I teorici delle scie chimiche possono già preparare popcorn e tastiera. Google partecipa davvero a un progetto per modificare le rotte degli aerei allo scopo di impedire la formazione di alcune scie nei cieli. Si chiama Operation Blue Skies, coinvolge il governo britannico e utilizzerà l’intelligenza artificiale per decidere quando e dove alcuni velivoli dovranno deviare leggermente dal percorso previsto.

Sembra il riassunto di una delle teorie complottiste che circolano da trent’anni su Internet. In realtà le famigerate sostanze segretamente disperse sulla popolazione non c’entrano nulla.

Il progetto riguarda le scie di condensazione, in inglese contrails, quelle strisce bianche perfettamente reali che vediamo formarsi dietro gli aerei quando le condizioni atmosferiche lo consentono. Il problema sul quale stanno lavorando ricercatori e compagnie aeree riguarda il loro effetto sul clima: alcune scompaiono rapidamente, altre possono persistere, allargarsi e trasformarsi in sottili nubi artificiali capaci di trattenere parte del calore.

Blue Skies vuole capire se sia possibile evitarne una parte semplicemente cambiando di poco il percorso degli aerei.

Google, governo britannico e università insieme per Blue Skies

Il progetto riunisce un gruppo decisamente insolito. Oltre a Google partecipano il Department for Transport britannico, il Met Office, NATS, che gestisce il controllo del traffico aereo nel Regno Unito, Contrails.org, l’Imperial College London e l’Università di Cambridge.

Il programma durerà 30 mesi e avrà un valore complessivo di circa 5 milioni di sterline. Il governo britannico contribuirà con 2,65 milioni attraverso il Department for Transport.

Google non riceverà denaro pubblico per la propria partecipazione. Il gruppo metterà invece a disposizione risorse per un valore stimato di circa 1,4 milioni di sterline, comprendenti ricerca sull’intelligenza artificiale, lavoro degli ingegneri e infrastrutture informatiche ad alte prestazioni.

L’esperimento non si svolgerà sopra Londra o qualche misteriosa installazione militare. Il laboratorio sarà direttamente il cielo dell’Atlantico.

Perché le normali scie degli aerei possono scaldare il clima

Le scie di condensazione nascono quando il vapore acqueo prodotto dalla combustione dei motori incontra aria molto fredda e sufficientemente umida alle quote di crociera. L’acqua condensa e congela intorno alle minuscole particelle presenti nei gas di scarico, creando cristalli di ghiaccio.

La maggioranza delle scie dura poco. In particolari condizioni atmosferiche, però, possono persistere per ore, allargarsi e contribuire alla formazione di nubi simili ai cirri.

Ed è qui che comincia il problema climatico.

Queste nubi artificiali interagiscono con la radiazione solare e con quella infrarossa emessa dalla Terra. Possono produrre effetti sia di raffreddamento sia di riscaldamento, ma complessivamente gli studi indicano un effetto netto di riscaldamento. Secondo le stime richiamate dal progetto, le scie persistenti rappresenterebbero una quota significativa dell’impatto climatico complessivo dell’aviazione.

Non tutti i voli, però, producono scie climaticamente importanti. E soprattutto non tutte le regioni dell’atmosfera presentano le condizioni necessarie.

È precisamente su questa differenza che punta Blue Skies.

L’intelligenza artificiale deciderà quali voli deviare

L’idea appare sorprendentemente semplice: se un aereo sta per attraversare una zona atmosferica nella quale rischia di generare una scia persistente ad alto impatto climatico, il sistema potrebbe suggerire una piccola modifica della quota o della traiettoria.

Google utilizzerà modelli di intelligenza artificiale insieme ai dati meteorologici per prevedere le aree più favorevoli alla formazione delle scie.

Il controllo del traffico aereo potrà quindi valutare se modificare leggermente il percorso di alcuni velivoli senza compromettere la sicurezza e cercando di limitare il consumo supplementare di carburante.

Ed è questo un punto essenziale. Deviare un aereo consuma potenzialmente più carburante. Se per eliminare una scia si producesse una quantità di CO₂ tale da annullare il beneficio ottenuto, l’operazione avrebbe poco senso. Il progetto dovrà quindi misurare il bilancio complessivo.

