieme all’uomo che in passato era stato condannato per averle usato violenza, ma non esiste alcun elemento che attribuisca a Brian Hickerson responsabilità nella sua morte.

Aveva trascorso quasi tutta la vita davanti alle telecamere e gli ultimi anni tentando di liberarsi da ciò che quella stessa vita le aveva lasciato addosso. Nel suo libro aveva scelto di raccontarlo prima che fossero gli altri a farlo per lei. Adesso resta da capire che cosa sia accaduto nelle sue ultime ore e, soprattutto, che cosa abbia fermato per sempre quella ragazza che continuava a ripetersi di fare come Dory: continuare a nuotare.


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Redazione Cronaca

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