Diecimila voli all’anno sotto osservazione

Blue Skies concentrerà la sperimentazione nello spazio aereo di Shanwick, nella metà orientale del corridoio del Nord Atlantico.

È una delle grandi autostrade invisibili del traffico aereo mondiale, attraversata quotidianamente dai collegamenti tra Europa e Nord America. Secondo i promotori, quell’area rappresenterebbe da sola circa il 5% del riscaldamento globale attribuito alle scie di condensazione.

Il programma comprenderà due prove operative, ciascuna della durata di circa quattro mesi.

Durante i periodi di sperimentazione, circa 10 mila voli all’anno provenienti da centinaia di città attraverseranno lo spazio aereo interessato. Questo non significa che 10 mila aerei cambieranno rotta. Soltanto una piccola percentuale dei voli che rischierebbero di attraversare zone particolarmente favorevoli alla formazione di scie persistenti riceverà una deviazione.

Ed è proprio questa selettività a costituire il cuore dell’esperimento.

Le scie verranno semplicemente “scaricate” da un’altra parte?

La domanda viene quasi spontanea: evitando una determinata zona, l’aereo non produrrà semplicemente la stessa scia qualche chilometro più in là?

Non necessariamente.

L’obiettivo non consiste nello spostare geograficamente una scia come si sposterebbe il percorso di una strada. Le condizioni che permettono a una scia di persistere possono occupare strati relativamente limitati dell’atmosfera. Cambiare quota può quindi portare l’aereo in aria più secca o con caratteristiche differenti, dove i cristalli di ghiaccio non riescono a svilupparsi e sopravvivere allo stesso modo.

In alcuni casi potrebbero bastare modifiche relativamente piccole.

La sperimentazione servirà proprio a capire quanto queste previsioni funzionino nel mondo reale e soprattutto se i benefici climatici superino gli eventuali costi aggiuntivi in termini di carburante.

E adesso prepariamoci alle “prove definitive” sulle scie chimiche

Dal punto di vista della comunicazione, però, Blue Skies sembra costruito appositamente per regalare anni di materiale ai sostenitori della teoria delle scie chimiche.

Ci sono praticamente tutti gli ingredienti: Google, un governo, l’intelligenza artificiale, il controllo delle rotte degli aerei, misteriose regioni atmosferiche da evitare e un progetto che si chiama addirittura “Cieli blu”.

Manca soltanto un bunker sotterraneo.

La differenza fondamentale rimane quella che spesso si perde nella confusione tra scie chimiche e scie di condensazione. Nessuno ha mai negato l’esistenza delle strisce bianche lasciate dagli aerei: esistono, vengono studiate da decenni e possono influire sul clima. Ciò che manca è la prova che quelle scie costituiscano un programma segreto per disperdere deliberatamente sostanze chimiche sulla popolazione.

Blue Skies, paradossalmente, nasce proprio dal problema opposto: non vuole mettere qualcosa dentro le scie. Vuole evitare che alcune scie si formino.

Un piccolo cambiamento di rotta contro un grande problema

Se la sperimentazione funzionerà, il risultato potrebbe essere interessante perché intervenire sulle scie di condensazione presenta un vantaggio rispetto alla CO₂: il loro effetto climatico ha una durata molto più breve.

Ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’aviazione richiede nuovi carburanti, motori più efficienti e, probabilmente, trasformazioni tecnologiche che impiegheranno decenni. Evitare le scie più dannose potrebbe invece produrre effetti molto più rapidamente, utilizzando gli aerei che già volano.

Blue Skies dovrà dimostrare che tutto questo funziona non soltanto nei modelli informatici ma sopra l’Atlantico, con migliaia di voli reali, condizioni meteorologiche mutevoli e controllori chiamati a gestire uno degli spazi aerei più trafficati del pianeta.

Se ci riuscirà, un giorno alcuni voli tra Europa e America potrebbero salire o scendere di quota semplicemente perché un algoritmo ha previsto che, passando qualche centinaio di metri più in alto o più in basso, lasceranno dietro di sé un cielo un po’ più blu.

E a quel punto spiegare su Facebook che non è la prova dell’esistenza delle scie chimiche potrebbe diventare la parte più difficile dell’intero progetto.


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Luca Arnau

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